La vicenda della maestra di Prato che è stata redarguita da un solerte sindacalista per essersi permessa di far lezione all’aperto ai suoi bambini, rispettando ogni distanza e ogni misura di sicurezza, fa scuola.

Per prima cosa riapre un dibattito sull’infanzia, sui bambini più piccoli. E’ chiaro che in tempo di quarantena e soprattutto nel momento più critico dell’emergenza sanitaria dovevano anche loro rispettare le regole, restando in casa. Gli appelli a far uscire i bambini per un’ora al giorno come i cani mi hanno fatto sorridere. Chi sta con i più piccoli sa che a loro non bastano certo 60 minuti. Il problema semmai era quello di intrattenere anche in uno spazio chiuso questi bambini.

Non solo. In realtà difficili come quelle di Napoli o Palermo, dove vi sono situazioni di povertà assoluta, le abitazioni spesso non offrono lo spazio fisico e psicologico per stare in serenità ma fuori c’è solo la strada, il marciapiede.

Certo è che ora che i dati epidemiologici ci consentono di tirare un sospiro di sollievo sarebbe stato utile pensare a “risarcire” i bambini, a ridare loro gli spazi, a riconsegnare nelle loro mani il gioco. La maestra di Prato, Francesca Sivieri, ha fatto un gesto che doveva essere legittimato dalla politica. La scelta di usare un parco per ridare ai bambini la possibilità di fare scuola con la propria insegnante era ed è una decisione che va incoraggiata e istituzionalizzata. Francesca Sivieri non ha disobbedito a nulla visto che ha rispettato le regole di distanziamento. Anzi ha esercitato a pieno titolo la libertà d’insegnamento e ha incarnato l’articolo 34 della Costituzione rendendo la scuola davvero aperta a tutti.

Il secondo aspetto che emerge da questa vicenda è che anche nel sindacato c’è qualche o molte pecore nere. Sembra che il segretario generale della Cisl Scuola di Prato e Firenze, Claudio Gaudio, non conosca bene i bambini, e sappia poco di pedagogia. Spero non sia uno di quei sindacalisti che prima si occupava di banche, poi è passato ad occuparsi di muratori e infine di scuola. La stessa segretaria nazionale della Cisl Scuola, Lena Gissi, è intervenuta per elogiare la maestra Francesca. Senza dubbio ha ragione Gissi quando scrive “non merita un sindacato come la Cisl, per qualche frase sbagliata o fraintesa di un suo dirigente, di essere dipinto per quello che non è mai stato e che non è” ma Gaudio nel suo comunicato ha fatto uno “scivolone” scrivendo: “Appare poi davvero scoraggiante, come purtroppo sta avvenendo nella comunità pratese, portare ad esempio la maestra che intrattiene in un parco i bambini, non si capisce bene a che titolo ed in barba a tutte le norme di sicurezza attualmente in vigore, lasciando intendere che le altre colleghe siano delle “vagabonde” solo perché stanno portando avanti il loro lavoro con le modalità ad oggi consentite”.

Gaudio ha preso una cantonata tant’è che anche la segretaria nazionale della Cisl ha detto: “Manderei anche la mia nipotina alle lezioni all’aperto di Francesca Sivieri, l’insegnante di Prato”.

Terzo ed ultimo aspetto. Evidentemente in Italia, non si è ancora compreso il valore del fare scuola all’aperto. Nonostante l’interesse di molti insegnanti sul tema, c’è ancora molta ignoranza e ritrosia per questa esperienza. E’ arrivato, invece, il momento di dare voce alle iniziative di questo genere e di sostenerle anche dal punto di vista governativo. Illustri pedagogisti come Monica Guerra, Michela Schenetti, Maja Antonietti e Fabrizio Bertolino sono stati anche ascoltati dalla Commissione istruzione della Camera ma le loro parole sembrano essere rimaste solo nell’aria.

Il coronavirus ha dato la possibilità alla scuola italiana di rifare il tagliando. Speriamo che ora si riparta in maniera diversa. Ma forse è solo un’illusione.

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