Aveva un grande talento Valentina Pedicini, scomparsa stanotte a soli 42 anni a causa di una grave malattia. Forse poco nota al grande pubblico, la regista nata a Brindisi nell’aprile del ’78 aveva conquistato la critica e le platee festivaliere internazionali con alcune opere molto estreme, sintomo di uno sguardo diverso, attento alla condizione della donna, ma soprattutto a tutto quanto normalmente sfugge alle masse, e chiaramente da scoprire e sviluppare negli anni a venire. Ma quegli anni “a venire”, purtroppo, non arriveranno per lei, diplomata con lode in regia presso la Zelig International School of Documentary Film, capace di infilare premi e menzioni agli appuntamenti più prestigiosi con poco più di una manciata di titoli, ciascuno portatore di visioni così radicali da incidere nella memoria.

Ad esempio come scordare il senso di inquieta claustrofobia vedendo il documentario Dal profondo (2013), che racconta dell’ultima minatrice italiana accompagnandola nell’oscurità a 500 mt di profondità dentro la terra, laddove tutto cambia significato, a partire dalla dimensione spazio/temporale. Il film aveva vinto il Premio Solinas, la Festa di Roma, il Nastro d’Argento e la candidatura al David. E ancora come non rimanere sconvolti dal bianco e nero del doc Faith (2020) selezionato all’IDFA di Amsterdam e poi alla scorsa Berlinale, un viaggio straordinario nel mondo parallelo dei Guerrieri della Luce sulle colline marchigiane: un luogo fuori dal Tempo che racconta un universo incredibile se non fosse perché Valentina l’ha visitato e documentato in prima persona. Nel 2017 Pedicini aveva portato alle Giornate degli Autori veneziane il suo primo film di finzione, Dove cadono le ombre, anche’esso ambientato in un universo alieno e alienante, un rimosso della Storia più crudele fatta di torture e ingiustizie che ruota attorno al tema dell’eugenetica.

Commuove – e per questo è giusto riportarlo – il saluto della produttrice Donatella Palermo che le aveva prodotto Faith: “Oggi Valentina non c’è più. Questa appena trascorsa è stata la sua ultima notte. È difficile da accettare. Penso al suo film Dal Profondo: comincia con una discesa nell’oscurità della terra, un’immagine che si fa sempre più buia e una voce di donna che dice: ‘Respira, respira piano, non aver paura; presto i tuoi occhi si abitueranno al buio’. E alla fine del film una donna cammina sull’orizzonte e appare una scritta: E non so passare ora a nuoto la notte | ho fatto qualcosa contro la paura | mi sono seduta a scrivere | per chi vorrà sedersi. Ecco, Valentina non ha passato la notte, ma ha scritto i suoi film. Noi possiamo sederci a guardarli e qualcosa di lei c’è ancora. “E la notte adesso fa meno paura” (da Faith)”.

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