Rivoluzionare la vita a 53 anni? Si può e Gigi D’Alessio lo ha fatto con “Buongiorno”, album in cui rivisita in chiave rap tutti i suoi più grandi successi. Quindici brani (con l’aggiunta dell’inedito ‘Vint’anne fa’) ripensati, riarrangiati e riscritti con la collaborazione di Boomdabash, Clementino, CoCo, Enzo Dong, Franco Ricciardi, Geolier, J-AX, LDA (il figlio Luca, ndr), Lele Blade, MV Killa, Rocco Hunt, Samurai Jay e Vale Lambo. “Buongiorno mette insieme alcuni miei pezzi vecchi per miscelarli con la scena rap napoletana ad eccezione di J-Ax e Boomdabash. – racconta a FQMagazine Gigi – Una esperienza meravigliosa. Siamo una comitiva di amici ormai e se solo il nostro gruppo su WhatsApp potesse parlare, scoppierebbe il finimondo (ride; ndr). Comunque il fatto di coinvolgere il mondo urban napoletano è un esperimento riuscito e lo dicono i numeri e i tanti commenti che stiamo ricevendo. Quando è uscito il disco a Napoli sembrava il countdown di Capodanno, la musica risuonava in tutte le macchine”.

Cosa hai imparato dal mondo rap?
Ho imparato tante cose da questo scambio meraviglioso di questi ragazzi. Sorrido con loro, mi tengono allegro dalla mattina alla sera, hanno una energia pazzesca e sono dei talenti. Prima ascoltavo rap distrattamente, poi ho imparato a conoscerli dopo le mie collaborazioni con Guè Pequeno, Emis Killa e Luchè. Ho capito che avevamo molto in comune. Anche io come loro ho subito tanti pregiudizi. Questi sono ragazzi di periferia che scrivono quello che vedono e ci sono tante denunce fatte da loro. Ho capito il loro grande talento nel fotografare la realtà.

Possono convivere la tradizione musicale napoletana e il rap?
Questo è un esperimento unico al mondo. Mi hanno sempre detto che i rapper compongono musica in maniera diversa. Io ho dimostrato che nella musica non ci sono barriere, la musica è una sola ed è femmina. Se gli metti l’abito da sposa romantica, se la vesti con il tailleur è chic e con il giubbotto di pelle sembra rock. Ho lasciato spazio ai ragazzi di creare e aggiungere quello che volevano ai miei pazzi. Li chiamo ‘i ragazzi dell’iPhone’ perché ascoltavano la melodia e sul telefonino scrivevano in velocità le loro parole.

Hai puntato sull’effetto sorpresa per la promozione?
Volevo tenere segreto questo progetto per tutta l’estate ed è stato difficile tenere d’occhio tutti i rapper, volevo sequestrargli tutti i social (ride; ndr)

Anche Anna Tatangelo sta percorrendo la via del rap. Coincidenze?
In realtà sarei dovuto uscire molto tempo prima. Solo che ogni volta che ascoltavamo il disco finito si aggiungeva un pezzo e poi un altro ancora, causando così lo slittamento del progetto. Poi c’è stato il lockdown e ci siamo tutti fermati.

In uno dei brani “Di notte”, duetti con tuo figlio Luca. Hai un concorrente in famiglia?
Ma no! (ride, ndr). Luca si sta facendo spazio nella musica. Io gli ho sempre detto ‘non ti darò mai nessuna mano, devi sbattere la testa al muro. Non è giusto creare favoritismi nei confronti di chi non è figlio d’arte’. In questo progetto l’ho coinvolto perché erano tutti ragazzi e ci stava. Gli ho comunque dato un consiglio ossia quello di studiare musica perché non basta definirsi cantautori, bisogna anche essere musicisti. Lui comunque è un ragazzo molto sensibile e si è approcciato in punta di piedi. Mi ha detto ‘ma sei sicuro che posso stare con voi?’.

Con Vanessa Incontrada hai riscosso successo con “20 anni che siamo italiani”, ci sarà un bis?
I numeri sono dalla nostra parte e a me piacerebbe molto bissare l’esperienza. Molto dipenderà da come vanno le cose con la pandemia e dalle decisioni della Rai per il prossimo anno.

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