Le conseguenze economiche sul mercato discografico italiano, legate alla pandemia del Coronavirus, si vedono già e secondo la Fimi (Federazione Industria Musicale Italia) la crescita in Italia si fermerà “con effetti potenzialmente gravissimi nei prossimi mesi”. La Fimi denuncia con un grido d’allarme cosa sta accadendo in questi giorni sul mercato discografico italiano con negozi e catene di intrattenimento chiuse, molte pubblicazioni rimandate a dopo l’estate e con le sale di registrazione inaccessibili per evitare qualsiasi contatto e contagio, secondo le norme emesse dai decreti ministeriali.

I numeri parlano chiaro: in queste settimane si è verificata una flessione netta sul segmento fisico (cd e vinili) di oltre il 60%, sui diritti connessi di oltre il 70%, dovuta alla chiusura di esercizi commerciali e all’assenza di eventi. Non va meglio sul versante degli streaming dal momento che molte uscite discografiche sono state posticipate e dal fatto che molti consumatori sono rimasti a casa. Infatti secondo i dati IFPI (l’associazione di categoria internazionale dei discografici) in Italia il 76% di chi ascolta musica lo fa in auto, e il 43% nel tragitto casa-lavoro. Le aziende, al di là dei provvedimenti emersi dal decreto Cura Italia, chiedono per una fase successiva, quando la situazione tornerà a pieno regime, nome economiche ad effetto immediato come la tax credit a tutte le opere, la riduzione dell’IVA al 4% così come per l’editoria e l’estensione del bonus cultura, appena rilanciato per i giovani nati nel 2001, a una più ampia platea di consumatori.

In mezzo a tante notizie non certamente positive, da IFPI (International Federation of the Phonographic Industry) arrivano i dati relativi al 2019 più che positivi. Una crescita complessiva dell’8%, la più elevata da cinque anni, per un valore di 247 milioni di euro. Aumenta lo streaming con il +26,7%. Anche in Italia il digitale rappresenta una fetta di mercato importante: oltre il 70% di tutti i ricavi. Nello specifico si sottolinea il sorpasso dell’audio streaming free, sostenuto dalla pubblicità sullo streaming video, con 21 milioni di euro contro 18 milioni. In declino il segmento fisico, ora sceso del 13,8%: se il CD segna –20,9%, il vinile riesce invece a tenere con un +7,3%.

In previsione sul 2020 sono numeri che peggioreranno proprio a causa dell’attuale crisi internazionale legata al Coronavirus. Importanti anche i numeri legati al Bonus cultura, nel 2019 ricavi per quasi 20 milioni di euro. Infine la produzione italiana ha rappresentato l’87% degli album più venduti nel 2019. Sicuramente numeri che caleranno drasticamente dal momento che per le prossime settimane, le sale di registrazione rimarranno ferme, mentre giorno dopo giorno i concerti e i tour vengono bloccati, cancellati o posticipati.

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