L’allarme del salto di qualità delle narcomafie, la presenza di tante e diverse associazioni criminali di stampo mafioso che si spartiscono il potere nel tessuto della Capitale, da quelle classiche a quelle autoctone e straniere. E la crescente capacità di infiltrazione, anche attraverso il tentativo di creare identità. Questo è il quadro che emerge dalla quinta edizione del rapporto “Mafie nel Lazio“, presentato nella villa confiscata lo scorso 16 giugno al clan dei Casamonica a Roma, in via Roccabernarda, alla Romanina.

Nello stesso quartiere la regione Lazio aveva già trasformato due beni confiscati in un Centro per famiglie di ragazzi autistici e in un parco pubblico. Adesso la villa sequestrata, come annunciato dal presidente della regione Nicola Zingaretti, diventerà una casa famiglia per minori: “Una vittoria dello Stato. Quando un immobile torna dal crimine allo Stato, in nome dei principi della legalità e della giustizia, va restituito alle comunità”.

Il quadro emerso dal rapporto, però, al di là dell’intervento dello Stato nel recupero dei beni confiscati, resta preoccupante. Il motivo? In particolare si evidenzia il salto di qualità dei narcotrafficanti di quartiere, attraverso la capacità di mutuare dalle mafie tradizionali il metodo mafioso e operando sul territorio con modalità differenti, a seconda delle aree geografiche o economiche di interesse. “Si tratta di gruppi criminali che hanno affiancato al traffico di droga la pratica costante e organizzata delle estorsioni, dell’usura e del recupero crediti abusivo, con l’uso del metodo mafioso. Si tratta di una fase evolutiva dei narcotrafficanti che può portare nella direzione della formazione di gruppi criminali strutturati di stampo mafioso, che già operano nella Capitale in forme plurime. Un sintomo di un sistema criminale in continua evoluzione”, ha spiegato Gianpiero Cioffredi, presidente dell’Osservatorio Legalità e Sicurezza della Regione Lazio. “Gestiscono le piazze di spaccio ricercando consenso dei cittadini – ha detto ancora – E in alcuni casi si configurano attraverso l’uso sapiente dei social o attraverso la musica trap”.

Ma non solo: “C’è inoltre una evidente fibrillazione di questi clan nella Capitale in interazione con le mafie tradizionali. Gambizzazioni, omicidi, sparatorie sono la parte visibile di un dialogo criminale costantemente in corso nella pancia della città per la conquista di spazi di investimento e il controllo di alcune attività illecite”, si legge nel rapporto. Eppure, ha spiegato lo stesso Cioffredi: “C’è un’architettura che va oltre la mafie, perché c’è una convergenza di interessi anche di quella criminalità economica e di quelle reti corruttive che mafia non sono. Roma è una città troppo importante per le mafie. Se saltasse questo equilibrio, questa pax mafiosa, salterebbero troppi affari”.

Ma non è soltanto la Capitale a essere oggetto della presenza dei clan: da Viterbo sino a Latina, passando per Aprilia e Frosinone, il rapporto mostra l’alto livello di infiltrazione, in particolare nelle aree del basso Lazio e del litorale. Anche i numeri poi evidenziano il salto di livello delle mafie nella regione: sono state indagate per reati di associazione mafiosa 295 persone, 178 per reati aggravati dal cosiddetto metodo mafioso. Nel 2019, invece, secondo i dati forniti dalla Direzione centrale per i Servizi Antidroga, sono state portate a termine il 14,81% di operazioni antidroga avvenute sul territorio nazionale, l’8,81% sono state le sostanze stupefacenti sequestrate e il 15,86% sono state le persone segnalate all’autorità giudiziaria. In generale, sono stati sequestrati 3691,60 kg di droga.

“Il messaggio che vogliamo dare, con la presentazione di questo rapporto, è che a Roma e nel Lazio non possono esserci zone ‘occupate’ dalla criminalità mafiosa”, ha rivendicato il presidente della regione Zingaretti. Lo stesso che ha poi avvertito il rischio di un tentativo di infiltrazione dei clan sui fondi Covid: “Quando si parla di fondi europei, c’è la percezione di essere assediati. Dove ci sono soldi pubblici, c’è sempre qualcuno che vuole metterci le mani. Dobbiamo mettere al riparo dalle mafie le nuove risorse europee che arriveranno per la crisi Covid”, ha concluso il segretario Pd.

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