La storia infinita della mega discarica Montedison di Bussi sul Tirino (Pescara) rischia di esplodere per l’ennesima volta a poco più di un mese dalla sentenza storica con cui il Consiglio di Stato ha confermato che Edison dovrà provvedere alla bonifica delle aree inquinate 2A e 2B e zone limitrofe, a ridosso del centro abitato del comune abruzzese. Ad aprire un nuovo intricato capitolo della vicenda è stata la decisione del ministero dell’Ambiente di annullare la gara d’appalto (da 38 milioni di euro) aggiudicata nel lontano febbraio 2018 per la bonifica delle due aree, sulla base di un parere di un Consiglio superiore dei lavori pubblici. Le ragioni in una lettera inviata al Comune di Bussi e firmata dal direttore del ministero dell’Ambiente, Giuseppe Lo Presti, nella quale si afferma che era emerso “uno scarso grado di approfondimento dei contenuti progettuali iniziali posti a base di gara che, a parere del Consiglio Superiore, rendeva impossibile la redazione di un progetto definitivo corretto, approfondito e rispondente ai requisiti minimi della normativa tecnica vigente”. Ad annunciarlo è stato, qualche giorno fa, il sindaco Salvatore Lagatta, ricordando di aver contestato quel parere e anticipando che avrebbe presentato querela contro il ministero per omessa bonifica. Già a gennaio, prima della sentenza del Consiglio di Stato, il primo cittadino aveva puntato i piedi per cercare di sbloccare gli interventi di bonifica e ripercorso tutte le tappe burocratiche della vicenda.

UNA VITTORIA SVUOTATA – “Sono riusciti a trasformare una vittoria del nostro territorio in una sconfitta, cancellando repentinamente una procedura lunga anni per la bonifica integrale della discarica” è l’accusa dei rappresentanti del Prc, il segretario nazionale Maurizio Acerbo e il segretario provinciale di Pescara Corrado Di Sante, rivolta al ministro dell’Ambiente, Sergio Costa e al sottosegretario del dicastero, Roberto Morassut. E ancora: “Tutti sanno che interesse della Edison è quello di non fare la bonifica con rimozione integrale dei rifiuti (prevista nel progetto del commissario straordinario Adriano Goio, chiamato in Abruzzo a marzo del 2006 e scomparso nel 2016, ndr), ma una tombatura che costa molto meno ma lascia le sostanze tossiche sul nostro territorio”.

LE ACCUSE DEL Forum H2O – Non si è fatta attendere la reazione di Augusto De Sanctis, del Forum H2O che accusa il ministero dell’Ambiente di mancata trasparenza e manifesta diversi dubbi “sulla reale sussistenza delle tre criticità sollevate sul progetto dal Consiglio Superiore”: in primis l’assenza di impermeabilizzazione delle aree di stoccaggio provvisorio dei rifiuti e poi la mancanza di indicazioni sull’elenco delle discariche dove inviare i rifiuti e l’analisi di rischio. “Per le prime due si possono chiedere integrazioni, ammesso e non concesso che siano reali” commenta De Sanctis, raccontando di non aver avuto accesso alla documentazione “che il ministero da mesi ci sta negando nonostante un ricorso vinto all’anti-corruzione”. Per la questione della mancata procedura di analisi di rischio, invece, il Forum sottolinea che sui rifiuti non è prevista l’analisi di rischio. La procedura semplificata introdotta con l’articolo 242bis del Testo Unico dell’Ambiente, infatti, permette di saltare la fase di analisi di rischio “proprio per velocizzare il disinquinamento”. Analisi di rischio che, tra l’altro, non si applica ai rifiuti (nel caso specifico si tratta di due discariche) ma solo ai terreni contaminati. “Con la procedura semplificata – aggiunge il Forum – anche la caratterizzazione (cioè lo studio della presenza dei contaminanti) viene rinviata a dopo l’intervento di rimozione dei materiali”. Al di là delle presunte criticità, il Forum sottolinea che “il documento del Consiglio Superiore che è un parere interlocutorio” e pertanto “non può essere usato strumentalmente, visto che lo stesso ministero dell’Ambiente spesso aspetta anni dalle aziende responsabili delle contaminazioni per consentire integrazioni e modifiche progettuali”. Stesso discorso per le prescrizioni. “Il ministero dell’Ambiente per le opere in procedura di Valutazione di Impatto Ambientale introduce spesso decine di prescrizioni – ricorda Augusto De Sanctis – che vano a modificare il progetto migliorandolo. E ci pare che lo stesso Consiglio Superiore, nella conclusione del suo parere, apra proprio a modifiche del progetto”. Il rischio è quello di ritardare di 6-7 anni le bonifiche.

LE RASSICURAZIONI DI MORASSUT – Sulla questione è intervenuto il sottosegretario al ministero dell’Ambiente Roberto Morassut. “L’Abruzzo non perderà i 50 milioni destinati al SIN di Bussi sul Tirino. Edison è stata riconosciuta responsabile della contaminazione di un’area specifica, di circa 5 ettari che è parte di un SIN ben più vasto, di oltre 230 ettari” ha spiegato”. Per quella parte, in pratica, Edison dovrà ottemperare (dando seguito alla sentenza definitiva del Consiglio di Stato) alla bonifica e, ha aggiunto il sottosegretario, sta già implementando le misure di prevenzione sul sito per iniziare le successive attività di caratterizzazione. Le risorse pubbliche già destinate alla bonifica per 50 milioni e attribuite alla ‘contabilità speciale’ e che dovevano servire a finanziare l’intervento a spese dello Stato, torneranno a breve – assicura Morassut – nella disponibilità del ministero dell’Ambiente e potranno essere utilizzate, d’intesa con la Regione Abruzzo, per altri interventi di bonifica all’interno dello stesso SIN. Ma che accadrà rispetto alla gara in corso? Per Morassut l’avvio del procedimento per l’annullamento della gara oggetto dell’intervento è stato “un atto dovuto per la trasparenza e a salvaguardia di importanti risorse pubbliche, in presenza di un progetto, quello posto a base di gara, giudicato inadeguato da parte del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, il maggiore organo tecnico consultivo dello Stato”. Il ministero avrebbe dunque agito “in piena coerenza e correttezza a tutela del territorio e dei cittadini abruzzesi”.

QUEL DOCUMENTO DELL’ARTA – Ma il Forum non ci sta. E porta, come prova di quanto sostenuto, un documento dell’Agenzia regionale per la Tutela dell’Ambiente (Arta) datato 2015. Perché se una delle criticità tecniche sollevate dal direttore del ministero dell’Ambiente Giuseppe Lo Presti, sulla base di un parere del Consiglio Superiore dei lavori Pubblici riguardava la mancanza della procedura di analisi di rischio, il Forum ha divulgato il documento in cui l’Arta agenzia esaminava, ancora prima dell’indizione della gara, il progetto del commissario straordinario e spiegava che Goio aveva deciso proprio di seguire le procedure semplificate. Motivo per cui l’agenzia aveva imposto solo una serie di prescrizioni “al fine di migliorare il progetto in fase esecutiva”. Il documento risulta sia stato inviato anche al ministero dell’Ambiente. Solo ora “dopo ben 5 anni, a gara aggiudicata – accusa il Forum – si vorrebbe far valere una criticità che addirittura non esiste. Sarebbe uno scandalo ripartire da zero”.

I RITARDI ACCUMULATI – Anche perché, come sottolineato anche dalla Commissione Ecomafie, in una relazione del 2016 sullo stato delle bonifiche dei siti contaminati (qui il link del pdf) in questa vicenda si sono accumulati diversi ritardi da parte delle varie istituzioni e per diverse ragioni, dal proliferare delle conferenze dei servizi, alle “estenuanti interlocuzioni tra ministero dell’Ambiente ed enti locali”, fino alle sovrapposizioni di competenze e al rapporto “di scarsa collaborazione, se non di vero e proprio conflitto, tra commissario e Arta Abruzzo”.

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