“Stati Generali? C’era un clima molto disteso e non c’era nessuna ingessatura, per cui a un certo punto il presidente del Consiglio Conte ha chiesto alla cantante Elisa di contribuire anche con un suo pezzo dal vivo. Lei ci ha pensato un po’. Non c’è stata subito da parte di Elisa una risposta positiva, ma poi c’è stata ed è stato piacevole”. Lo rivela ai microfoni di “24 Mattino” (Radio24) l’architetto e urbanista Stefano Boeri, a proposito del brano “Luce” cantato ieri dalla cantante triestina Elisa a conclusione dell’incontro tra il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e alcuni intellettuali e artisti nell’ambito degli Stati Generali della cultura.

L’architetto del ‘Bosco Verticale’ di Milano spiega le sue proposte presentate ieri: “Quello di ieri è stato un incontro molto serio e tutti abbiamo presentato proposte molto concrete e attuabili in larga parte. C’è stata una discussione nel merito. Credo di poter parlare a nome di tutti quelli che erano con me: ho avuto una buonissima impressione dell’efficacia di questo incontro. Abbiamo parlato soprattutto di scuola, che è stato uno dei temi fondamentali. Abbiamo parlato di come fosse possibile riaprire le scuole, usando anche gli spazi dei teatri e dei cinema. E le scuole devono diventare hub di comunità“.

Boeri si sofferma su altre sue idee esposte ieri: forestazione delle città con moltiplicazione del numero di alberi, il rilancio dei borghi storici, la valorizzazione dei quartieri e il recupero delle relazioni umane, prendendo a modello il rione romano di Garbatella. Poi si pronuncia sulle contestate parole del sindaco di Milano, Beppe Sala, sullo smart working (Ora è il momento di tornare a lavorare, perché l’effetto grotta per cui siamo a casa e prendiamo lo stipendio ha i suoi pericoli”): “Credo che lui volesse invitare a uscire da una certa pigrizia. Diciamocelo chiaramente: c’è stata un po’ di inerzia psicologica dovuta a questa botta tremenda. Questo obbligo improvviso a una vita inaspettata e diversa ci ha lasciato un senso molto profondo di fragilità. La reazione alla fragilità spesso è la nicchia, la cuccia. Forse le parole usate da Sala non sono state quelle giuste, ma credo che volesse dire: ‘Uscite dalla cuccia, provate a riprendere la vita’. Dopodiché – chiosa – chi lavora da casa, in realtà, lavora tanto. Lo vedo io stesso nel miocaso: abbiamo lavorato moltissimo da casa. Quindi, non si può assolutamente dire che l’home working sia un’attività da fannulloni. Tutt’altro. Spesso il lavoro da casa è più difficile, richiede molta più attenzione e comporta quella necessità di isolamento che per molti non è facile. Insomma, riguardo alle parole di Sala, credo che ci sia stato un equivoco“.

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