La Spagna inizia il processo che la porterà a liberarsi del carbone, ma la svolta è più un calcolo economico che una convinzione green. Martedì 30 giugno hanno chiuso definitivamente sette delle 15 centrali termoelettriche alimentate con il combustibile fossile e ancora operative nel Paese. Le compagnie elettriche proprietarie degli impianti hanno annunciato la chiusura a causa dei costi eccessivi per le modifiche necessarie a raggiungere gli obiettivi fissati dall’Europa in materia ambientale. E proprio per questa ragione alcune delle centrali, in realtà, erano già temporaneamente inattive da tempo. I sette impianti dismessi ieri producevano in totale 4.630 megawatt di elettricità, poco meno della metà dell’energia elettrica prodotta dal carbone in Spagna nel 2019.

Le centrali termiche erano responsabili da un paio di anni di circa il 15% dei gas serra emessi in Spagna e producevano il 15% dell’energia elettrica consumata nel Paese. Nel mese di maggio 2020, invece, questi impianti hanno prodotto solo l’1,4% di tutta l’elettricità e da luglio avrebbero dovuto anche adempiere alle direttive comunitarie, con l’installazione di alcuni filtri capaci di “pulire” i gas rilasciati nell’atmosfera. Per questo, oltre alle sette centrali chiuse da fine giugno, altre quattro si avvieranno presto allo smantellamento, che avverrà probabilmente entro il 2022. “Per come vanno le cose, credo che già dal 2025 non ci sarà più utilizzo di carbone”, spiega a El Pais Tatiana Nuño, esperta di energia e cambiamenti climatici di Greenpeace.

La chiusura delle centrali, però, non ha a che fare con le politiche intraprese dal governo spagnolo. Il ministero per la Transizione ecologica, anzi, ha preferito mantenere un basso profilo e si è rifiutato di allinearsi a quei Paesi che hanno stabilito in anticipo le date di chiusura per questo tipo di impianti. Il colpo di grazia all’uso del carbone è arrivato dalle misure promosse dall’Europa e dal mercato: da un lato, i prezzi bassi per il gas naturale a partire dal 2019, dall’altro le riforme che disincentivano l’uso del carbone, che hanno portato a un aumento del costo delle emissioni di CO2. La Spagna possiede un gran numero di impianti a ciclo combinato e può così approfittare dei bassi prezzi del gas per supplire alle centrali a carbone.

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