Quest’anno compio 40 anni di iscrizione all’Albo dell’Ordine dei Medici di Napoli. Mi iscrissi a Medicina nel lontanissimo 1973 a soli sedici anni dopo essere rimasto affascinato da una bellissima conferenza stampa dell’allora Direttore Scientifico dell’Istituto Tumori Fondazione Pascale, Prof Giovan Giacomo Giordano (padre del prof Antonio Giordano, oggi autorevole consulente Usa del nostro Ministro dell’Ambiente Sergio Costa), che illustrava come il fiume Sarno fosse il fiume più inquinato d’Europa e di come si dovesse intervenire presto e bene per evitare gravissimi danni alla salute pubblica.

Delle principali testate giornalistiche regionali non c’era nessuno: io rappresentavo la Diocesi di Napoli come giovanissimo inviato del giornale diocesano di Napoli, Nuova Stagione.

Mi sono iscritto a Medicina, sono diventato il più giovane medico di Napoli nel 1980, il più giovane tossicologo di Italia nel 1984, ho pubblicato su Lancet a 28 anni ed ero diventato primario facente funzione del prestigioso laboratorio di analisi proprio della Fondazione Pascale.

Del Sarno e di tutta quella storia me ne ero dimenticato: ero certo che comunque si era fatto qualcosa, anche se non lo sapevo. A partire dal 2006 ho deciso di uscire dal chiuso dei miei laboratori di ricerca e di girare per tutta la Campania per comprendere la realtà del disastro ambientale in atto nella mia regione.

Ho interrotto la brillante carriera che avevo avuto sino ad allora. Sono diventato un pericoloso Medico dell’Ambiente che ha verificato sul posto discariche, legali ed abusive, sversamenti industriali, roghi tossici e fatto migliaia di conferenze e consulenze tecniche gratuite per dare giustizia e formare ed informare correttamente sul disastro ambientale tutti i miei concittadini.

È stata per me la Provvidenza a mandare ancora una brava giornalista di Tv7, Rosita Rosa, a fare un servizio sul Sarno, andato in onda su Rai 1 il 20/2/2020. Dopo 50 anni e alla soglia della pensione, ammalato pure di cancro, avevo solo il desiderio di riuscire a vedere almeno una volta un risultato concreto dalla mia disperata azione di denunzia vanificata (come per il prof Giordano padre) dalla criminale azione non solo di imprenditori, ma anche e soprattutto di politici e di medici collusi e complici che avevano da sempre negato e continuato a negare sia il danno sanitario sia la sua origine da mancati controlli sulle attività industriali.

Tv7 ha prodotto l’ennesimo reportage di un disastro ambientale e quindi sanitario apparentemente invincibile ed inevitabile in Campania.

È arrivato il mostro Covid-19. Ebbene questo mostro, in un solo mese e mezzo da quel servizio Rai, ha ripulito completamente il Sarno tornando a fare risplendere quel territorio antico e fertile, patria delle tutelatissime pummarole San Marzano.

Come abbiamo urlato inascoltati da 50 anni, il danno al fiume Sarno e quindi ai suoi cittadini residenti proveniva pressoché esclusivamente solo dagli scarichi industriali tossici mai controllati delle industrie conciarie a monte. Il lockdown obbligato delle attività industriali in un solo mese e mezzo ha fatto quello che nessuna autorità era riuscito a fare: ripulire il fiume, restituirlo alla vita e quindi alla salute dei suoi abitanti.

I cittadini residenti, con gioia, hanno inondato i social con i loro filmati di un fiume tornato alla sua bellezza e salubrità naturale. Eppure tutti i cittadini erano ben chiusi in casa, le fogne e i reflui urbani erano al massimo proprio per il lockdown ma, a conferma indiscutibile che il problema fosse solo e proprio degli scarichi industriali, il fiume era ritornato meravigliosamente limpido e pulito.

In data 4 maggio 2020 abbiamo tentato di riprendere le nostre attività anche industriali e manifatturiere. Abbiamo tutti sperato che nel dopo Covid si innalzasse il livello di coscienza e di tutela dell’ambiente e quindi di maggiore attenzione nelle nostra Terra dei Fuochi.

Sono bastati pochi giorni e il fiume Sarno è ritornato ad essere sporco, melmoso, tossico come prima. Sono bastati pochi giorni per fare tornare non solo i roghi tossici, ma addirittura tornare a fare esplodere le nostre aziende che producono e trattano la plastica a Nola. Sono bastati pochi giorni per fare arrestare decine di persone, funzionari e colletti bianchi, per traffico illecito di rifiuti speciali nel Porto di Salerno.

Non ha alcun senso che il Ministro Costa si prodighi ad annunziare ancora che manderà i Noe a controllare di nuovo Terra dei Fuochi e il Sarno. Serve, prima, tracciabilità certa e monitorata a monte dei rifiuti speciali, che ancora non esiste! Non serve la repressione, non servono i droni utili per controllare gli spostamenti dei cittadini quanto inutili per controllare gli sversamenti industriali. I lanciafiamme di Vincenzo De Luca li vogliamo in dotazione a tutte le forze dell’Ordine per controllare a monte le attività industriali, non le feste di laurea!

Terra dei Fuochi esiste in Campania come in tutta Italia: sono le industrie che inquinano perché non vogliono avere controlli sui loro rifiuti e sul lavoro che non sia nero. A noi cittadini resta solo scegliere come morire? Di Covid ma in un ambiente pulito e salubre o di cancro per consentire alla nostra industria di continuare a massacrare noi insieme al nostro territorio, in tutta Italia e in tutto il mondo, e soltanto per il profitto di qualcuno?

Io ho già scelto: morirò combattendo questo Sistema infame per dare un senso alla mia scelta di volere essere innanzitutto un Medico.

Fatto for future - Ricevi tutti i giovedì la rubrica di Mercalli e le iniziative più importanti per il futuro del pianeta.

ISCRIVITI

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te.

In queste settimane di pandemia noi giornalisti, se facciamo con coscienza il nostro lavoro, svolgiamo un servizio pubblico. Anche per questo ogni giorno qui a ilfattoquotidiano.it siamo orgogliosi di offrire gratuitamente a tutti i cittadini centinaia di nuovi contenuti: notizie, approfondimenti esclusivi, interviste agli esperti, inchieste, video e tanto altro. Tutto questo lavoro però ha un grande costo economico. La pubblicità, in un periodo in cui l'economia è ferma, offre dei ricavi limitati. Non in linea con il boom di accessi. Per questo chiedo a chi legge queste righe di sostenerci. Di darci un contributo minimo, pari al prezzo di un cappuccino alla settimana, fondamentale per il nostro lavoro.
Diventate utenti sostenitori cliccando qui.
Grazie Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Allevamento, oggi gli italiani consumano meno carne. Peccato aumentino gli animali macellati

next
Articolo Successivo

Fase 2 e auto: ripartire dalla mobilità va bene ma che sia attiva, pubblica e sostenibile

next