“Bisogna guardare in avanti e recuperare tutti credibilità. Perché il danno, in caso contrario, è comune ed è per l’intero ordine giudiziario e si misura in termini di credibilità dell’istituzione e di affidabilità dell’istituzione”. Il neo eletto presidente dell’Associazione nazionale magistrati Giuseppe Santalucia appartiene ad Area la corrente di sinistra delle toghe. “Senza coprire ciò che è stato pensiamo a ricostruire un maggiore tessuto etico di tenuta nei comportamenti dei magistrati” dice la toga con un chiaro riferimento allo scandalo che ha travolto alcuni magistrati coinvolto nel Palamara. “Non avremo distrazioni” sul fronte dell’azione sindacale dell’Anm, che “è un momento importantissimo che non esaurisce l’in sé dell’Associazione ma è certamente un fronte che è stato già attenzionato nella precedente presidenza. In quel solco io cercherò di agire dando il giusto valore alle questioni sindacali – aggiunge -, interpretandoli in un quadro più ampio della difesa dei valori della giurisdizione che sono quelli che la Costituzione ha delineato“.

Il candidato di Area però era il numero uno uscente, Luca Poniz, che ha ritirato la sua candidatura perché Magistratura indipendente, la corrente moderata di destra, si opponeva al suo nome. L’Anm, ha detto Poniz intervenendo alla riunione del parlamentino, dopo una pausa dei lavori seguita alla proposta del suo nome, “oggi deve avere una guida che deve essere la più autorevole, la più alta e qualificata e nessuno può farlo se c’è un rifiuto personale“. Quindi, ha aggiunto riferendosi all’opposizione di Magistratura indipendente al suo nome, “se quello di Mi è un discorso politico e se la politica che individuano nella discontinuità e nel rinnovamento è affidata ai simboli, allora i simboli devono essere tanti, tutti quelli che hanno avuto un ruolo nella precedente associazione. Area che ha 11 eletti, non coincide con la mia persona, tutti quelli che hanno a che fare con quella stagione si fanno da parte, io, Silvia Albano o Giovanni Tedesco, ma lo stesso vale per Ugo Scavuzzo, Antonio Sangermano, Enrico Infante, per le ragioni simboliche che sono associate a una stagione che è da chiudersi definitivamente”. “Anche voi – ha ammonito Poniz – dovete mettere in campo opzioni, è il metodo che avete chiesto e che noi accettiamo non condividendolo. Siamo in 36, non ci sono designati, ma se ne devono trarre tutte le conseguenze e chiunque entrerà in giunta si assumerà l’impegno nei confronti di tutta la magistratura, che è stanca di vedere gente che usa l’Anm per fare carriera: chi si candida deve giurarlo come patto politico, questo pretendiamo oggi. Alle elezioni di ottobre mi sono candidato solo per spirito di servizio. Ho a cuore l’Anm e per questo non tollero di essere considerato un problema. Trovo che chi ha fatto questa operazione sia indecente e se ne assume la responsabilità, io starò nel comitato direttivo centrale perché me lo hanno chiesto gli elettori”.

A Poniz hanno replicato i due esponenti di Magistratura Indipendente chiamati in causa, Antonio Sangermano ed Enrico Infante. “Nei confronti di Poniz non c’è stato né ci potrà mai essere un veto personale. Non esistono veti personali, è stata fatta un’analisi politica, che può essere giusta o sbagliata ma che è stata espressa in maniera chiara“, ha assicurato Sangermano, spiegando la posizione di Mi. “Noi abbiamo rilevato forti contraddizioni nel percorso della precedente giunta Poniz ha gestito una contingenza tragica, nessuno vuole negare l’impegno profuso, né l’impegno di Area. Abbiamo ritenuto che la precedente giunta non abbia affrontato con coerenza il percorso di rinnovamento. Io e altri – ha chiarito – non possiamo essere assimilati al ruolo che ha avuto Poniz nell’Anm perché Poniz ha guidato la giunta della transizione e lo ha fatto con un percorso che non abbiamo condiviso. Sebbene ritengo che il veto nei miei confronti sia infondato e forse anche su basi ritorsive, lo accolgo: non avevo intenzione di entrare in nessuna giunta, sto bene nel cdc a ragionare e a confrontarmi”.

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