Migliaia di persone hanno manifestato in Messico per la scomparsa di 43 studenti della scuola di Ayotzinapa, Stato di Guerrero, avvenuta sei anni fa nell’omonima strage di Iguala. Il procuratore speciale del caso, Omar Gómez Trejo, ha reso noto ieri che “esistono 70 ordini di cattura riguardanti agenti di polizia, militari dell’esercito e anche ex membri della Procura dell’epoca, di cui 34 sono stati eseguiti”. . Da parte sua il presidente Andrés Manuel López Obrador, ricevendo le famiglie, ha confermato che saranno eseguiti ordini di cattura anche contro militari, finora non coinvolti, e che non sarà fabbricata “un’altra falsità, un’altra ‘verità storica’ (in allusione alle versione dei fatti fornita durante la presidenza di Enrique Peña, ndr)”, perché non vi sarà impunità. Il capo dello Stato ha quindi chiesto a genitori, parenti e amici di non perdere la speranza, perché “al momento esistono condizioni davvero propizie per conoscere dove sono stati sepolti i resti dei ragazzi e noi ci sentiremo soddisfatti soltanto quando non ci saranno più dubbi al riguardo”.

López Obrador ha rinnovato poi “le scuse a nome dello Stato ai genitori degli studenti della ‘Escuela Normal Rural Raúl Isidro Burgos’, perché lo Stato ha commesso una ingiustizia e deve porvi riparo” con una definitiva verità su quello che è successo il 26 e 27 settembre 2014, e “con la dovuta punizione per i colpevoli”. Gli investigatori cercano di ricostruire l’accaduto, partendo dagli elementi di precedenti indagini, in base alle quali i 43 studenti furono arrestati da agenti quando a bordo di autobus prelevati da un deposito viaggiavano nella città di Iguala. In quella occasione la polizia avrebbero consegnato i ragazzi all’organizzazione criminale ‘Guerreros Unidos’ che li considerò membri di una banda nemica denominata ‘Los Rojos’, e li uccise. Da allora le ricerche hanno permesso di localizzare i frammenti ossei di uno soltanto degli studenti scomparsi.

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