La Valle d’Aosta è la regione più contagiata d’Italia, quella dove il coronavirus sta circolando con maggiore forza rispetto al resto del Paese. A disposizione c’è un solo ospedale, il Parini di Aosta. Al momento il prefabbricato, annunciato a luglio, che avrebbe dovuto ospitare altri pazienti Covid non esiste ancora. “Se le misure imposte dal governo non dovessero dare effetti entro tre o quattro settimane, io ho già detto ai nostri politici che saremo costretti ad applicare provvedimenti più severi, senza escludere un lockdown totale”, è la dura previsione di Luca Montagnani, coordinatore sanitario della task force sull’emergenza Covid in Valle d’Aosta. Molti esperti ipotizzano anche scenari peggiori, sulla scorta di numeri preoccupanti: con 575 positivi su 100mila abitanti, in Valle d’Aosta l’incidenza di contagiati sulla popolazione è la più alta d’Italia. Così come il numero di ricoveri (59,7 su 100mila abitanti) e di decessi in sette giorni (6,3 su 100mila abitanti), secondo i dati del ministero della Salute al 26 ottobre rielaborati da Paolo Spada, chirurgo vascolare all’Humanitas Research Hospital di Milano. Eppure l’ipotesi di misure più restrittive ha scatenato le ire degli albergatori, già preoccupati per il rinvio della stagione sciistica previsto dall’ultimo Dpcm firmato dal premier Giuseppe Conte. Il neo assessore valdostano alla Salute, Roberto Barmasse, sta valutando alternative più soft: “Sono al nostro vaglio dati più specifici sulla vita sociale degli abitanti per predisporre entro le prossime 24/48 ore interventi restrittivi mirati, come per esempio coprifuochi locali per evitare che la gente si raduni nelle tavernette”.

La ragione di un contagio così violento, spiega Montagnani, “è dovuta alla vita fortemente comunitaria degli abitanti. Ogni villetta ha per tradizione una tavernetta dove ci si ritrova con amici e parenti. E i momenti di incontro nei piccoli paesi sono molto frequenti, dai bar ai negozi di alimentari”. I dati forniti dalla Fondazione Gimbe (vedi grafico) mostrano che la Valle d’Aosta è la regione con l’incidenza per 100mila abitanti più alta delle ultime 2 settimane (13-27 ottobre) in Italia e che nell’ultima settimana (20-27 ottobre) ha avuto anche un elevato incremento percentuale dei casi. Il tessuto economico preme per arrivare a riaprire gli impianti sciisticidopo le immagini delle lunghe code e della ressa sulla funivia per il primo giorno della stagione a Cervinia – una volta scaduto il Dpcm del governo. “Se la curva dei contagi continua a salire con questo ritmo dovremo necessariamente tenere chiusi gli impianti sciistici”, è la dura previsione di Montagnani. “Con un solo ospedale in tutta la regione non saremo in grado di curare né i pazienti Covid né i valdostani né tantomeno i turisti, che dopo cadute sugli sci rischiano di finire in pronto soccorso con un trauma cranico”, aggiunge il medico, che dirige proprio la Rianimazione dell’unico ospedale, il Parini di Aosta.

L’ex assessore valdostano alla Salute, Mauro Baccega, aveva anticipato a ilfattoquotidiano.it che la struttura prevista per ospitare altri pazienti Covid sarebbe stata ultimata solo a primavera. Il suo successore Barmasse, ex primario della Chirurgia toracica al Parini, è più ottimista: “Se non avremo ostacoli burocratici contiamo di realizzare il primo piano destinato alla terapia subintensiva entro dicembre, mentre il secondo, con i letti di terapia intensiva, tra gennaio e febbraio”. Un altro problema, non trascurabile, è la carenza di personale sanitario, che comunque riguarda tutta Italia. “Noi possiamo anche costruire nuove strutture – sospira Barmasse – ma poi dovremo capire come e dove trovare medici e infermieri da metterci dentro”.

Al momento i pazienti Covid ricoverati all’ospedale Parini sono poco più di 80. “In terapia intensiva prima del Covid avevamo dieci posti letto in tutto, oggi ne possiamo disporre fino a 20 per chi ha contratto il virus e altri dieci per le altre patologie”, aggiorna Montagnani. “Oltre alla rianimazione, ormai sono cinque i reparti totalmente convertiti per i malati Covid – aggiunge il segretario regionale Anaao Riccardo Brachet – L’attività ordinaria è ridotta al lumicino, rischiamo che in breve tempo tutto l’ospedale si trasformi in un centro Covid”. L’assessore Barmasse ha già stretto un accordo con la clinica privata accreditata Isav di Saint-Pierre per altri 35 posti letto. “Ma non è sufficiente – dichiara – e stiamo cercando altre soluzioni nelle microcomunità per anziani. Intanto è certo che una di queste verrà presa in gestione direttamente dall’azienda sanitaria regionale per assicurare ulteriori 35 posti letto”. Poi c’è il capitolo delle Usca (le unità speciali di continuità assistenziale per assistere a domicilio i pazienti Covid previste dal ministero della Salute). “Sono poche, appena tre. Ora faremo una delibera per averne il doppio – conclude Bramasse – Stiamo studiando anche proposte di linee guida per sciare in sicurezza da presentare in Conferenza Stato-Regioni”.

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