Ha superato il Codiv-19 grazie alle infusioni di plasma iperimmune prelevato da altri pazienti già guariti. Diego Tarchini, architetto 43enne mantovano, oggi può dirlo visto che il suo tampone è negativo, anche se rimane in convalescenza perché uno dei suoi polmoni è stato duramente attaccato dal virus e sta affrontando un lungo percorso di riabilitazione respiratoria. Ma il peggio è passato, grazie al metodo terapeutico applicato all’ospedale Carlo Poma di Mantova che ha aderito al protocollo di cura con capofila il Policlinico San Matteo di Pavia. Il plasma dei pazienti guariti dal Covid, infatti, è ricco di anticorpi specifici che – stando ai primi risultati – aiutano i pazienti ancora malati a combattere il virus.

Diego vive e lavora a Bergamo insieme alla moglie e alla loro bimiba di 6 anni, tuttora in quarantena nella città lombarda. “Mio figlio – spiega Giovanna Gamba, la mamma di Diego, farmacista e presidente del Bamco Mantova, la Banca Autologa/Allogenica del Cordone Ombelicale – ha iniziato a stare male intorno al 20 marzo. Febbre alta, fra i 39,5 e 40°, spossatezza. Ha chiamato subito il medico di famiglia”. Il dottore, continua la madre di Diego, “ha detto che si sarebbe potuto trattare di coronavirus, ma vista la sua giovane età avrebbe potuto curarsi a casa”. Con tachipirina e antibiotici: “Ma la situazione non migliora. Anzi, sta sempre peggio. La moglie chiama il 112, l’Ats, ancora il medico di famiglia. Ma la risposta è sempre quella”. Dopo dodici giorni passati in questo modo, senza che gli venisse fatto il tampone, il 2 aprile Diego prende il telefono e chiama i genitori.

“Erano le 5 di mattina – spiega la madre – Mi dice che sta malissimo e che non ce la fa più”. Alle 9 viene recuperato da un mezzo della Croce Rossa e il 43enne viene trasferito all’ospedale di Mantova. “Era in condizioni gravi – prosegue – tanto che dopo un rapido passaggio al pronto soccorso viene subito portato in terapia intensiva. Finalmente gli viene fatto il tampone: positivo. Le analisi eseguite dimostrano che il virus aveva aggredito tre quarti di un polmone”. Diego viene trattato con antivirali e aiutato nella respirazione, non intubato.

“Stava ancora male – prosegue la madre – quindi, sapendo che l’ospedale di Mantova ha aderito al protocollo di cura con le trasfusioni di sangue iperimmune prelevato da pazienti guariti dal Covid, chiedo ai medici che mio figlio venga inserito in questo percorso terapeutico, assumendomene, con mio marito, tutte le responsabilità”. Diego inizia le terapie trasfusionali il 5 aprile, domenica, e il martedì, racconta sempre la madre, la febbre era sparita. “Inizia a stare sempre meglio – continua – fino a quando l’esito del tampone è diventato negativo. Ora è in convalescenza e ha bisogno di riabilitazione respiratoria, perché il coronavirus gli ha aggredito violentemente un polmone, ma migliora e anche il tampone eseguito venerdì è risultato negativo. Per questo mi sento di lanciare un appello a favore di questa terapia trasfusionale e invito i pazienti guariti a donare il loro plasma. È fondamentale”.

A Mantova sono sempre di più i donatori guariti – risultati negativi a due tamponi eseguiti a distanza di 24 ore – resisi disponibili al prelievo. I donatori vengono poi valutati dal servizio di Immunoematologia e Medicina Trasfusionale del Carlo Poma, diretto da Massimo Franchini, che stabilisce la loro idoneità al prelievo. “A oggi – spiega il dottor Franchini – si può considerare il plasma iperimmune come l’unica cura specifica attualmente disponibile. Questa terapia è stata usata con successo anche nelle precedenti epidemie, meno gravi di questa, di Sars e Mers nel 2012 e 2013. Con ottimi risultati. Ci sono decine di pubblicazioni che dimostrano l’efficacia di questo trattamento”. Da un punto di vista tecnico, come spiega il dottor Franchini, “ogni sacca di plasma, prima di essere trasfusa, viene “virus inattivata” con una metodica particolare che rende massima la sicurezza del prodotto”.

E, come dimostra il caso di Diego e sottolinea il dottor Franchini, i primi risultati ottenuti sono molto incoraggianti. Lo evidenzia anche il direttore della Pneumologia Giuseppe De Donno, medico in prima linea nell’emergenza e molto attivo sui social che usa per sensibilizzare e informare il maggior numero possibile di persone: “Ad oggi – spiega – abbiamo 25 pazienti in arruolamento. Di questi posso dire che 12 hanno completato il percorso terapeutico e sono guariti. Alcuni devono proseguire la convalescenza a casa oppure effettuare riabilitazione respiratoria, ma sono clinicamente Covid guariti”.

Il caso di Diego – prosegue De Donno – è emblematico: “È arrivato nel mio reparto molto provato, in condizioni critiche. Lo abbiamo trattato con ventilazione meccanica e ossigenazione. E poi con l’infusione del plasma iperimmune: in due giorni è migliorato tantissimo, tanto che abbiamo tolto la ventilazione meccanica e l’ossigenoterapia”. Per far sì che il protocollo sia efficace serve anche una grande sintonia fra le diverse specialità interessate dalla malattia: immunoematologi, pneumologi, anestesisti e rianimatori. ” A Mantova – spiega De Donno – questa sintonia c’è e i risultati sono sotto agli occhi di tutti”. Un problema di questa terapia con il plasma può essere quella di reclutare donatori ma, dopo le difficoltà iniziali, oggi arrivano molte richieste da parte di persone guarite che si rendono disponibile: “Negli ultimi giorni – spiega De Donno – ho aperto l’email e avevo 150 richieste da parte di donatori che volevano fare la loro parte. Siamo sulla strada giusta”.

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