L’accusa che ormai viene esplicitamente rivolta al Partito Repubblicano americano è quella di sostenere in modo molto distorto e negativo il futuro, già da qualche anno traballante, del servizio pubblico postale americano. Un’accusa che pesa e peserà molto sul futuro di tutta la politica americana per almeno un decennio.

Infatti stavolta non sarebbe soltanto il solito elefantiaco decisionismo trumpiano a beneficiare di questa strategia, ma sarebbe anche il partito nel suo insieme; il glorioso partito di Lincoln che, se riuscisse a mantenere per altri 4 anni Donald Trump alla Casa Bianca, e magari anche il controllo del Senato, avrebbe – per chissà quanti altri anni ancora, proprio in funzione di questi due poteri collegati – anche il continuo controllo sulla Corte Suprema (nel 2016 mantenuto solo grazie a una grave disobbedienza istituzionale), e quindi, per un tempo indefinito, le chiavi più importanti del massimo potere politico ed economico americano.

Qualcuno si chiederà a questo punto, giustamente, cosa può centrare in tutto questo astratto concetto l’Usps (United States Postal Service), ovvero il servizio postale americano, che è rimasto uno dei pochi servizi pubblici (cioè controllati dallo Stato) funzionante ancora in modo sostanzialmente uniforme in tutti i 50 Stati della Federazione.

C’entra, e potrebbe essere addirittura dirimente, se a causa del crescente ricorso al voto per posta crescessero anche le truffe sui voti dati o non dati da chi ha o non ha diritto al voto, o addirittura se questi venissero completamente manipolati allo scopo di avvantaggiare in modo fraudolento un candidato a danno dell’altro.

Ed è proprio quello che già stanno facendo, a livello di propaganda, i repubblicani americani che, paventando chissà quali e quante truffe intenzionali, procedono intanto ad un ancor più sporco gioco di impedimento al voto per un numero altissimo di elettori il cui diritto al voto è solo da accertare e confermare.

Il partito Democratico cerca di vincere portando alle urne il maggior numero possibile di votanti. Quello Repubblicano invece usa la strategia opposta, ovvero, specialmente in quegli Stati definiti “swing state” (vedi tabella sotto) dove la maggioranza può essere raggiunta o persa per poche migliaia di voti, cerca di impedire ai numerosi “incerti” o “distratti” elettori delle fasce popolari di esprimere il proprio voto.

Essendo i democratici più popolari numericamente (recenti immigrati naturalizzati, popolo di colore, poveri, emarginati) essi trovano però nella loro base elettorale lo stesso popolo che, per diverse ragioni, dimentica o trova molte difficoltà a regolarizzare la propria iscrizione nelle liste elettorali. Ecco quindi che proprio su questi si concentra la discutibile strategia dei repubblicani: rendere molto ardua a queste categorie la possibilità di ottenere l’iscrizione nel seggio elettorale di appartenenza, o la scheda elettorale aggiornata in quelli dove erano già iscritti.

La rivista bimestrale Mother Jones, nel numero di maggio-giugno riporta già, in un articolo intitolato semplicemente “Purged” (purgati), tutte le tecniche usate dai repubblicani per rendere arduo il voto sia nei seggi elettorali (attraverso un rigidissimo controllo burocratico del diritto di voto) sia per gli anziani, i malati e tutti gli altri per cui sarebbe possibile il voto per posta.

Sui primi viene fatto un controllo rigidissimo di validità (che include per esempio il fatto di non aver rinnovato la tessera elettorale dopo aver “saltato” l’elezione precedente). Sui secondi la tecnica (di mettere in crisi l’intero servizio postale nazionale) è ancor più facile e redditizia: basta dichiarare (dal trono di Washington) che il voto per posta non è sicuro e abolirlo prima del voto.

Messo tutto insieme sono milioni di voti, in massima parte destinati ai democratici, che non arriveranno nemmeno nell’urna (così le chance per Trump di conquistare un secondo mandato salgono al massimo livello).

E non è tutto, perché (sostengono i repubblicani) in questa strategia c’è anche il vantaggio di poter mettere finalmente sul mercato, privatizzandolo, quel “buco nero” del Servizio Postale Nazionale che ormai, oltre a non dare più un servizio efficiente (dicono loro, dopo aver messo al vertice Luis De Joy, un fedelissimo di Trump), è diventato anche un peso insopportabile per le casse nazionali.

A non essere però d’accordo su questo giudizio è Paul Krugman che, nel suo recentissimo “Giving America the business”, mette in rilievo la grande differenza tra una impresa qualunque, il cui obiettivo è il guadagno, e l’impresa pubblica (come il servizio postale, appunto) il cui scopo primario è attuare un servizio efficiente lasciando in sott’ordine i risultati economici.

A conferma cita il caso del servizio elettrico in California quando la privatizzazione del servizio, nel 2000, ha prodotto solo guadagni ai nuovi soci producendo però un pessimo e costoso servizio al pubblico. Problema questo che è ancor più evidente nel disastroso sistema sanitario americano, completamente privatizzato, che produce risultati elevati solo sul piano dei costi per i cittadini (è sempre Krugman a dirlo, ma ne ho esperienza personale anch’io).

A conti fatti quindi la strategia dei repubblicani non ha niente di vero, né in funzione di tutela democratica, sulla quale il rigidissimo controllo ha solo lo scopo di impedire a molti cittadini di recarsi alle urne, né in funzione di risparmio sui costi pubblici, essendo il risparmio sui costi di gestione dirottato sui guadagni dei soci privati, non sulla riduzione del debito nelle casse federali.

La tabella è stata ripresa dal sito FiveThirtyEight

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