Milko Mieles è risultato positivo il 16 aprile: 19 tamponi e 126 giorni dopo ha potuto rivedere e riabbracciare la sua famiglia. Per Marco Carrara di tamponi ce ne sono voluti addirittura 28: è stato ricoverato 115 giorni ma la sua odissea è durata dal 31 marzo fino ad oggi. Milko e Marco, uno a Milano e l’altro ad Albino, nella Bergamasca: due storie di ricoveri durati mesi per colpa del coronavirus. Con un lieto fine: entrambi sono tornati a casa dai loro familiari che per più di 100 giorni hanno potuto solamente vedere ma non toccare.

Milko Mieles, 49 anni, cittadino italiano originario dell’Ecuador, si trovava da 54 giorni nello spazio allestito a Linate dalla Croce Rossa per i pazienti Covid-positivi non gravi che a casa loro non hanno spazi a sufficienza per garantire il non contagio dei familiari. Prima di essere trasferito nell’hub creato all’interno della base dell’Aeronautica militare aveva trascorso altri mesi in ospedale: in totale 126 giorni da quel 16 aprile, quando è arrivato il primo tampone positivo. Ci sono voluti i risultati del 18esimo e del 19esimo test per permettere a Milko di tornare a casa: “Ora ho soltanto bisogno di riabbracciare la mia famiglia e tornare alla mia vita”. “So che è stato un periodo intenso, a tratti sconfortante – gli ha detto Sabina Liebschner, presidente del Comitato Regionale Lombardia di Croce Rossa Italiana, in un messaggio vocale riportato sul sito della Cri – Ora ti auguro di tornare alla tua vita, alla normalità, con la tua famiglia. Ti auguro davvero ogni bene per tutto il futuro”. “Grazie di cuore a tutto lo staff di Croce Rossa per quello che avete fatto per me”, è stata la risposta del 49enne.

La storia simile di Marco Carrara, 43enne di Albino, è stata raccontata da L’Eco di Bergamo: ha dovuto aspettare 28 tamponi prima di poter dire di aver sconfitto il Covid. Il ricovero all’ospedale Giovanni XXIII è datato 31 marzo. Pochi giorni prima era morto il padre Valerio. Poi il passaggio alla Fondazione Piccinelli di Scanzorosciate e infine, il 24 luglio, le dimissioni. Però i tamponi continuavano a essere positivo e il 43enne ha dovuto vivere da solo nell’appartamento del padre: la moglie e i figli li ha potuti vedere solo dal terrazzo per quasi un’altro mese. Ieri, il 20 luglio, finalmente ha potuto riabbracciare la famiglia. Marco in questi mesi ha ricevuto le telefonate del vicario generale del Papa, Angelo Comastri, e del vescovo di Bergamo, Francesco Beschi, così come un messaggio del premier Giuseppe Conte. Ora “vorrei andare al cimitero a trovare i miei genitori”, ha detto a L’Eco di Bergamo.

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