di Massimo Selmi

Da un po’ di anni in Italia si sta consumando lo scontro tra maggioranza e opposizione. Un conflitto che sta nella normalità delle cose, poiché mai maggioranza e opposizione sono state unite, o forse sarebbe meglio dire quasi mai. Infatti, in passato, abbiamo già assistito a questo rapporto incestuoso. Non possiamo infatti dimenticare i governi di “coalizione antifascista”, dal ‘45 al ‘47, o i governi del “compromesso storico” dal ‘76 al ‘79.

Nasce quindi spontanea la domanda se, in un momento così difficile come quello attuale, abbiamo di nuovo la necessità di un governo di coalizione. In verità non è indispensabile, ma abbiamo sicuramente bisogno d’unità d’intenti. Questa fase ci ricorda quel momento in cui due genitori, ormai separati da tempo, si scontrano sull’affidamento dei figli e sull’assegno di mantenimento. Penso a due genitori divisi dopo anni di convivenza: probabilmente si detestano e fanno di tutto per conquistare la fiducia e l’amore dei propri figli, a discapito dell’altro genitore. Forse ci sono sgarbi reciproci, e li possiamo anche comprendere: nella loro storia ci sarà stato più di un motivo che li ha allontanati.

Ma nel momento del dramma, magari la malattia grave del figlio, i due si ritrovano davanti ad un letto d’ospedale a decidere cosa fare: tentare un’operazione chirurgica piuttosto che proseguire con una terapia farmacologica, entrambe con risvolti sia positivi sia negativi. In quel momento i due genitori, dopo anni di rivalse, discutono tra loro, litigano, si confrontano, ma finalmente decidono per una strada comune. E lo fanno per amore. Non per amore dell’ormai ex compagno, ma del proprio figlio.

Per uno specifico periodo mettono da parte rancori sedimentati, invidie e vecchi ricordi non certo positivi, e scelgono di percorrere una strada comune per il bene di chi amano. Forse una strada non condivisa, ma accettata per amore del figlio, anche se sanno entrambi che forse si ritroveranno tra qualche mese davanti ad un giudice, ad esprimere le proprie ragioni per ottenere l’affidamento in esclusiva piuttosto che la revisione dell’assegno di mantenimento.

mettere da parte le polemiche politiche”[/box_correlati]

Oggi più che mai i cittadini hanno bisogno di avere maggioranza ed opposizione unite. Non necessariamente d’accordo, perché la dialettica, il confronto e lo scontro devono rimanere, poiché la diversità è ricchezza, in ogni contesto. Ma di fronte al dramma dei propri figli, cioè dei cittadini, messi in ginocchio da una malattia che non è solo fisica, ma anche economica, deve nascere un accordo per il bene comune. E l’accordo può essere anche solo a livello comunicativo: una pubblica dichiarazione di distanza dalle scelte fatte, ma con l’accettazione di un percorso unitario per il bene comune. Come in una coppia ormai divisa, ci si dirà che “se andrà male sarà tutta colpa tua”, ma si appoggeranno temporaneamente le scelte fatte dall’ex partner.

Il calcolo elettorale sul letto d’ospedale è un vero e proprio crimine, di maggioranza e d’opposizione. Come è un crimine rifiutare le cure ad un figlio, qualunque esse siano. Questa polarizzazione del confronto, questa distanza che cresce al pari della crescita di un dramma umanitario, deve finire. Immediatamente. Deve terminare non perché è incostituzionale o perché c’è un invito del Presidente della Repubblica, ma deve finire per l’amore che un essere umano deve provare per un altro essere umano. Oggi per le strade c’è un grido di rabbia che si trasformerà presto in un grido di dolore.

È necessario che da questo grido di dolore derivino azioni reali, e che queste azioni, più o meno apprezzate, siano condivise pubblicamente da maggioranza e opposizione, seppur con i dovuti distinguo. Tra poco non saremo più di fronte alle proteste, ma ad un vero e proprio grido di dolore che nessuno di noi vorrebbe sentire, e che non potrà lasciare indifferenti gli uomini e la politica.

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