C’era una volta la più amata dagli italiani. Uno slogan che ha accompagnato per anni la vita e la carriera di Lorella Cuccarini, professionista dell’intrattenimento, volto angelico capace di suscitare commenti quasi univoci. Complimenti e riconoscimenti. Poi la svolta nel 2018, gli apprezzamenti ai sovranisti, dichiarazioni politiche, veri e propri scivoloni televisivi. La signora Cuccarini, la professionista di cui sopra, alle prese con un vero e proprio caso mediatico. Il ritorno in Rai, nella Rai divenuta sovranista, alla conduzione de La Vita in Diretta. E così è il 2+2 più facile che esista, è l’allusione costante a una raccomandazione, il via ad attacchi infiniti e polemiche di contorno.

Un anno dopo la conduttrice, in una Rai che intanto ha cambiato colore, verrà, salvo colpi di scena, messa alla porta. Chi entra per la politica esce per la politica, direbbe qualcuno. Semplice, sintetico, efficace. Perché se ti lanci in un campo non tuo e ne accetti i benefici devi poi accettarne i rischi e gli effetti. Una visione priva di sfumature e la sfumatura sulla carta pesa: il nome e il cognome, il suo curriculum, la professionalità. La stessa che però non era stata sufficiente a garantirle quel posto in precedenza. Sul campo, stando ai numeri, La Vita in Diretta con Cuccarini e Matano ha vinto la sua sfida, ieri al 17% di share ma soprattutto ha ritrovato la leadership pomeridiana con il sorpasso su Barbara D’Urso e Pomeriggio 5 da febbraio scorso.

Perché se hai trent’anni di carriera sulle spalle si vedono. Fantastico, Sanremo, Buona Domenica, Paperissima e una lista infinita di titoli. E con un lungo curriculum sotto al braccio e tanta esperienza sul campo riesci a non sfigurare nemmeno in un contesto non tuo. Si chiamano professionisti, non a caso. Ma se fai giocare Cristiano Ronaldo a calcetto vinci la partita, fai una buona figura ma non stai collocando le pedine nel posto giusto. Perché l’habitat naturale della showgirl è il varietà, lo show, il prime time, la leggerezza. E’ la tv che non c’è più.

La Vita in Diretta è la casa in affitto in attesa del grande trasloco, dove studia, si prepara, sorride, si mette in gioco ma l’infotainment è un campo minato che richiede cinismo ed empatia. Lo scorso anno toccava a lei spiegare che occupava quel posto solo per ragioni professionali, oggi tocca alla Rai, un anno dopo, sostenere che la sua esclusione è slegata dalle logiche politiche. Così ai giornali viene dato in pasto il suo compenso di 400 mila euro (in realtà sarebbe inferiore), per poter dire: “Risparmiamo”. Ipotesi ovviamente non credibile per chi conosce le dinamiche dell’azienda pubblica.

Così filtra che alla base di questa scelta ci sarebbero motivi editoriali: un programma da rivoluzione, con una durata inferiore e una sola conduzione. Forse più credibile, anche comprensibile. E Matano ha fatto un grande lavoro, eliminando giorno per giorno la sua rigidità da mezzo busto e mostrandosi all’altezza del ruolo. Guardare avanti per tornare indietro: ai tempi magari di Toaff e alla conduzioni singole di Cucuzza o Sposini. Comprensibile, dicevamo, forse anche la cosa giusta.

Al suo posto la Cuccarini, in queste condizioni, poteva restare ma Coletta, giusto ricordarlo, ha tutto il diritto di cambiare. Da qui però la domanda: perché non ricollocare la conduttrice? Nel 2013 fu fatta fuori da Domenica In non per motivi politici e nonostante ascolti comunque positivi. Ma se questa volta il problema è politico, pur senza poterlo affermare, il discorso si fa più complicato. Monica Setta resterà alla conduzione di Unomattina in Famiglia, Elisa Isoardi condurrà Check Up e parteciperà a Ballando con le stelle, Roberto Poletti sarà ricollocato come inviato a La Vita in Diretta, Milo Infante traslocherà nel pomeriggio di Rai2. Per citarne alcuni e con una precisazione doverosa: definiti dalla stampa in quota sovranisti, mai si sono dichiarati tali. Perché allora volti meno conosciuti, privi di appeal e con un curriculum meno importante, accostati come la Cuccarini al sovranismo, restano in Rai e lei finisce fuori? E se si esce da logiche politiche, viene da chiedersi: l’azienda pubblica trova spazio per quattro, ripetiamo quattro, programmi per Francesca Fialdini (Da noi a ruota libera, E’ l’Italia bellezza!, Fame d’amore, Così è la vita) e non un buco in palinsesto per una professionista del piccolo schermo?

Non esiste il reato di opinione e la conduttrice può esprimere liberamente le proprie opinioni politiche ma la gestione della comunicazione della Cuccarini è stata a dir poco disastrosa. Un punto che non si può non riconoscere. Spostare il dibattito non sulle sue capacità ma sulle sue idee politiche è stato un vero autogol, così come non aiutano le parole al suo favore di Giorgia Meloni o Guido Crosetto mentre sono cariche di affetto e di professionalità quelle di Baudo. E’ una questione di campo e la conduttrice ha sbagliato la partita. La Cuccarini avrà pure le sue responsabilità ma ha una storia. E le storie ricominciano sempre dal c’era una volta.

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