Lo scorso 4 giugno il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica ha approvato alla unanimità una delibera che chiede la desecretazione dei documenti riguardanti il caso Moro e le stragi di Bologna e Ustica. In una successiva nota il Copasir auspica che anche i documenti custoditi negli archivi delle Agenzie di informazione per la sicurezza relativi a quelle vicende siano oggetto di desecretazione e vengano messi a disposizione dell’autorità giudiziaria, ‘pur con i limiti imposti dalla tutela dei rapporti con gli apparati di informazione di altri Paesi’.

A questo punto delle due l’una: o noi ci siamo persi qualcosa o questo è successo al Copasir. Tertium non datur. Eh sì, perché va avanti da un bel po’ di tempo la faccenda – come ho spiegato nel post precedente nel quale ho interpellato la direttrice dell’Archivio Flamigni, Ilaria Moroni – passando dalla riforma dei Servizi del 2007, la Direttiva Prodi e quella Renzi.

Primo: se il Copasir chiede ai Servizi di versare carte si ammette che i Servizi fino ad ora non hanno fatto quello avrebbero dovuto per legge, e questo è una bella storia da spiegare. Secondo: se si continua a chiedere la declassificazione dei documenti per argomenti non supereremo mai il nodo della ‘scelta’: chi decide quali carte versare? Come possiamo essere sicuri che le carte siano state versate interamente? Andiamo a fiducia? Perché nessuno, tranne i Servizi sa cosa c’è in quei cassetti! Esiste un Comitato di saggi istituito per attuare la Direttiva Renzi: perché non consultarli?

Insomma, la sortita del Copasir è davvero assai particolare a meno che non si voglia tener conto di una frase del comunicato emesso dall’organismo parlamentare: “… ciò anche alla luce delle rilevanti novità riportate nei mesi scorsi dagli organi di stampa, da cui emergerebbero scenari in parte difformi rispetto a quelli accertati dai processi, e che potrebbero in ogni caso permettere una più adeguata comprensione delle vicende, interne e internazionali, all’interno delle quali tali eventi sono maturati”.

Ecco, così si comprendono le acrobazie: il mondo della destra insiste nel dichiarare l’innocenza dei fascisti Giusva Fioravanti e Francesca Mambro e ripete con una certa ossessività nell’affermare che esisterebbero documenti segreti che proverebbero altre piste. Si tratta di documenti depositati presso il Dis, l’organismo di coordinamento dei Servizi, ampiamente visionati dai componenti della Commissione d’inchiesta sul Caso Moro della scorsa Legislatura i quali hanno escluso che lì ci siano evidenze significative, come si vuole far credere. Ma il fronte ‘innocentista’, sostenuto da alcuni organi di informazione, non molla – oggi la presidente dell’Associazione dei familiari delle vittime della strage di Ustica, Daria Bonfietti, commenta la faccenda dicendo chiaramente che dobbiamo guardarci da ‘rischi di nuovi depistaggi’.

In effetti non è bello che al coro si unisca ora anche il Copasir: anche perché il Comitato per la sicurezza della Repubblica potrebbe cominciare a liberare i documenti che ha nei propri cassetti. Provate a chiedere il testo di una audizione, anche vecchia, che so, quella di Craxi del 1984 sulla Strage del Rapido: vi rispondono picche.

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