Un calo del fatturato del 97% rispetto allo scorso anno, uno scenario di crisi che durerà almeno fino a maggio 2021, 327.000 (dati Inps) professionisti che ad oggi non hanno alcun inquadramento, con il 27% di loro che ha dovuto lasciare, forse per sempre, il settore della musica live per trovare un altro lavoro e sfamare le proprie famiglie. Sono solo alcuni dei numeri drammatici che abbiamo raccolto e che fotografano le gravissime condizioni in cui versano i lavoratori fragili dello spettacolo. Gli ultimi Dpcm hanno sospeso le attività di teatri e cinema, quindi non sarà possibile nemmeno prevedere gli show al chiuso da massimo 200 persone (Francesco De Gregori, per fare un esempio, ha dovuto annullare già diversi giorni fa i suoi show di dicembre al Teatro Dal Verme di Milano). E ancora una volta tanti lavoratori rimarranno a casa. Una decisione che da subito ha spiazzato il settore dal momento che, dati Agis alla mano, nel periodo che va dal 15 giugno (giorno della riapertura dopo il lockdown) ad inizio ottobre su 347.262 spettatori in 2.782 spettacoli tra lirica, prosa, danza e concerti, si è registrato 1 solo caso di Covid-19. Per questo alcune sigle che rappresentato i lavoratori con diverse iniziative (da Bauli in Piazza a La Musica che Gira) hanno chiesto urgentemente di aprire i tavoli tecnici per ridiscutere tutto il sistema. Il ministro Franceschini mette le mani avanti: “In questi mesi stanziati 1 miliardo e 200 milioni per cinema e spettacolo dal vivo”. Ma, nello specifico, per il settore dei live da marzo ad oggi sono stati stanziati 32 milioni di euro e, secondo, Bauli in Piazza a La Musica che Gira, non bastano.

MAURIZIO CAPPELLINI (DIRETTORE DI PRODUZIONE): “IL 27% DEI PROFESSIONISTI DELLA MUSICA LIVE HA ABBANDONATO IL LAVORO”

Maurizio Cappellini, di mestiere Direttore di Produzione di concerti, tesoriere dell’associazione Bauli in Piazza, ha incontrato il ministro Franceschini per esporre una serie di interrogativi e soluzioni da sviluppare per sostenere il settore. “Ci siamo incontrati e abbiamo deciso di istituire questo tavolo che dovrebbe coinvolgere anche altri ministeri, tra cui quello del Lavoro, affinché si possano mettere sul tavolo tutti i problemi. – ci racconta – Il tavolo sarà diviso in tre parti. Il primo affronterà subito le questioni legate ai sussidi necessari per il settore di qualunque categoria (partite Iva, intermittenti, contratti atipici etc); un secondo tavolo sarà invece di lungo respiro per una riforma organizzata della previdenza sull’intero settore; il terzo tavolo, che sarà più coinvolgente, apre a nuovi modelli e protocolli di ripartenza per gli spettacoli sia al chiuso che all’aperto. Uno dei punti focali e fondamentali della questione è che siano coinvolti ai tavoli professionisti e persone che conoscano bene la situazione dei lavoratori dello spettacolo, perché possano dare una mano e aiutare a far capire ai vari ministeri coinvolti il quadro completo del nostro settore. Uno dei problemi del nostro settore è, da sempre, che non ha purtroppo una contrattualistica nazionale, per non parlare della situazione delle partite Iva.”.

Il ministro dichiara di aver sostenuto 70mila lavoratori dello spettacolo, ma i dati INPS parlano di 327.000 professionisti che ad oggi non hanno alcun inquadramento e sono rimasti senza alcuna risposta. “Non sono uno che drammatizza ma un dato è certo: il 25% dei professionisti del settore della musica live ha abbandonato questo lavoro e non sapremo se mai ricominceranno a farlo. – afferma Cappellini – Uno degli aspetti più complicati della vicenda è il non sapere quando sarà la fine di questa pena e quando e se riprenderanno gli spettacoli dal vivo. Quotidianamente entro in contatto con persone disperate, perché l’Inps non riconosce le tutele ad alcune figure professionali che non possono far valere le loro posizioni perché non ‘inquadrate’, questo vale soprattutto per gli intermittenti. Tutta questa situazione sta devastando il mercato perché questi professionisti non sono sostituibili facilmente. Noi facciamo esperienza sul campo per anni, ci formiamo, e non è un caso che le nostre professionalità in questo settore siano riconosciute in tutto il mondo. Inoltre, la ripartenza non sarà immediata e per questo abbiamo chiesto al Ministero di prolungare lo stato di emergenza anche tre mesi dopo la fine della pandemia, per un ristoro prolungato. Quando finirà tutto, di certo non ci daremo facilmente appuntamento al Forum di Assago o davanti al Teatro Nazionale di Milano per riprendere a lavorare. La ripartenza purtroppo sarà graduale e non affatto facile”.

Oltre il danno economico c’è anche quello sociale e psicologico: “Da più di nove mesi c’è gente che non lavora e non credo che nei prossimi tre-quattro mesi la situazione cambierà. Ci sono professionisti che non sanno cosa fare nella vita con moglie e figli a carico. Il nostro è un lavoro di squadra: una crew è formata da 80 persone in media, si creano rapporti di solidarietà, legami personali, fiducia reciproca. Tutto questo è venuto a mancare all’istante. Siamo i primi ad aver chiuso tutto. Si è buttato tutto via d’un tratto, ci sono anche persone che dopo 40 anni di attività in giro per l’Italia e il mondo si sono ritrovate a casa, fermi”.

Alcuni artisti si mobilitano, Fedez ha annunciato un grande progetto per sostenere i lavoratori dello spettacolo, cosa che hanno già fatto anche i Music Awards e il concerto-evento ‘Heroes’ a settembre. “Queste sono iniziative private mosse in buona fede perché di questo tratta e sono sempre ben accette, ci mancherebbe. – racconta – Chiaramente non ho mai considerato il sostegno dell’iniziativa privata come il modo unico e risolutivo per sostenere il settore perché naturalmente ci vogliono interventi strutturali e seri da parte del Governo. Sulle iniziative private poi bisogna capire a chi vanno questi soldi, come sono giustificati e quanti ne arrivano alla fine. Allora dico che preferisco iniziative come quella di Elisa di questa estate che ha fatto lavorare tante persone per il suo tour, senza intascare un euro. So che comunque diversi artisti privatamente hanno sostenuto la propria crew, giustamente dando una mano a persone a loro più vicine, ma non è pensabile sostentare così tutte le persone che lavorano dietro a ogni live. Comunque, sono iniziative anche queste più che apprezzabili”.

In tutto ci sono 147 sigle che rappresentano i lavoratori dello spettacolo, forse tante, troppe. Sarebbe opportuno andare tutti assieme a parlare con il Ministero. “Certamente sarebbe utile avere tutti un unico obiettivo – conferma -. Bauli in Piazza ha acceso il problema e siamo perfettamente consci che sarebbe opportuno se ci unissimo tutti, stiamo lavorando per avere una unica confederazione. Siamo allineati con Assomusica che rappresenta i promoter e ci sentiamo quotidianamente con loro, siamo tutti uniti per un tavolo della ripartenza. L’unico modo per uscirne è unirci, anche perché dopo trent’anni riformare un sistema non è semplice ed è importante mettere assieme tutte le forze in campo”.

Il Ministero ha diramato una comunicazione in cui parla di tutele e indennità speciali per intermittenti e lavoratori dello spettacolo, sostegno a interpreti, autori ed esecutori per un totale di 350milioni di euro da marzo ad oggi. “I 350 milioni per i lavoratori sono insufficienti e come definisce la norma stessa sono speciali, quindi non strutturali, servono a dare solo un’altra una tantum. – conclude Cappellini – Per di più, se i criteri rimangono gli stessi del recente passato, restano esclusi soprattutto le partite Iva che pur non essendo contributori ex Enpals vivono di spettacolo come altri. Come al solito, i ‘favoriti’ sono i teatri che già accedono al Fus, che sono autorizzati a distribuire anche ai lavoratori non dipendenti, per i quali esiste la cassa integrazione, ma non vi è traccia o certezza che ciò avvenga, piuttosto alcuni preferiscono saldare i debiti. In sintesi, la visione è ancora miope e insufficiente rispetto i lavoratori dello spettacolo”.

ANNARITA MASULLO (EVENT MANAGER): “FRANCESCHINI PARLA DI 1 MILIARDO E 200 MILIONI STANZIATI, MA A NOI SOLO LE BRICIOLE”

Annarita Masullo è co-fondatrice di The Goodness Factory e Off Topic a Torino, nonché portavoce de La Musica Che Gira. “Il flash mob dello scorso giugno in Piazza Duomo con gli artisti ha avuto il merito di aprire il tavolo tecnico con il Ministero della Cultura per ottenere la convocazione degli Stati Generali della Musica – ci racconta Annarita – e nell’immediato un fondo di 10 milioni per la musica dal vivo. In seguito alle nuove chiusure, con il Ministero si è concordato di trasformare in ristoro, con ‘premi’ per chi dal 15 giugno al 25 ottobre ha tentato di ripartire, anche il fondo ulteriore di 10 milioni per la ripartenza, poiché ripartenza vera non c’è stata. La verità è che da ora in poi ci dobbiamo muovere con una visione globale per il futuro. Perciò è importante aprire tre piani di discussione, impresa, terzo settore e lavoratori, facendo sì che le varie sigle convergano verso un unico obiettivo. Da parte nostra ci deve essere lo sforzo di non andare in mille dal Ministero affinché si possa fare un tavolo tecnico unico sulla Musica. Non ci interessa mettere il capello sulle iniziative ma far sì che gli interlocutori istituzionali conoscano definitivamente i problemi reali del settore”.

“Quando il ministro per rispondere alle polemiche sulla chiusura dei cinema e dei teatri, afferma che dobbiamo mettere la salute al primo posto, rispondiamo che siamo consapevoli delle priorità. – continua Annarita – Ma noi non stiamo parlando con il ministro della Salute bensì con quello della Cultura. Un ministro che dovrebbe rappresentarci tutti e spiegare al Paese chi siamo. Invece le sue affermazioni vanno nella direzione di ritrarci come bambini che si lamentano perché ci hanno chiuso il parco giochi. Iniziamo col dire che il ministro quando parla di cinema e teatri dovrebbe anche aggiungere i live club alla lista di chi ha dovuto chiudere. Diversi club hanno chiuso definitivamente, perché non sono riusciti a sostenere i costi dal primo lockdown, non è un capriccio, sono dati di fatto. I lavoratori della cultura stanno cambiando lavoro pur di sostenere spese e costi per sopravvivere. Tutto questo determinerà inevitabilmente una dispersione di conoscenza che annienterà ogni possibile ripartenza”.

A proposito dei bonus di questa primavera: “Molti hanno avuto i bonus, ma non tutti. Bisogna fare attenzione agli slogan necessari nella comunicazione politica: quando il ministro dice che per lo spettacolo sono stati stanziati 1 miliardo e 200 milioni di euro, no, che come settore, su una cifra così importante, ne abbiamo ricevuti meno di 40 milioni, quantomeno vorremmo capire perché e quali sono davvero le logiche di sostegno”.

Il futuro è dietro l’angolo e non c’è tempo da perdere: “Noi facciamo sicuramente autocritica, perché per anni ci siamo crogiolati in un castello dorato tra applausi e luci. Poi è arrivata una tempesta che ci ha dimostrato drammaticamente che il castello era bellissimo, ma fatto di sabbia. Oggi siamo consapevoli più che mai che, insieme all’immediata azione per sostenere l’emergenza, siano urgenti e fondamentali la riforma strutturale del settore e la sua mappatura, anche per riconoscere e valorizzare le diverse figure professionali che oggi non hanno alcuna tutela e senza le quali lo spettacolo dal vivo non va in scena”.

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