Ma quello che più preoccupa è l’efficacia di quei controlli: su un totale di poco più di 508mila accertamenti ai fini delle imposte sui redditi e dell’Iva (inclusi quelli automatizzati), “ben 259.133, pari al 51% del totale, hanno dato luogo ad un recupero (potenziale) di maggiore imposta ricompreso tra 0 e 1.549 euro“. Valore che comprende anche i casi con esito negativo e quelli poi annullati. Insomma, il bottino in troppi casi è meno di una goccia nel mare e le risorse già scarse dell’Agenzia vengono impiegate in attività che non scalfiscono affatto la montagna dell’evasione. E gli evasori se non grandi almeno “medi”? Il numero di verifiche che hanno consentito di accertare una maggiore imposta dovuta superiore a 15,5 milioni di euro si ferma a 57.

“È di tutta evidenza come l’elevato numero di controlli dall’esito marginale renda necessaria un’approfondita analisi, allo scopo di individuare in modo puntuale le cause del fenomeno e le misure idonee a rendere maggiormente proficua l’azione di accertamento”, è il commento delle Sezioni riunite. Che danno un indizio: l’attività di verifica esterna – accessi brevi, controlli mirati, verifiche fiscali – di norma è più proficua rispetto alle indagini interne, ma tra 2018 e 2019 proprio i controlli esterni sono diminuiti dell’11,6%, a soli 28.212.

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