“Vogliamo giustizia e verità per i nostri cari, i nostri morti sono morti di tutti”. È questo il grido silenzioso dei familiari delle vittime delle Residenze per anziani lombarde che, per la prima volta dall’inizio dell’emergenza, si sono ritrovati insieme davanti al Pio Albergo Trivulzio, una delle strutture per la terza età sotto accusa per i numerosi decessi. C’è chi ha posato un fiore e chi una lettera di fianco allo striscione sul quale sono scritti i nomi di centinaia di vittime. “Dalle testimonianze dei parenti e del personale è emersa una grave carenza procedurale – spiega Alessandro Azzoni portavoce del Comitato verità e giustizia – che non ha permesso di curare i nostri cari dal virus”. Ma c’è anche chi ha ancora una madre o un padre dentro la struttura e chiede di tornare a vedere i propri cari. Intanto l’assessore al Welfare della Lombardia, Giulio Gallera, nella diretta facebook odierna, ha annunciato di aver “concluso lo screening nelle Rsa dove sono stati fatti tamponi a tutti gli ospiti”. “Uno screening precedente sarebbe stato auspicabile” commenta Fabio Scottà che fa parte del Comitato. Mentre una signora che alla Baggina ha perso la madre considera “irresponsabile l’atteggiamento della Regione che non ha saputo prendersi cura dei più deboli ovvero gli anziani”

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