È morta a 97 anni Giulia Maria Crespi, imprenditrice e mecenate: discendente di una importante famiglia di cotonieri lombardi, proprietari del Corriere della Sera, dopo aver lasciato la gestione editoriale del quotidiano, nel 1975 fondò il Fondo per l’Ambiente Italiano (insieme a Renato Bazzoni) del quale era presidentessa onoraria. L’amore per l’arte e per la natura: il Fai, nel dare l’annuncio della scomparsa, ricorda la “creatività inesauribile” e l’ “attività instancabile e generosa”.

Nata a Merate, in provincia di Lecco, nel 1923, a partire dalla metà degli anni sessanta, dopo la morte degli zii Mario e Vittorio Crespi, gestì come accomandataria – in luogo del padre Aldo, gravemente malato – la proprietà del Corriere della Sera. La famiglia Crespi per 90 anni ha avuto tra le mani la proprietà del quotidiano, prima che Giulia Maria cedesse la sua quota, per ventun miliardi, all’editore Andrea Rizzoli. In quegli anni si guadagnò il soprannome di “zarina” per la contestata gestione del giornale: la virata nella linea editoriale portò all’allontanamento del direttore Spadolini (sostituito da Ottone) e all’aperto contrasto con Indro Montanelli, che la definì “dispotica guatemalteca”.

Si sposò due volte: con il conte Marco Paravicini, padre dei suoi gemelli Aldo e Luca, morto in un incidente 4 anni dopo, e poi con l’architetto Guglielmo Mozzoni. Nel corso della sua vita ha ricevuto numerosi riconoscimenti: il Presidente Carlo Azeglio Ciampi le ha conferito l’onorificenza di Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana. Per Einaudi ha pubblicato la sua autobiografia “Il mio filo rosso“, cinque anni fa: “La vita mi ha dato molto – scrive nel libro – ma quello che mi ha dato se l’è ripreso con tanto di interessi, dal momento che le cambiali in bianco prima o poi vanno onorate. Sì, perché ho avuto il cancro, anzi, ne ho avuto sei”. L’ultimo dolore, la morte del figlio Aldo, scomparso a maggio in un incidente stradale.

Il suo amore per l’arte e per la cultura iniziò già dentro le mura di casa, dove è stata educata: tra i suoi precettori c’era anche la critica d’arte Fernanda Wittgens, prima direttrice donna della Pinacoteca di Brera. Alla nascita del Fai, nel 1975 fu la Crespi ad acquistare il primo bene del Fondo, il Monastero romano-longobardo di Torba (Varese) e a versare una donazione di 500 milioni di lire. Attenta da sempre all’ambiente e alla sostenibilità: per quarant’anni da imprenditrice si è dedica attivamente a diffondere il metodo biologico e biodinamico in agricoltura e ha condotto, assieme un’azienda agricola di famiglia nella Pianura Padana, le Cascine Orsine, a Bereguardo, nelle campagne di Pavia.

Il Consiglio di amministrazione e le delegazioni del Fai hanno dato la notizia della sua morte “con unanime riconoscenza” in una nota: “La chiarezza del suo insegnamento, il solco tracciato, lo stile e l’entusiasmo infuso in qualsiasi cosa facesse indicano senza incertezze la strada che il Fai è chiamato a seguire per il bene del Paese, fissata nella missione che lei stessa contribuì a definire”.

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