di Vittoria Garrone

“Arrivava l’amianto dai piani di sotto, spostato su con l’aria, e noi dovevamo pesarlo e poi con dei forconi speciali buttarlo all’interno di vasconi dove veniva trattato. Il polverone d’amianto che si sollevava durante queste operazioni era qualcosa di pauroso. A ripensarci oggi, ci muovevamo dentro una nuvola permanente di quelle fibre mortali. Ricordo benissimo che aspetto avevamo la sera, quando si usciva alla fine del turno, completamente bianchi in viso e in tutto il resto del corpo, con il rischio evidente che comportava tutto ciò anche per i nostri familiari”. Questa è una delle tante testimonianze di un ex operaio della Eternit di Casale Monferrato, città al centro della tragedia bianca che si è trovata a dover compiere una scelta: salute e ambiente o lavoro?

Le conseguenze di quella fabbrica, chiusa nel 1986, i casalesi le stanno pagando ancora oggi, infatti proprio in quest’anno è previsto il picco delle morti per amianto. Dall’inizio del ‘900 essere assunti alla Eternit era garanzia di benessere, ma con il passare del tempo si diffuse la percezione della pericolosità delle fibre lavorate. Dopo le prime manifestazioni sindacali si arrivò negli anni 70 e 80, quando lo slogan diventò “la salute non si vende”. L’amianto venne bandito da Casale per la prima volta nel 1987 e cinque anni dopo il divieto si estese a tutta l’Italia.

La resilienza collettiva ha fatto la differenza. La città ha saputo agire su tre fronti, quali bonifica, salute e giustizia, coinvolgendo tutta la popolazione e traendo la forza necessaria dal dolore delle proprie perdite. Dal settembre 2016, nell’ex-area della fabbrica Eternit sorge un luogo di memoria perenne, il Parco Eternot, che ospita un monumento vivente, un piccolo vivaio di piante dell’“albero dei fazzoletti”, che ogni anno, in occasione giornata mondiale in ricordo delle vittime d’amianto, il 28 aprile, vengono donate a persone che si sono distinte particolarmente nella lotta all’amianto.

Tutte le scuole sono coinvolte durante l’anno scolastico con progetti di sensibilizzazione per i più piccoli e approfondimenti per gli studenti degli istituti superiori. I giovani diventano custodi e divulgatori con progetti come l’Aula Amianto, in cui gli studenti-tutor tengono lezioni interattive su bonifiche, malattie e storia dell’amianto.

A che punto è oggi Casale? La ricerca sul mesotelioma non ha ancora trovato una cura, ma la qualità della vita dei malati è notevolmente migliorata, grazie alla cura che l’associazione Vitas impiega nell’assistere anche a domicilio i malati e le loro famiglie e alla struttura creata ad hoc dalla dott.ssa Daniela Degiovanni, l’Hospice presso l’ospedale cittadino.

Le bonifiche continuano, supportate in parte dai fondi stanziati dallo Stato per i 48 comuni del Sito di Interesse Nazionale: ad oggi sono completate tutte le bonifiche dei 176 siti di polverino censiti e oltre la metà di circa 2 milioni di metri quadrati di coperture censite sono state rimosse. Inoltre a Casale c’è anche l’unica discarica pubblica per amianto in Italia. La bonifica è costosa e i censimenti sono complessi, per questo è necessario informare e proseguire per arrivare all’obbiettivo di Casale amianto free.

Dopo il maxiprocesso per disastro ambientale doloso e omissione dolosa di cautele antinfortunistiche, caduto in prescrizione nel 2014, è iniziato un secondo processo che purtroppo prosegue a rilento, nonostante le pressioni dell’AFeVA (Associazione Famigliari e Vittime Amianto), che in questi anni ha sempre seguito le fasi processuali e sensibilizzato le persone anche al di fuori dei confini nazionali. Infatti, l’amianto è tuttora in uso in diversi paesi del mondo, come Cina, Russia, Brasile e India. Ufficialmente può essere utilizzato ancora in Usa e soltanto all’inizio di quest’anno ne è stata vietata l’estrazione in Canada.

Anche allora la scienza aveva lanciato allarmi sulla pericolosità delle fibre di amianto, a cui però non sono seguiti provvedimenti. Oggi la comunità scientifica ci sta lanciando un altro allarme, quello della crisi climatica. Così come l’amianto, infatti, anche i cambiamenti climatici mettono in pericolo la salute e la vita delle persone. Possiamo agire sugli stessi fronti: la bonifica in questo caso è fatta di prevenzione e mitigazione. È necessario tutelare la salute e la vita di tutti e tutte e stabilire la responsabilità dei disastri ambientali.

Il gruppo locale di Fridays For Future collabora attivamente con le diverse associazioni del territorio per coltivare lo spirito resiliente che ha contraddistinto i casalesi ed applicarlo per far fronte all’emergenza climatica. L’Aula Amianto è diventata il punto di partenza per sensibilizzare su altri argomenti come l’inquinamento da plastiche e i cambiamenti climatici.

Siamo nuovamente di fronte al bivio. Dobbiamo scegliere se cambiare oppure tacere, ma ora sappiamo che la salute non si vende e nemmeno l’ambiente.

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