Sono anni che si parla del fatto che le società proprietarie delle squadre di calcio non sono quasi mai anche proprietarie dei terreni di gioco e che questo le penalizza dal punto di vista finanziario. Teoricamente, il problema sarebbe risolvibile con la vendita dell’impianto da parte del comune alla società sportiva.

Troppo semplice, la richiesta delle società è sempre quella di realizzare un nuovo stadio più facilmente raggiungibile (i vecchi sono oramai inglobati nel vecchio tessuto urbanistico) con annesse strutture sportive, ma non solo, anche cubature edilizie a favore di centri commerciali e/o edilizia residenziale.

È quanto già accaduto a Torino con lo stadio della Juventus. È quanto sta per accadere con il nuovo stadio di Roma e quello che accadrà con quello di Milano. Lo stadio quindi come occasione per lucrosi affari immobiliari. È quello che io definisco “l’effetto golf”, dove si intende che la realizzazione di un green costituisce una ghiotta occasione per realizzare ville e villette.

Del resto, il re è nudo: questa tendenza è addirittura esplicitata con la nuova “legge stadi” (attualmente in discussione in Parlamento) che permette di realizzare, in uno con il nuovo stadio, edilizia residenziale su terreni che non sono neppure contigui allo stadio stesso.

In questo quadro tipicamente italiano e già di per sé sconfortante, si inserisce la vicenda dell’Artemio Franchi, lo stadio fiorentino. Il Franchi, progettato nel 1929 dagli ingegneri Pier Luigi Nervi e Gioacchino Luigi Mellucci, è considerato un “esempio di razionalismo italiano, la struttura è ricca di elementi innovativi e avveniristici per l’epoca, come la pensilina priva di sostegni intermedi, le scale elicoidali e la torre di Maratona.” Ragione per cui esso è totalmente vincolato ai sensi della legge 1089/1939.

Ora, dato che si ritiene che lo stadio così com’è sia del tutto inadatto alle attuali esigenze (si noti bene che esso fu sottoposto ad un ammodernamento in occasione del Mondiali di Italia del ’90), ecco la pensata dei renziani (perché è da Renzi & C. che proviene lo spunto): prevedere che il proprietario o il concessionario di un impianto sportivo possa di fatto procedere ad un rifacimento della struttura vincolata “nel rispetto dei soli specifici elementi strutturali, architettonici o visuali di cui sia strettamente necessaria a fini testimoniali la conservazione o la riproduzione anche in forme e dimensioni diverse da quella originaria.”

La disposizione è sì di carattere generale, ma in realtà volta a favorire l’abbattimento del Franchi e costituisce un comma aggiunto a quella legge del governo Gentiloni che prevedeva che lo stadio fosse una occasione per nuove cubature che con lo stadio non c’entravano nulla (Legge 96/2017).

La nuova norma dei renziani è talmente condivisibile che è stata appoggiata da buona parte del Pd e dalla Lega (quando c’è odore di cemento state sicuri che la Lega c’è), ed è passata a Camera e Senato (nel Decreto Semplificazioni, che è l’occasione per far passare di tutto e di più, come capita con le leggi-monstre).

Che cosa accadrà – approvata la norma – allo stadio Franchi non è però dato sapere, visto che non c’è alcun progetto approvato (ovviamente) e che le strutture essenziali dovrebbero rimanere a futura memoria: prenderanno le scale elicoidali e la Torre di Maratona e le piazzeranno da qualche parte alla periferia di Firenze, oppure a Bagno a Ripoli, dove la Fiorentina sta già realizzando un suo centro sportivo?

E dove giocherà la Fiorentina se viene abbattuto il Franchi? Domande che per il momento rimangono senza risposta. Di sicuro si sa che l’attuale patron della Fiorentina vorrebbe che lo stadio attuale gli fosse regalato dal renziano sindaco Nardella e al Campo di Marte si realizzasse un bel business edilizio.

Resta però il fatto grave e cioè che per legge si decida che vi siano motivi di carattere superiore da tutelare (economico-sportivi), di fronte ai quali i vincoli delle Soprintendenze decadono. Con buona pace della tutela dei beni di carattere storico. Con questa norma si crea un vulnus, si apre la strada perché in futuro – in teoria – i nostri centri storici possano essere rasi al suolo (e magari ricostruiti altrove!). Tomaso Montanari sostiene che la norma sia del tutto incostituzionale, ma quante volte la Corte ha dichiarato incostituzionali norme che però nel frattempo avevano fatto danni?

Il Consiglio dell’Ordine degli Architetti di Firenze così si è espresso: “Leggiamo con stupore della nuova proposta di emendamento al decreto semplificazione (primo firmatario il senatore Matteo Renzi) che dovrebbe attribuire agli Amministratori dell’Ente territoriale la responsabilità sugli interventi di modifica di impianti sportivi senza la necessità di autorizzazione da parte della Soprintendenza. Il Consiglio dell’Ordine degli Architetti di Firenze non solo è profondamente contrario a questa inutile semplificazione, ma ritiene che una simile proposta, se accolta dal parlamento, possa creare un pericoloso precedente per il patrimonio storico artistico e culturale, a vocazione sportiva, della nostra nazione.”

Ugo Careghi, presidente dell’Associazione italiana per la documentazione e la conservazione degli edifici e dei complessi urbani moderni (Do.Co.Mo.Mo Itaia onlus) parla di “tutela disinvolta”. Contro la norma sta conducendo una battaglia aspra quanto solitaria Italia Nostra. Le altre associazioni evidentemente non hanno compreso il pericolo che il nostro patrimonio corre.

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