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Spagna, chi c’è dietro l’inchiesta sul presunto “complotto” per destabilizzare i processi che riguardano il Psoe e il governo Sanchez

Gli inquirenti cercano le prove di una macchina del fango contro i giudici anticorruzione. Nel mirino i vertici del Psoe, un giro di fatture false e appalti
Spagna, chi c’è dietro l’inchiesta sul presunto “complotto” per destabilizzare i processi che riguardano il Psoe e il governo Sanchez
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Nuove perquisizioni. Richiesta di documenti. E ancora una volta i socialisti di Pedro Sanchez finiscono nel mirino della magistratura. L’ultimo tassello sì è consumato nella sede del Psoe, in calle de Ferraz a Madrid: il Tribunale nazionale ha spiegato che il giudice istruttore Santiago Pedraz ha ordinato all’Uco – gli agenti dell’Unità Operativa Centrale della Guardia Civil, l’organo centrale della polizia giudiziaria che si occupa delle indagini dei reati più gravi di criminalità e criminalità organizzata, sia nazionale che internazionale – di recarsi presso la sede del partito del premier “per richiedere vari documenti e archivi elettronici” nell’ambito di un’indagine su un presunto complotto volto a destabilizzare procedimenti giudiziari che riguardavano il Partito socialista o il governo“, con annessi possibili illeciti finanziari. Le indagini coinvolgono l’ex segretario all’Organizzazione del Psoe Santos Cerdan, già indagato in precedenti presunti casi di corruzione, la ex militante del Psoe María Leire Diez Castro, l’imprenditore Javier Pérez Dolset, l’ex assessore alla Presidenza della Giunta dell’Andalusia Gaspar Zarrías e l’avvocato Ismael Oliver, per presunti reati di associazione a delinquere, plurimi reati di corruzione, divulgazione di segreti, istigazione alla falsa testimonianza, falsa accusa, falsità in atto commerciale, traffico di influenze e reato contro le istituzioni dello Stato. Risultano inoltre indagati l’avvocato Jacobo Teijelo Casanova e l’agente della Guardia Civil Juan Sanchez Yepes, per presunti reati di divulgazione di segreti, corruzione e atti contro le istituzioni dello Stato.

Il giudice istruttore ritiene che dai fatti oggetto dell’indagine emerga poi un coinvolgimento della responsabile della Segreteria all’Organizzazione del Psoe, Ana María Fuentes Pacheco, almeno in qualità di complice e come autrice del possibile reato di falsità in documenti commerciali mediante emissione di fatture false. Nell’indagine risultano anche i nomi di Juan Manuel Serrano Quintana, ex capo di gabinetto della direzione nazionale del Psoe sotto Sanchez ed ex presidente delle Poste (Correos), e il deputato socialista Juan Francisco Serrano Martínez. Secondo il giudice istruttore Pedraz, sono “emersi indizi che rivelano la loro collaborazione con gli indagati nell’esecuzione di atti concreti e isolati a sostegno del loro piano illecito”. Il magistrato rimarca però che “occorrerà attendere l’evoluzione delle indagini per definire con precisione la loro responsabilità penale”. Il sospetto degli investigatori è che il Psoe abbia pagato Diez, con pagamenti mascherati da fatture false, “per condurre presunte campagne di disinformazione contro giudici, pubblici ministeri e membri delle forze dell’ordine”. Secondo Pedraz, l’attività presumibilmente illecita oggetto dell’indagine “è grave sia per le pene che potrebbero essere inflitte, sia per l’elevato importo delle transazioni finanziarie”. Il caso su cui sta indagando è esploso nel 2025, quando sui media spagnoli furono pubblicate delle registrazioni audio da cui sembrava emergere che l’allora militante socialista Leire Diez fosse coinvolta in tentativi di screditare il tenente colonnello della Guardia Civil Antonio Balas, responsabile delle indagini sui casi aperti contro il fratello e la moglie del premier Sanchez, nonché sul caso di corruzione noto come ‘caso Koldo’. Ulteriori notizie hanno collegato la donna a presunti tentativi di influenzare l’operato dei pubblici ministeri. Il Partito socialista ha affermato che Díez ha agito di propria iniziativa. La militante ha lasciato il partito e ha sostenuto che stesse in realtà portando avanti un lavoro giornalistico e che il materiale trapelato era destinato a un libro di inchiesta sul traffico di idrocarburi. Díez era stata arrestata a dicembre e successivamente rilasciata.

La richiesta di informazioni ai socialisti e le perquisizioni Zarrias, Cerdan e Dolset, affondano le loro radici nell’indagine sul presunto schema di corruzione che a dicembre ha portato in carcere Díez, l’ex presidente della Società Statale di Partecipazione Industriale (Sepi) Vicente Fernández Guerrero e dell’imprenditore basco Antxon Alonso, a sua volta amico di Cerdán. Condividevano una chat su Whatsapp che si chiamava “Hiruro” (che in Euskadi significa “noi tre”) e secondo gli investigatori tra il 2021 e il 2023 avrebbero riscosso tangenti, grazie all’aiuto di alcuni funzionari pubblici, per oltre 750mila euro. In particolare, gli investigatori si concentrano su cinque transazioni per un valore totale di 132,9 milioni di euro in sovvenzioni e appalti.

Chi è Leire Díez

È la figura al centro delle indagini. Di origine basca, è stata militante socialista dagli anni 90, fino alle dimissioni volontarie nel 2025 in seguito all’inchiesta della magistratura. Ex dirigente e responsabile della comunicazione dell’azienda pubblica Enusa, tra il 2022 e 2023 ha ricoperto diversi incarichi nelle poste spagnole. Il suo nome è diventato di pubblico dominio a livello nazionale in seguito alla diffusione di alcune registrazioni audio compromettenti, inclusa quella in cui chiedeva all’imprenditore Alejandro Hamlyn – imprenditore basco del settore energetico, noto soprattutto per essere l’azionista di maggioranza ed ex amministratore delegato del gruppo petrolifero Hafesa (ora rinominato Haxx) coinvolto in un importante caso di frode fiscale – informazioni per screditare membri dell’Unità Operativa Centrale (UCO) della Guardia Civil e in particolare su Balas, che dirigeva le principali operazioni contro il Psoe. In un’altra registrazione diffusa sui media, Diez si presentava all’ex procuratore anticorruzione Ignacio Stampa – si legge su El Pais – come “la persona che il PSOE ha incaricato di scoprire cosa c’è dietro tutto questo” e la “braccio destro” di Santos Cerdán, e chiedeva a Stampa informazioni su questioni delicate riguardanti il ​​procuratore capo anticorruzione Alejandro Luzón. In seguito pare che Diez abbia incontrato funzionari, guardie civili e avvocati sempre per recuperare informazioni su chi si occupasse delle inchieste e presentandosi come “inviata da Ferraz”, cioè dal partito socialista. Diez ha sempre dichiarato che il suo era un lavoro di “inchiesta giornalistica” personale, svincolato da qualsiasi richiesta del partito. E ora le indagini mirano a capire se fosse davvero così o se al contrario agisse su richiesta dei socialisti.

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