“Noi andiamo avanti con il nostro programma, se Cannes ci sta ancora pensando non c’è dialogo”. L’aggiornamento sul tormentone festival di cinema sì/festival di cinema no durante la fase 2, e si spera anche 3, del post lockdown dovuto al Coronavirus, lo dà Roberto Cicutto. Il neo presidente della Biennale di Venezia intervistato dall’Ansa ha voluto intanto ricordare che, sostanzialmente, con la tentennante, e un tantino invadente, direzione del Festival di Cannes, il Festival di Venezia previsto tra il 2 e il 12 settembre 2020 ha oramai poco con cui spartire.

“Con Cannes tutto è possibile e tutto può essere studiato, però trovo sconcertante che Thierry Frémaux dica che continua a studiare e non dica cosa vuole fare”. Difficile insomma che dopo l’ennesimo posticipo di Cannes 2020 – l’ipotesi fine giugno/inizio luglio è definitivamente tramontata – i due grandi festival internazionali di cinema concorrenti improvvisamente diventino fratelli in nome di non si sa bene quale bene comune. Le parole di Cicutto del resto smorzano ogni possibile tentativo di avvicinamento a cui Cannes voleva tendere lasciando fantomatiche probabilità comunque ad un’edizione entro la fine del 2020. Insomma Venezia, almeno per ora, è in programmazione. Certo con parecchie differenze rispetto agli anni passati dovuti alle principali norme che ci trascineremo dietro causa virus.

“Credo che il festival debba godere di una extraterritorialità rispetto alle misure di sicurezza, un segnale che poi possa estendersi in altre sale”, ha aggiunto Cicutto, a proposito delle misure di sicurezza per le proiezioni alla prossima Mostra del Cinema. “Altre iniziative credo possano trovare luogo con un contingentamento delle presenze in sala, e Venezia potrà essere un grande laboratorio. Un conto è gestire 6-7 luoghi circoscritti, un conto sono migliaia di sale nel territorio nazionale”. Cicutto ha poi rimandato tutto per il definitivo ok alla 77esima edizione veneziana per la fine di maggio 2020. A questo punto è chiaro: se il festival ci sarà, sarà un po’ diverso dal passato. Alessandro De Simone sul sito thecinemashow.it ha provato quindi ad immaginare l’edizione veneziana che verrà. Sale ridotte in capienza ma con ampie vie di entrata/uscita per tenere le distanze di sicurezza tra gli spettatori; igienizzazioni dopo ogni proiezione quindi meno film e meno repliche in programma; accreditati anch’essi almeno la metà degli attuali, rigorosamente sotto i 55 anni e non dall’estero, e comunque con previa certificazione sanitaria garantita dalla testata di appartenenza; red carpet in forma privata e ridotta con ospiti soltanto italiani e al massimo europei; conferenze stampa con prenotazione delle domande in chat e non in presenza. Infine la cosiddetta parte virtuale del festival. Che è un po’ sfida, rischio, ma anche soluzione – pardon – tampone in questo momento di infinita e dilatata emergenza in attesa che il Coronavirus si autodistrugga entro pochi secondi come i messaggi di Mission Impossible.

“La cosa più logica e auspicabile – è scritto su Thecinemashow -sarebbe quella di appoggiarsi a un player esistente, con una piattaforma già strutturata e una copertura mondiale. I nomi sono quelli che conosciamo tutti: Netflix, Amazon, ma anche Apple non è da escludere a priori”. Senza dimenticare che come supporto tecnologico con megaserver a disposizione per Cannes si offrì anche il colosso del porno gratuito online, Youporn (offerta che Cannes rifiutò ndr).

Ultimo capitolo è quello che De Simone definisce il “PIL del Lido”, ovvero le entrare per commercianti e affittuari che spesso per una decina di giorni di festival si mettono avanti intascando introiti buoni per altri tre-quattro mesi dell’anno. “C’è anche da dire che i residenti del Lido non sono mai stati dei particolari sostenitori del festival, anzi. Chi lo frequenta da molti anni sa bene quale sia il vero sentimento nei confronti dei dieci e più giorni di gioioso caos cinefilo”. Mentre scriviamo queste righe anche il Torino Film Festival (20-28 novembre 2020), sotto la nuova direzione artistica di Stefano Francia di Celle, ha presentato un primo possibile ridimensionamento dovuto all’eterno prolungarsi della presenza del virus. “Di fronte all’alternativa di far saltare il festival per gli enormi problemi del momento attuale abbiamo deciso di reinventarci – ha spiegato Francia di Celle – ponendoci come massima preoccupazione il rispetto del lavoro dei produttori, dei distributori e degli esercenti che vogliamo promuovere.”. Il neodirettore ha ovviamente aperto alla versione online del TFF. “Allo stato attuale delle cose, il Torino Film Festival diventa un articolato progetto culturale per il web che non deve disturbare la filiera della distribuzione e non sarà una semplice trasposizione online. La speranza di riuscire a tornare in sala al più presto è fortissima e se così sarà faremo proficuamente coesistere le due opportunità in un progetto di svolta”. Insomma un po’ di streaming si può anche fare, ma in attesa del verdetto delle task force del governo Conte, si incrociano anche le dita per non perdere del tutto la centralità della sala.

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