Sono diventate quasi 500 le balene pilota rimaste bloccate nei giorni scorsi a Macquarie Harbour, sulla costa occidentale della Tasmania. Centinaia di cetacei sono già morti, nonostante gli sforzi fatti dai volontari per salvarli. Le operazioni proseguono nella speranza di poterne ricondurne in mare aperto almeno qualche decina.

Lo spiaggiamento di massa è iniziato lunedì 21 settembre, con un branco di 70 balene che è rimasto incagliato su un banco di sabbia di una baia dell’isola a sud dell’Australia. Già il giorno dopo erano diventate centinaia. Oggi le autorità hanno scoperto un gruppo di altre 200 balene, portando a 470 il numero degli esemplari rimasti bloccati questa settimana. La scoperta rende questo spiaggiamento di massa il più grande mai registrato in Tasmania. Fenomeni di questo tipo che riguardano i mammiferi marini sono relativamente comuni, ma questo appare particolarmente preoccupante per il gran numero di animali coinvolti. Tra le balene pilota lo spirito di gruppo è molto marcato, e basta che un paio di loro si avvicinino eccessivamente alle coste per cacciare perché interi branchi li seguano senza curarsi del pericolo. La baia di Macquarie Harbour è chiusa da uno stretto passaggio e si trova sulla costa occidentale selvaggia e scarsamente popolata della Tasmania. Alcuni video postati su internet mostrano i mammiferi mentre tentano inutilmente di riprendere il mare.

Il manager del Parks and Wildlife Service, Nic Deka, ha detto che la maggior parte delle balene di questo secondo gruppo, scoperto da un equipaggio di sorveglianza aerea, era morto. “Al momento stiamo andando nell’altra baia, dove si trova il gruppo più numeroso”. Il biologo Kris Carlyon ha riferito che anche un terzo degli animali del primo gruppo è morto nella notte di lunedì e che salvare le balene ancora in vita sarà una “sfida” che richiederà diversi giorni e particolari imbarcazioni. La maggior parte dei cetacei si trova parzialmente sott’acqua e potrebbe riuscire a sopravvivere per alcuni giorni. “Queste sono balene pilota, una specie piuttosto robusta. Sono bagnate, fresche e oggi abbiamo un tempo davvero adatto per loro – ha detto Carlyon – Se le condizioni rimangono le stesse, possono sopravvivere per un bel po’ di giorni. La sfida sarà cosa fare con quegli animali una volta rimessi a galla: dovremo mandarli al largo o dovremo spostarli con qualche altro mezzo”.

L’equipaggio di salvataggio, composto da 60 ambientalisti, volontari qualificati e dipendenti degli allevamenti ittici locali, sta ora concentrando i loro sforzi sul primo gruppo, tra i quali ci sono molti sopravvissuti, in quanto parzialmente sommersi. I soccorritori hanno trascorso gli scorsi giorni guadando le fredde secche e sono riusciti a liberare circa 25 animali, utilizzando barche dotate di speciali imbracature per guidarli di nuovo in mare aperto. Le operazioni di soccorso sono rese più difficili e lente dal freddo, dall’umidità e da maree irregolari.

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