L’ex manager di Autostrade, Michele Donferri Mitelli, percepisce l’indennità di disoccupazione (la Naspi) pur continuando a lavorare per una società collegata ad Aspi. E il 25 giugno 2018 scrisse un messaggio a un altro manager di Autostrade, Paolo Berti, spiegando che i cavi del viadotto Polcevera “sono già corrosi“. Il Morandi crollò meno di due mesi dopo, il 14 agosto, provocando la morte di 43 persone. E Berti cancellò quel messaggio, mandato su Whatsapp. Sono altre circostanze legate ai due ex manager di Aspi che emergono dalle carte dell’inchiesta della procura di Genova sulle criticità – in termini di sicurezza – delle barriere fonoassorbenti montate sulla rete autostradale. Il gip Paola Faggioni ha disposto per Donferri e Berti gli arresti domiciliari e nel motivare le esigenze cautelari ha ricostruito anche questi due episodi.

Dall’ordinanza emerge infatti che, dopo il licenziamento, Donferri ha iniziato a percepire la Naspi, ovvero il sussidio erogato dall’Inps per chi è disoccupato. I militari delle fiamme gialle hanno però scoperto che nel frattempo Donferri ha iniziato a lavorare per la società Polis Consulting srl, collegata ad Aspi. Dal tenore delle conversazioni tra Donferri e gli ingegneri della società Polis
Consulting, spiega il giudice, “emerge come l’indagato stia prestando effettivamente attività lavorativa presso tale società”. In particolare viene citata una conversazione in cui l’ex manager di Autostrada parla di orari e giorni della settimana in cui deve essere presente nell’ufficio della società di Pomezia, che a febbraio scorso stava eseguendo lavori in alcune gallerie sulla rete gestita da Autostrade. Il 17 febbraio, ricostruisce sempre il giudice, Donferri in un’altra conversazione manifesta anche “preoccupazione” per la sua attività professionale in contrasto con la sua posizione contributiva. Anche sulla scorta di questi comportamenti, sostiene quindi il gip, l’ex dirigente è in grado di inquinare le prove e di reiterare i reati.

“I cavi del Morandi sono corrosi“: l’ammissione risale al 25 giugno 2018, un mese e mezzo prima del crollo, ed è anche questa nel telefono di Donferri. Viene citata nell’ordinanza però in riferimento al comportamento di un altro ex manager di Autostrade, Paolo Berti. La conversazione tra i due viene scoperta dai finanzieri durante le perquisizioni effettuate dopo la tragedia, in data 22 agosto 2018. L’analisi delle chat di WhatsApp ha evidenziato che Berti, nei giorni immediatamente successivi al crollo, ha cancellato 11 messaggi scambiati con Donferri appunto il 25 giugno precedente. In quella chat, secondo quanto ricostruito dal gip, Berti propone di iniettare aria deumidificata nei cavi del viadotto Polcevera per togliere l’umidità. Donferri, si legge, “risponde che i cavi sono già corrosi“. La replica è: “Sti cazzi, io me ne vado“. Messaggi che poi spariscono dal cellulare di Berti e che vengono ritrovati solo grazie all’analisi forense. “Si tratta chiaramente di un’ulteriore condotta che colora in senso estremamente negativo la personalità dell’indagato”, scrive il giudice Giuffrida, e che “costituisce ulteriore conferma della sua capacità di inquinamento probatorio“. Da qui, per il giudice, la necessità degli arresti domiciliari.

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