La grande fuga di “Papillon” è terminata. L’orso M49 è stato catturato dagli uomini del Corpo Forestale del Trentino sui monti sopra Tione nelle Giudicarie. Era la sua zona di origine, ci era tornato dopo un inverno di letargo e un lungo andare per le montagne dell’Alto Adige e perfino del Veneto. Non è escluso che cercasse una compagna, con cui accoppiarsi, ma è stato intercettato e trasportato al Casteller, la nota struttura a suo tempo realizzata per la gestione degli esemplari problematici e da cui era fuggito l’anno scorso, scavalcando la recinzione elettrificata. “Mi sto adoperando con tutti i canali possibili per trovare una nuova casa all’orso M49. Stiamo sondando parchi europei, contattando Paesi dove questo tipo di orso potrebbe vivere bene e senza rischi, attivando anche i canali diplomatici. L’obiettivo è regalare a questo orso, a cui vogliamo bene, la migliore casa possibile“, ha scritto in un comunicato il ministro dell’Ambiente, Sergio Costa.

Il nomignolo di “Papillon”, il famoso galeotto evaso dalle carceri della Guyana francese, gli era stato attribuito proprio per quella rocambolesca evasione, in cui resistette alle cariche, avvenuta quando ancora non gli era stato applicato un braccialetto elettronico per la sua individuazione. E così erano state le tracce lasciate nelle malghe e negli alpeggi, oltre a qualche raro avvistamento, a indicare dove si stava spostando. Per gli amministratori della Provincia autonoma di Trento è stato risolto il problema di un animale che aveva creato danni agli allevamenti, ma non alle persone. Per gli ambientalisti, invece, è un’ingiusta crudeltà quella che verrà applicata a “Papillon”, un’autentica prigionia ad un orso la cui unica colpa è stata quella di seguire la propria indole e di procacciarsi il cibo.

M49 è in buone condizioni fisiche e pesa 167 kg. Si è infilato in una trappola tubo e non ne è più uscito. Poi è stato trasportato con un camioncino e sotto il controllo veterinario. Al Casteller è stato scaricato per il momento nell’area di preambientamento (tana e recinto interno). Poi, sempre all’interno dell’area faunistica attrezzata (dove si trova anche un esemplare di femmina adulta, DJ3), verrà spostato gradualmente fino a una zona più ampia. Sicuramente sarà un osservato speciale (con telecamere a circuito chiuso), proprio a causa della sua forza e agilità. La cattura è stata resa possibile dalle due ordinanze firmate a giugno e luglio 2019 dal presidente provinciale Maurizio Fugatti, che prevedevano anche l’abbattimento in caso di ulteriore pericolo. Da Trento è partita una segnalazione al ministro Costa e all’Ispra, l’Istituto Superiore per la protezione e ricerca ambientale.

La Lega Anti Vivisezione ha già inviato una diffida a Fugatti con la richiesta di liberare l’animale. “Chiediamo il rilascio dell’orso, anche perché la prigione del Casteller non è compatibile con le sue caratteristiche etologiche. E’ un’inutile crudeltà nei confronti di un animale che, come noi, ama la libertà e ne ha difeso il diritto in una disperata fuga durata 9 mesi”. Gli ambientalisti annotano: “Nella sua fuga per la libertà, l’animale non ha mai costituito alcun pericolo per l’uomo e sarà condannato all’ergastolo solo per avere mangiato del cibo malamente custodito in alcune baite in alta quota”. E’ intervenuto anche Massimo Vitturi, responsabile Animali Selvatici della Lav: “La sentenza emessa dalla Provincia di Trento è inutilmente crudele perché si accanisce su un animale che ha dimostrato eccezionali capacità di adattamento e sopravvivenza, aspetti che ne fanno un individuo particolarmente dotato che dovrebbe essere per questo ancora più rispettato e accettato, anche se si è reso responsabile di qualche danno, esclusivamente di carattere economico”.

Severo anche l’intervento di Wwf Italia. “L’orso è una specie protetta da Direttive internazionali e da leggi nazionali, la cattura e la captivazione devono rispettare alcune fondamentali condizioni di necessità. Chiediamo delucidazioni alla Provincia su necessità, tempi e modalità dell’intervento messo in atto, e sul destino di M49”. La presa di posizione continua: “La sua cattura rappresenta una sconfitta per tutti, una pessima e triste notizia per la conservazione della natura nel nostro Paese”.

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