Al momento non si possono escludere dei colpi di coda da parte di Trump, il quale da quell’autentico democratico (in senso lato) che non è, non vuole accettare l’inequivocabile responso del popolo statunitense e non lascerà nulla di intentato per restare avvinghiato alla poltrona sulla quale ha dato pessima prova di sé. Si autoproclamerà presidente degli Stati Uniti tra l’indifferenza e l’ilarità generale imitando il suo protetto Guaidò, senza neanche avere un Trump cui ricorrere per essere riconosciuto e ricevere milioni di dollari a fondo perduto sulla malriposta fiducia?

Peraltro, il Cazzaro dal capello a volte arancione ha ottenuto un risultato non trascurabile, a ulteriore conferma del livello di sconcerto ideologico e crisi verticale in cui una parte notevole del detto popolo continua ad affogare. Proprio per questo ci si aspetta ora da Biden una serie di misure che vanno adottate in modo tempestivo e senza esitazioni, al fine di conquistare ulteriori consensi e portare avanti nei fatti il suo programma di ricostruzione dell’unità nazionale.

Innanzitutto, ovviamente, sul piano interno. Ci vuole una lotta seria al Covid, coll’adozione delle misure che in tutto il mondo hanno dimostrato la loro efficacia e cioè distanziamento, presidi (mascherina, igienizzazione, ecc.) ma soprattutto ricostruzione di un sistema sanitario sempre riservato a pochi privilegiati che solo con la presidenza Obama sembrava aver mosso dei primi timidi passi verso la tutela universale.

Ci vogliono misure ambientali severe, tutelando l’ambiente che è presupposto fondamentale per la salute individuale e collettiva. Ci vuole una lotta senza quartiere al razzismo specie nelle sua manifestazioni di carattere istituzionale, procedendo a un’immediata epurazione delle forze dell’ordine dagli elementi dediti alla caccia e all’uccisione degli appartenenti ai gruppi sociali meno favoriti, a partire dai neri.

Ci vuole una politica fiscale sana e solidale che colpisca duramente la speculazione, i grandi patrimoni e i redditi dei ricchi, senza trascurare di far pagare il dovuto alle aziende che più hanno approfittato della pandemia, dai gestori dei sistemi online (Facebook, Amazon, Google, ecc.) al complesso sanitario-industriale che sta lucrando in tutto il mondo enormi profitti per nulla giustificati.

Ci vuole un atteggiamento di apertura nei confronti dei migranti che vanno regolarizzati, superando gli abusi e i crimini compiuti da Trump che ha distrutto migliaia di famiglie separando i figli dai genitori.

Poi, e qui il discorso si fa obiettivamente difficile, sul piano internazionale. Joe Biden deve abbandonare il proposito revanscista che era alla base dell’infausta parola d’ordine trumpiana del Make America Great Again. Il recupero di un ruolo importante e positivo degli Stati Uniti all’interno della comunità internazionale passa attraverso la piena accettazione della logica multipolare e il rilancio dell’organizzazione internazionale, oggi più che mai necessaria per far fronte alle sfide globali che l’umanità ha di fronte. Positivo appare, da questo punto di vista, il fatto che Biden abbia annunciato il rientro degli Stati Uniti nell’Organizzazione mondiale della sanità e negli Accordi di Parigi sul clima.

Ma non basta. Rispondendo all’esplicito appello del Segretario delle Nazioni Unite, andrebbero immediatamente revocate le misure unilaterali coercitive (sanzioni) adottate nei confronti di una serie di Stati, a partire da Cuba, Venezuela, Nicaragua e Iran. Con tutti tali Stati andrebbe immediatamente avviato un dialogo basato sul reciproco riconoscimento per salvaguardare la pace, la democrazia e i diritti umani.

Questi ultimi non possono essere branditi come un’arma, ma vanno intesi alla stregua di un risultato da ottenere attraverso la cooperazione internazionale, tanto più che gli stessi Stati Uniti sono oggi sub judice di fronte agli organismi competenti delle Nazioni Unite per violazioni dei diritti umani compiute dall’amministrazione Trump, ma le cui radici risalgono spesso anche a situazioni preesistenti.

Identico dialogo nell’interesse collettivo della comunità internazionale va avviato con la Russia e la Cina, rilanciando processi di disarmo che consentano di utilizzare le risorse per soccorrere chi ne ha bisogno e non per allestire nuovi strumenti di morte. I diritti dei palestinesi a uno Stato e a un’esistenza degna di questa nome vanno tutelati, abbandonando i progetti trumpiani basati su di un accordo di Netanyahu coi nababbi del Golfo a detrimento dei diritti di tutti i popoli dell’area, compreso quello israeliano.

Non è un libro dei sogni, ma la base politica minima di quella parte decisiva, combattiva e organizzata del popolo statunitense che trova oggi la sua espressione politica nelle giovani deputate elette nelle file del Partito democratico. Biden, sul quale graveranno pressioni e ricatti da parte dell’establishment, anche di quella sua parte che fa riferimento al partito democratico, dovrà tenerne conto. Non ci facciamo illusioni, ma occorrerà sottoporre a vaglio costante ogni scelta del nuovo presidente e della vicepresidente Kamala Harris, i quali dovrebbero essere ben consapevoli che la loro vittoria, e il suo consolidamento, sono in gran parte dovuti alla mobilitazione di un popolo che esprime obiettivi come quelli che ho qui voluto sinteticamente delineare.

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