Alla roulette dell’evasione perde (quasi) sempre il banco. Del resto, se nel 2019 meno di 2 autonomi ogni 100 hanno ricevuto un controllo del fisco e negli anni gli accertamenti vanno diminuendo invece che intensificarsi la vincita è quasi certa. La statistica è a favore di chi scommette sul fatto che in Italia non pagare le tasse “è razionale”, come riconosceva qualche anno fa l’ex direttore delle Entrate Massimo Romano. A dirlo sono i numeri messi in fila dalla Corte dei Conti nell’ultima Relazione sul rendiconto generale dello Stato, appena depositata. Mentre il governo rispolvera gli incentivi ai pagamenti elettronici e conferma la decisione di utilizzare di più le banche dati per l’analisi del rischio, i magistrati contabili avvertono che serve una vera svolta. Per ora strumenti e modalità operative a disposizione del fisco restano “non in grado di determinare una significativa riduzione dei livelli di evasione”. E i risultati dell’attività di controllo “continuano ad essere incoerenti con la gravità del fenomeno”. Non a caso la cifra sottratta al fisco è stabile intorno ai 110 miliardi di euro l’anno: più dei fondi stanziati finora – in deficit, cioè indebitandosi – per fronteggiare l’impatto economico del Covid 19.

Nel 2019, sottolinea la Corte nelle 597 pagine del tomo dedicato a I conti dello Stato e le politiche di bilancio, gli effettivi introiti da attività di controllo sostanziale hanno registrato una “sensibile crescita” rispetto all’anno prima: 6,7 miliardi tra adesione all’accertamento, ruoli e definizioni agevolate. Purtroppo è un’illusione ottica, perché più di 1 miliardo è arrivato dalla definizione di un unico accertamento, quello nato dall’indagine della Finanza e della Procura di Milano sul gruppo del lusso Kering. Al netto di quell’una tantum, il risultato è molto inferiore a quello del 2018. Il motivo? Pochi controlli e per giunta concentrati su tipologie di contribuenti che nel 30% dei casi, ricevuto l’accertamento, non danno segni di vita: non aderiscono, non contestano. Sono irreperibili o falliti. Il risultato, come è facile immaginare, è che l’erario non vedrà un euro. Ciliegina: quel 30% di “inerti” vale il 40% delle somme accertate. E’ finito così il 42% degli accertamenti sulle piccole imprese, per un importo di 4,6 miliardi. Ecco perché i dati sul “recupero dell’evasione” ufficializzati dall’Agenzia restano virtuali e solo una piccola parte entra davvero nelle casse dell’erario.

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