È stato uno dei protagonisti più amati dell’ultima edizione di “Amici di Maria De Filippi“. Gard – vero nome Gabriele Gard – ha pubblicato il nuovo album “Lividi”. Un concentrato di storie finite male, la sofferenza è “necessaria” per sentirsi vivere, riconoscere i limiti e perché no, anche superarli. C’è un mondo interiore intenso tutto da scoprire e Gard è anche lo specchio emblematico della sua generazione che “ha paura della paura”. In tutto 6 tracce, tra cui i quattro singoli già presentati ad “Amici” come “Lacrime Di Fango”, “Dimmi Che Mi Vuoi”, “Inferno” e “Precipitando”. I due inediti che aprono e chiudono l’Ep sono “Lasciami Gridare” e “Un Passo”.
Che ne pensi della vittoria di Lorenzo?
Sarei stato contento per qualsiasi vincitore, ma ovvio che sono contento che abbia vinto Lorenzo perché siamo molto amici abbiamo un bel legame.
E per la vittoria del circuito danza di Alessio?
Sono contentissimo anche per lui perché se lo meritava ed è un po’ una rivincita dopo l’infortunio. Essendo compagni di squadra, avevamo creato un rapporto diverso fatto di fiducia reciproca.
Cosa ti è piaciuto di Lorenzo, come persona?
È molto sincero, un po’ come me di carattere, molto timido… Veramente siamo molto simili di carattere.
Con Cate Lumina hai duettato nel suo disco, com’è nato il vostro feeling?
Abbiamo un bellissimo rapporto sia umano che musicale perché c’è rispetto da tute e due le parti. Mi ci sono sempre trovato bene perché vado molto ‘a pelle’ subito. Magari sbaglio, ogni tanto, infatti poi quando conosco meglio le persone mi accorgo solo dopo di come sono realmente. In questo caso invece ho avuto subito con lei un bel rapporto. Lei è spagnola così mi sentivo un po’ a casa anche con l’accento perché sembrava un po’ simile a quello di mio papà, che è sudamericano. Siamo in bellissimi rapporti.
Voci di gossip dicono che siete fidanzati, quanto c’è di vero?
No, siamo amici, molto amici… Molto legati.
Nel tuo album si capisce subito una cosa: che soffri molto per amore. Come mai?
Perché sono un sottone e probabilmente perché ci tengo tanto alla persona con cui sto. Ho passato dei brutti periodi e, infatti, uso delle parole molto forti e crude nelle mie canzoni. Lo faccio perché devo trovare la parola che mi faccia venire in mente com’ero in quel momento e le uniche parole che mi vengono in mente sono veramente toste e crude, quindi le butto così molto dirette in maniera diretta, boom.
Sei stato più lasciato o hai lasciato?
No, ho sempre lasciato però per delle motivazioni varie tipo tradimenti. La mia vita è un controsenso, io sono un controsenso.
Canti anche del tradimento infatti. Tu vorresti saperlo?
Io preferisco saperlo.
Perché sei così autolesionista?
Perché il dolore fa parte della vita se non si prova il dolore, almeno una volta nella vita, o ci si abitua. ogni tanto a provarlo è meglio.
Hai mai tradito?
Mai ma ho subito il tradimento.
“La vita mi ha dato lo sfratto”, canti in “Lacrime di fango”. Come mai?
Nel senso che non mi sentivo più di appartenere alla mia vita. Era un po’ particolare quella sensazione dicevo ‘oddio, ma esisto o non esisto? O faccio parte della mia vita?’
Chi o cosa ti ha portato a vivere quel momento?
L’ho scritta il giorno prima di partire per per amici. L’ho scritta in studio con il mio migliore amico, Fulvio Masini, nonché il mio produttore. Eravamo lì gli ho detto ‘guarda ho questa sensazione qua’ e lui mi ha subito invitato a scrivere. Abbiamo fatto la base con la chitarra, mi ha dato una mano sul senso del testo perché, ogni tanto, scrivo delle cose che magari non immediate. Lui mi fa ragionare. Quel testo è arrivato da un momento quasi di depressione. Ero molto giù e dicevo tra me e me ‘ma non c’è mai una gioia, non va niente bene, la vita mi odia e così mi dà lo sfratto’…
In particolare la delusione a cosa è dovuta?
Ho avuto esperienze molto negative sia nella musica che nella vita, in generale Io ho due amici in croce, ma anche quel fattore lì mi ha buttato giù un sacco perché sono sempre stato un po’ solo.
Perché hai pochi amici?
Perché ‘meglio pochi ma buoni’. So che mi vogliono bene e quella cosa lì è importantissima. So che se li chiamo a mezzanotte o alle due di notte, loro ci sono e vengono. Mi fido al 100%.
Quali sono le cose che ti fanno paura?
Ce ne sono tantissime che mi fanno paura e che non ho mai detto a nessuno e sono quelle cose che che mi fanno andare avanti, che mi caratterizzano e fanno sì che io abbia questo carattere.
Almeno una paura?
La paura dell’amore, che poi è la più basica. Ma ripeto, ce ne sono miliardi di altre paure, cose che non sa nessuno.
Hai l’attitudine ad attraversare il dolore?
Sì, perché se uno vuol fare questo è così. Se voglio che arrivino le emozioni, per me l’unica maniera è soffire e poi, diciamolo, soffrire ogni tanto fa anche bene.
Perché?
Capisci che sei vivo se soffri. Se uno non soffre mai, non capisce se esiste o meno.
Sei mai andato da uno psicologo?
Ho fatto delle sedute dallo psicologo. Penso che serva, soprattutto a quelli della mia generazione. Per me deve essere un servizio accessibile a chi ne ha bisogno. All’inizio capisco possa esserci un po’ il pregiudizio ed è sbagliatissimo pensare ‘ah ci vanno i pazzi!’. Io ne ho tratto beneficio, sono stato bene dopo e ho capito che è sbagliato rimuginare sul dolore.
La tua generazione cosa urla in questo momento?
‘Ho paura di provare paura’. Per me è una grandissima stupidaggine perché bisogna essere liberi, anzi vivere le paure. Le paure ci caratterizzano, le ansie tutto ciò che è ‘diverso’ perché poi il ‘diverso’ non esiste.
La tua speranza per il futuro qual è?
Aprire la mente delle persone.
Trovi ci sia molta chiusura in giro?
La mia generazione no. Sta cambiando però si può fare di più e meglio. Si può fare ancora quel ‘glow up’ per dire ‘siamo tutti uguali’. La musica mette in connessione pone tutti sullo stesso piano.
Hai sempre detto che tuo nonno è stato fondamentale per il tuo percorso musicale. Hai sofferto molto dopo la sua scomparsa. Cosa gli diresti oggi?
Grazie. Gli direi ‘grazie per tutte le cose che mi hai insegnato, per come sono cresciuto con te’ e lo abbraccerei forte.
Il tuo disco si chiama “Lividi”, qual è il livido che ancora ti è rimasto addosso?
Mio nonno. È l’unico livido che è ancora lì, bello, visibile e importante.