A pochi giorni dall’incontro con il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, dopo il quale rimangono le distanze tra i Paesi cosiddetti rigoristi e l’asse del Sud sulla proposta relativa al Recovery Fund, il primo ministro olandese, Mark Rutte, torna a parlare dei fondi europei per l’emergenza Covid. E lo fa affermando, in un’audizione al Parlamento nazionale, che “i sussidi” a fondo perduto “dovrebbero comportare condizioni molto rigide, questo è l’unico modo” per accettarli. Aggiungendo però che “le risposte” ottenute finora dagli altri leader Ue “non mi fanno sperare sulle possibilità di raggiungere un accordo” al vertice di venerdì e sabato. Il premier del Paese diventato principale oppositore alla proposta di Recovery Fund avanzata dalla Comissione ribadisce la propria posizione oltranzista, nel giorno in cui Italia e Spagna tornano invece a sottolineare che un accordo deve essere trovato entro luglio.

Il Consiglio europeo, in programma il 17 e il 18 luglio, si preannuncia quindi molto difficile, viste le difficoltà incontrate in giornata anche dai diplomatici dei 27 Paesi, riunitisi nel consueto meeting prima dell’incontro tra i Capi di Stato e di Governo. Proprio il rappresentante dei Paesi Bassi è tornato a insistere sulla necessità di un voto all’unanimità del Consiglio sui piani nazionali di riforma da presentare e mettere in pratica per beneficiare degli aiuti del Recovery Fund. Una posizione che l’asse del Sud, con in testa il premier Conte, lo spagnolo Pedro Sanchez e il portoghese Antonio Costa, hanno cercato di ammorbidire per scongiurare paletti troppo stringenti riguardo alle riforme da mettere in campo con i soldi dell’Europa.

L’asse del Sud continua però a sottolineare come anche i tempi siano importanti. “Siamo in una fase cruciale del negoziato e lavoreremo, insieme al presidente Macron e agli altri stati membri affinché il percorso possa completarsi” e possa essere “finalizzato già nel prossimo Consiglio europeo”, ha detto il premier Conte intervenendo all’ambasciata di Francia in occasione delle celebrazioni per il 14 luglio. Il premier già ieri, dopo il bilaterale con Angela Merkel, aveva bocciato la posizione olandese: “Introdurre condizionalità impraticabili sarebbe una follia”. Oggi ospite della cancelliera tedesca c’è il premier Sanchez: “Se rinvieremo di continuo l’accordo, la crisi peggiorerà”, ha detto il primo ministro spagnolo a Berlino. “La Spagna farà di tutto per arrivare a un accordo già a luglio. Luglio deve essere il mese dell’accordo“, ha ribadito. Sanchez ha anche ricordato che “l’insegnamento che abbiamo tratto dalla storia dell’Unione europea è che questa non è stata costruita sulla base dei veti. È stata costruita sempre sulla base del dialogo”.

A margine del bilaterale con il premier spagnolo, Angela Merkel ha invece ribadito che “sarebbe auspicabile raggiungere un accordo”. “Non so se riuscirà nel consiglio di giovedì e venerdì”, ha però aggiunto. La cancelliera sa che ci sono diversi temi ancora aperti e oggetto di discussione. Oltre alla questione riforme, ci sono poi il volume del fondo di rilancio, l’equilibrio tra sussidi e prestiti, la questione della ‘governance’, i ‘rebates’ (gli sconti di cui godono i Paesi frugali), e le condizionalità sullo stato di diritto. I “frugali”, con Paesi Bassi, Austria, Svezia e Danimarca in testa, vorrebbero innanzitutto diminuire il volume di fondi da 750 miliardi di euro presi come base di partenza dopo la proposta della Commissione Ue. Inoltre, a far storcere ulteriormente il naso ai rigoristi è la quota pensata come sussidi fondo perduto: 500 miliardi contro i 250 di prestiti. Una formula fino ad oggi considerata inaccettabile da L’Aia e alleati.

A Bruxelles dovranno poi essere prese in esame anche le posizioni dei Paesi del gruppo di Visegrad, con Ungheria e Polonia in testa, che chiedono una revisione delle quote di redistribuzione dei fondi e l’eliminazione delle condizionalità legate allo stato di diritto. Quest’ultime, non a caso, penalizzerebbero i governi di Varsavia e Budapest, dato che entrambi sono finiti nel mirino delle istituzioni europee a causa di alcune riforme considerate una minaccia alla tenuta democratica del Paese. Inoltre, tra i Paesi per i quali la proposta del presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, prevede il mantenimento dei ‘rebate’ (Olanda, Svezia, Germania, Austria e Danimarca) c’è chi chiede sconti più alti. E anche i parametri di allocazione del Recovery Fund continuano a destare perplessità, ad esempio tra Paesi come Lussemburgo e Irlanda.

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