Nel giorno in cui il Segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha lanciato un appello alla comunità internazionale perché dichiari “lo stato di emergenza” per i cambiamenti climatici, il governo italiano ha confermato il suo impegno ad arrivare a nuovi accordi che puntino a invertire la rotta. Lo ha detto lo stesso presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, al Climate Ambition Summit 2020: “Come presidente del G20 e partner della Gran Bretagna per la Cop26, l’Italia è impegnata a dare un contributo importante allo sforzo comune” di sviluppare “accordi ambiziosi e lungimiranti” nel quadro delle conferenze di Rio su clima, biodiversità e desertificazione, ha detto il premier. E il primo passo sarà l’impegno a “donare 30 milioni di euro” all’Adaptation fund delle Nazioni Unite per aiutare i Paesi “più vulnerabili”: “L’impatto della pandemia sui nostri sistemi economici e sociali non dovrebbe diminuire la nostra determinazione”, ha detto.

Proprio oggi Guterres, intervenuto al summit di Londra per il rilancio degli accordi di Parigi, era tornato a fare pressione sulla comunità internazionale riguardo all’esigenza di un cambio di marcia in materia di salvaguardia dell’ambiente, arrivando a chiedere la dichiarazione di “stato d’emergenza” e ribadendo la necessità di sforzi importanti per raggiungere l’obiettivo di abbattere le emissioni del 45% entro il 2030 rispetto ai livelli del 2010.

Il Segretario generale ha avvertito che gli attuali impegni delle Nazioni sono “tutt’altro che sufficienti” per limitare l’aumento della temperatura a 1,5 gradi: “Se non cambiamo rotta, potremmo essere diretti a un aumento catastrofico della temperatura di oltre 3 gradi in questo secolo”, ha aggiunto. “Questo è il motivo per cui oggi invito tutti i leader mondiali a dichiarare lo stato di emergenza climatica nei loro Stati fino al raggiungimento della neutralità delle emissioni. I paesi del G20 stanno spendendo il 50% in più nei loro pacchetti di salvataggio su settori legati ai combustibili fossili che all’energia a basse emissioni di carbonio. Questo è inaccettabile. Non possiamo usare queste risorse per bloccare politiche che gravano sulle generazioni future con una montagna di debiti su un pianeta distrutto”.

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