Gli Stati Uniti respingono la “rilevante campagna di disinformazione” condotta dal presidente venezuelano, Nicolas Maduro, riguardo al coinvolgimento americano nell’incursione di mercenari, tra cui due americani, arrivati nel Paese via mare l’obiettivo di ucciderlo e rovesciare il regime di Caracas. “Cerchiamo di saperne di più, comprese le attività dei due cittadini americani”, ha dichiarato un portavoce del Dipartimento di Stato Usa, mentre il Segretario di Stato, Mike Pompeo, ha fatto sapere che Washington farà di tutto, con ogni mezzo a disposizione, per riportare a casa i due uomini.

Quello che Maduro ha definito un “attacco terrorista” si è concretizzato nella notte tra il 3 e il 4 maggio. Nella versione fornita da Caracas ci sono tutti gli elementi di una storia di ingerenza americana per far crollare i regimi comunisti ambientata nell’America latina a metà del secolo scorso: milizie paramilitari addestrate da governi stranieri con il supporto di Washington, ex membri delle forze speciali Usa coinvolti e incursioni notturne via mare a bordo di piccole imbarcazioni cariche di armi pesanti. Non a caso, i sostenitori di Maduro l’hanno definita una piccola Baia dei Porci, in riferimento alla fallita invasione statunitense di Cuba del 1961, quando lo Studio Ovale era occupato da John Fitzgerald Kennedy e a L’Avana comandava Fidel Castro.

Secondo la ricostruzione del governo venezuelano, il commando armato, di cui 8 membri sono stati uccisi e 15 arrestati, tra questi anche gli americani Luke Denman e Airan Berry che secondo Caracas farebbero parte dei servizi di sicurezza Usa, è partito dalle coste colombiane a bordo di una lancia che ha toccato terra vicino a La Guaira. A bordo, insieme ai paramilitari, armi pesanti che dovevano servire nel corso dell’incursione degli uomini “addestrati in territorio colombiano con finanziamento degli Usa e della stessa Colombia“, in collaborazione con l’oppositore e autoproclamato presidente ad interim, Juan Guaidó, che in un comunicato ha però preso le distanze dall’operazione, dicendo che si tratterebbe di un progetto dello stesso governo di Maduro per camuffare uccisioni extragiudiziarie di membri dell’esercito e giustificare nuove persecuzioni contro la dissidenza venezuelana.

Il Capo dello stato venezuelano ha dichiarato però di essere in possesso di “prove, testimonianze e video” che sostengono la sua tesi, aggiungendo che esistono anche le dichiarazioni di un ex Berretto Verde, Jordan Goudreau, titolare della compagnia di sicurezza privata SilverCorp Usa Inc. L’ex membro delle forze speciali statunitensi è stato intervistato nel corso della trasmissione Youtube Factores de Poder, nel corso della quale ha mostrato un contratto per un’operazione armata in territorio venezuelano su cui, oltre alla sua, appaiono le firme dello stratega politico del presidente ad interim, J.J. Rendón, del deputato oppositore Sergio Vergara, e dello stesso Guaidó.

Un gruppo di militari oppositori del regime ha rivendicato il tentato golpe via Twitter per “mettere fine alla tirannia, all’oppressione e imporre la libertà e restaurare la democrazia per il popolo del Venezuela”. Al comando dell’operazione ribattezzata Trompetas de Gedeón (Trombe di Gedeone) c’era il capitano della Guardia nazionale venezuelana, Antonio Sequea Torres: “È giunto il momento – ha detto il capitano rivolgendo un appello a tutte le forze armate – che cada chi deve cadere e viva chi deve vivere, però con dignità, sicurezza e un futuro garantito”.

“Gli Stati Uniti – ha assicurato Maduro in un discorso televisivo – sono coinvolti in questa incursione neutralizzata dall’Unione civico-militare e di polizia del Venezuela”. Il presidente venezuelano ha poi accusato la Colombia di aver offerto il territorio per addestrare decine di “mercenari” per realizzare il golpe. Parlando con i cronisti alla Casa Bianca, Donald Trump ha però smentito che i due americani arrestati in Venezuela siano agenti in missione.

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