Lo strappo sul Mes adesso è sotto la luce del sole. È Nicola Zingaretti, dalle pagine del Corriere della Sera, ad avvertire il premier e i pentastellati. “Basta tergiversare“. È un tentativo che cade nel vuoto, però. “La posizione del Movimento non cambia”, replica a stretto giro di posta Stefano Patuanelli. Il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri sceglie l’evidenza dei numeri per provare a trovare una quadra: “Con il Mes si risparmiano un po’ di soldi. Non 37 miliardi, ma la differenza di interessi. Sarebbero a oggi circa 500 milioni annui che in 10 anni sarebbero 5 miliardi – spiega a In onda su La7 – Possiamo esaminare con grande attenzione, con tutti gli esperti del M5s, e fare una valutazione congiunta dei pro e dei contro. Al momento giusto – azzarda -raggiungeremo la soluzione più razionale“.

“Oggi possiamo avere le risorse mai viste prima per fare quei grandi investimenti che ci permetteranno di migliorare la qualità dell’assistenza e della cura delle persone e, insieme, anche di dare un concreto impulso alla ripresa economica”. In un lungo intervento ospitato dal Corriere della Sera il leader del Pd Zingaretti torna a ribadire la necessità di dire sì alla nuova linea di credito pandemica del Meccanismo europeo di stabilità per coprire le spese del settore sanitario. Un’opzione che continua a vedere contrario il Movimento 5 Stelle. “Le destre sono abituate a cavalcare i problemi e non a trovare soluzioni per risolverli”, chiosa Zingaretti facendo riferimento a chi critica il Mes. Invece, scrive rivolgendosi senza citarli ai pentastellati, “chi sta governando l’Italia ha il compito opposto. Io non credo che possiamo permetterci ancora di tergiversare. La danza immobile delle parole, slogan, furbizie lasciamoli alle destra, noi anche nel nostro partito dedichiamoci a dare risposte“. Ma per il momento la risposta del principale alleato del Pd, il M5s, resta la stessa: “La posizione del Movimento non cambia”.

Replica secca che suscita la reazione del Partito Democratico per bocca del vicecapogruppo Michele Bordo: “Il M5s non cambia idea? Appunto, è esattamente questo il problema. In questi mesi è cambiato tutto, in Europa sono stati messi in campo strumenti mai visti prima e rimanere fermi significa solo essere miopi e irresponsabilmente ideologici“. Nel pomeriggio è Vito Crimi a ribadire la posizione dei Cinquestelle: “Registriamo che alleati di governo insistono sull’adozione del Mes. Vale lo stesso per il M5s, che continua a confermare la propria linea: il Mes non è uno strumento idoneo e restiamo contrari. Se debito deve essere – aggiunge il capo politico pentastellato – allora meglio che avvenga attraverso lo scostamento di bilancio, che utilizzando uno strumento che riteniamo non solo inidoneo ma pericoloso”.

Si riapre così un dibattito che era finito sottotraccia – il premier Giuseppe Conte sembra intenzionato a rinviare la decisione a settembre – ma è tornato di attualità dopo che la cancelliera tedesca Merkel ha auspicato che quei soldi “non restino inutilizzati“. Intervistato dallo stesso Corriere della Sera, il viceministro M5s allo Sviluppo Stefano Buffagni aveva già chiuso la porta: “Il Mes? Il Pd dovrebbe prima spendere i soldi che i loro ministri hanno in portafoglio e che i loro presidenti di Regione hanno per la sanità e non stanno spendendo. Oltre i 16 miliardi che ci sono già per gli investimenti. Il Paese ha bisogno di spendere i soldi stanziati per far ripartire l’economia e non di fare campagna su uno strumento che è diventato una bandierina“.

Il segretario del Pd dal canto suo torna a sottolineare che “la spesa sanitaria e nella scienza è un investimento produttivo decisivo” anche per tornare alla crescita dopo l’emergenza Covid. “Bisogna avere coraggio, visione e concretezza, anche per far uscire la discussione sul Mes dall’attuale confronto ancorato al passato“, cioè a quando il Meccanismo di stabilità faceva rima con forti condizionalità, “e concentrarlo invece sulle opportunità e le cose possibili da fare per il bene comune“.

Il leader del Pd indica dieci “filoni” su cui ragionare. Bisogna puntare sulla “ricerca biomedica e sviluppo delle apparecchiature” e “rivoluzionare e digitalizzare il settore sanitario”, dare “centralità alla medicina territoriale e distretti” e ai servizi “per anziani e malati cronici” fino agli “interventi per la messa in sicurezza e l’aumento dei posti letto, anche in terapia intensiva”, e ancora “aumentare gli investimenti nel personale sanitario”. “Queste sfide – sottolinea – saranno nei prossimi mesi e anni decisive non solo per produrre benessere, ma anche ricostruire fiducia nella capacità dello Stato di essere utile e vicino ai bisogni delle persone. Il Mes è stato criticato e combattuto da molti, ma ora è uno strumento finanziario totalmente diverso da quello del passato”.

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