È iniziata la cosiddetta “fase due”, per certi versi molto più complicata e difficile, e irta di ostacoli, della fase uno, in cui l’emergenza era così grave che le misure erano (relativamente) chiare e condivise. È ovvio che tutte le istituzioni si trovino in difficoltà, specie quelle locali, come ad esempio i comuni. Uno degli aspetti più complicati è, senza dubbio, ripensare la mobilità, visto che i mezzi pubblici dovranno essere occupati per meno della metà delle persone che li usavano prima della pandemia. Non c’è dubbio allora che le azioni dei comuni vadano giudicate entro questo quadro di complessità del tutto nuova.

Tuttavia, se da un lato ci sono segnali incoraggianti, dall’altro ce ne sono altri molto più negativi. Perché su una cosa non ci possono essere dubbi: non si può tornare alla situazione prepandemica. Al contrario, questa pandemia doveva e deve essere l’occasione per ripensare completamente la mobilità. Specie in città dove eravamo al collasso, come Roma. Una città diventata ormai luogo di tragedie quotidiane, quelle di pedoni, ciclisti, scooteristi uccisi. Una scia di sangue senza fine, con centinaia di vittime e che porta Roma in cima alle classifiche delle città più pericolose.

Per non parlare, ovviamente di smog e polveri sottili, e altri fattori inquinanti, ma anche di un traffico ormai insostenibile a fronte di mezzi pubblici carenti e anzi spesso talmente esausti da prendere fuoco (anche se va detto che sui roghi degli autobus – e altro – si allunga l’ombra della malavita che non ama di sicuro questa amministrazione).

Virginia Raggi, non potrò stancarmi di ripeterlo, ha fatto tantissimo. La sua è stata un’amministrazione trasparente, cosa di cui aveva disperatamente bisogno, che ha agito abbastanza correttamente laddove c’era bisogno e nonostante le poche risorse disponibili. Essere sindaco a Roma un compito quasi impossibile e non lo augurerei al mio peggior nemico. Su un fronte, però, è stata carente. Ed è proprio quello ecologico. In fatto di ambiente, raramente si è pronunciata. Ha fatto vaghi proclami sul cambiamento climatico, senza poi dar seguito a quanto detto anche in contesti internazionali. A livello di cambiamento in senso ecologico e di contrasto al climate change a Roma si è fatto poco, per non dire nulla. E questa è la cosa che rammarica di più, perché nonostante le difficoltà la direzione doveva essere tracciata in maniera più netta.

Il messaggio che si dà con la riapertura della ztl a Roma (ma lo stesso ha deciso Sala a Milano) da questo punto di vista è devastante. Da un punto di vista pratico, potrebbe essere anche una cosa sensata, per favorire una circolazione più omogenea. Ma se si ripercorre la fatica per arrivare finalmente a zone a traffico limitato a Roma, ci sono voluti anni, se si ricorda quante pressioni, specie dai commercianti, sono state fatte e continuano ad essere fatte perché vengano ridotte o abolite, ci si rende conto dell’enorme passo indietro. Il messaggio che si dà ai cittadini totalmente sbagliato, ovvero quello di un via libera, la possibilità d attraversare il centro di Roma con qualunque mezzo, anche inquinante. Proprio dopo che avevamo ammirato le nostre città vuote, tanto decantate da tutti, istituzioni comprese.

Certo, nel piano di Roma si parla anche di nuove piste ciclabili, 150 km, ma per ora resta un piano, dunque sulla carta (tra l’altro si dice che saranno “reversibili”); si parla di potenziamento del car sharing e dello scooter sharing, anche in periferia, benissimo, ma se uno che ha un mezzo può prenderlo perché dovrebbe prendere lo sharing? Infine si parla si un vago Smart Moving con il coinvolgimento dei mobility manager, per ripensare lo smartworking delle società pubbliche e private, amministrazione capitolina compresa. Insomma, mi sembra molte cose teoriche e poche cose pratiche. La più pratica di tutte, e la già facile, riaprire la ztl, anche se giurano che per ora si tratterà di un mese.

Concludo ripetendo quello che può sembrare retorico ma non è: la pandemia ci ha chiaramente detto che con il modello precedente di vita e sviluppo moriamo. E uno dei settori che più producono inquinamento ed emissioni è proprio il trasporto urbano. Le nostre città vanno ripensate completamente, lo diciamo tutti da anni, ambientalisti e non. E dunque la pandemia, e questo momento prezioso in cui gli alunni sono a casa, malgrado loro, e molti restano in smart working andrebbe usato per sperimentare un modello di mobilità a tutto tondo sostenibile, quello di cui la Raggi ha parlato salvo poi annunciare misure che di sostenibile non hanno nulla.

Di nuovo: se non si ha il coraggio di pensare misure radicali lo si dica, se non ci si riesce per i più svariati motivi lo si dica. Ma inserire la riapertura delle ztl dentro un pacchetto di “mobilità sostenibile” è semplicemente ridicolo.

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