Senza contare chi si è spento con o senza tampone durante gli ultimi quattro mesi, nelle residenze per anziani della Lombardia ci sono oltre 15mila persone con il coronavirus. “Tutti collocati in aree adeguatamente separati e curati in maniera puntuale”, assicura l’assessore al Welfare Giulio Gallera annunciando la fine dei test a tappeto nelle Rsa, tra le strutture più colpite dal virus che ha piegato la regione e al centro di diverse inchieste della magistratura, focalizzate sia sulla gestione dell’emergenza che sulla delibera dell’8 marzo che aveva ‘aperto’ le residenze ai malati Covid-19.

“Abbiamo concluso lo screening con i tamponi di tutti gli ospiti delle Rsa, quindi oltre 52mila tamponi fatti, siamo a 57mila perché alcuni hanno avuto due tamponi, ed è emerso che abbiamo circa il 30% di positivi all’interno delle Rsa”, ha spiegato l’assessore lombardo nella diretta per fare il punto sull’emergenza sanitaria nella regione più aggredita dal virus e nella quale ancora oggi si registra il 45% dei nuovi contagi di tutta Italia. E proprio riferendosi alle centinaia di nuove positività scoperte anche nelle ultime 24 ore, Gallera sostiene che i dati siano “influenzati” proprio dallo screening nelle Rsa lombarde che contano circa 70mila posti letti disponibili, l’80 per cento dei quali gestiti da privati.

Proprio oggi davanti a una delle strutture più colpite, il Pio Albergo Trivulzio di Milano, si è svolta una manifestazione dei familiari delle vittime e degli ospiti ancora degenti che hanno esposto uno striscione con i nomi degli anziani deceduti. L’iniziativa del Comitato dei familiari delle vittime arriva, è stato spiegato dal portavoce Alessandro Azzoni, “dopo mesi di condivisione distanziata di lutti e angosce per la sorte dei nostri cari, quando è ancora costante la preoccupazione per i nostri familiari che vivono isolati all’interno della Baggina”. Si tratta, chiarisce, “del primo incontro nel luogo diventato il simbolo di un dramma, che ha coinvolto anziani e personale sanitario, e che ora si cerca di mettere sotto il tappeto”. E nascerà un’associazione: “In questo momento stiamo scrivendo lo Statuto di un’associazione che vuole riunire i parenti delle vittime delle Rsa lombarde colpite in un modo così tragico dal virus”.

Sulla vicenda del Trivulzio – come sulla Fondazione Don Gnocchi – indaga la procura di Milano, ma anche altre procure si sono mosse nelle aree di loro competenza. Ad annunciarlo è stato il procuratore generale di Brescia, Guido Rispoli, spiegando che nel suo distretto ci sono le prime iscrizioni nel registro degli indagati, non a Brescia ma in altre sedi del distretto che comprende anche Cremona, Bergamo e Mantova. Rispoli ha spiegato che tra le numerose denunce raccolte molte riguardano “organi di gestione” di ospedali e Rsa e “personale sanitario e infermieristico a vari livelli”.

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