Musica

“Tre anni fa ho avuto la sfortuna di dover affrontare un tour con un polipo alla corda vocale. Non l’ho detto, non volevo si pensasse che manipolavo le persone per vendere biglietti”: Tiziano Ferro si racconta a Le Iene

ietro il tour negli stadi del cantautore, raccontato a Le Iene, ci sono fragilità, rituali e responsabilità enormi: dal polipo alla corda vocale affrontato in silenzio al “trucco” copiato da Marco Masini per ricordare i testi, fino alle 800 famiglie che vivono grazie a ogni concerto

di Redazione FqMagazine
“Tre anni fa ho avuto la sfortuna di dover affrontare un tour con un polipo alla corda vocale. Non l’ho detto, non volevo si pensasse che manipolavo le persone per vendere biglietti”: Tiziano Ferro si racconta a Le Iene

Una “città mastodontica costruita per durare una sola notte”: per l’ultimo appuntamento della stagione, Le Iene portano gli spettatori a fare un viaggio dietro le quinte del tour negli stadi di Tiziano Ferro. Il palco-opera, raccontato da Wad, nel reportage di Riccardo Spagnoli, ma anche le confessioni più intime del cantautore.

Andare allo stadio vuol dire denudarsi e farlo 100mila volte di più. Le persone che dicono: ‘Però sai, i concerti allo stadio non sono intimi quanto un concerto in un club’. È una cosa assolutamente non vera perché quando tu dici la verità, la verità si amplifica e diventa molto più potente nello stadio…”. Una vita di successi, quella di Ferro. Una vita per le canzoni: “Se tu hai vissuto una vita dedicando tutto te stesso alla musica, ma tutto, come se fosse una religione, e per me la musica è religione, l’idea di paragonarla ad un’esperienza religiosa non è un’esagerazione… avviene con lo sport e con la musica. Portano fisicamente le persone a fare una cosa sola, universale, a spogliarsi di una barriera”.

E un pensiero importante, fondamentale, a chi lavora per fare sì che un tour del genere sia possibile: “Dal nostro mestiere dipendono la vita, la vita proprio di 800 famiglie, che crea una responsabilità dentro di te enorme. È un senso anche di umiltà perché comunque sono persone che fanno qualcosa per te e tu devi anche ricordarti che quella cosa esiste. Io non mi sento migliore di loro, mi sento parte di quel meccanismo”.

Poi qualche retroscena: “Non mi ricordo i testi! Ma col gobbo non ce la posso fare. Io faccio un’altra cosa che è molto più… te la dico, ma non l’ho mai detta… che è tremenda. Mi vergogno un po’. Io mi suggerisco i testi nelle cuffiette…”. Ma questo trucchetto non è farina del sacco di Ferro, anzi proprio lui confessa di averlo ‘rubato’ a un collega: “In realtà io l’ho copiato da un artista che è Marco Masini. Marco non lo sa che io l’ho copiato. Questo perché io ero ospite a Sanremo e prima di me si esibiva Marco Masini. Quindi io aspettavo e nella cuffia avevo quello che sentiva lui: si stava esibendo e si suggeriva, un genio! E da lì… Il fonico ha delle tracce, questa si chiama Masinismi! Marco grazie, mi hai salvato da grandi tonfi”.

Poi una confessione: “Tre anni fa ho avuto la sfortuna di dover affrontare un tour con un polipo alla corda vocale. E non l’ho detto perché non mi andava che pensassero che io volessi manipolare le persone per poter vendere biglietti. L’ho detto alla fine. È stato un incubo. L’unica cosa che ho bisogno di dire è che io su quel palco ci sarei morto piuttosto che mollare”. Ad aiutarlo è stata la logopedista: “Mi ha aiutato a trovare quella serenità per riuscire a cantare nonostante la presenza di questo corpo estraneo. Ho capito che questa cosa era molto più importante di tutte le diete, corse, cose, fiati. Poi mi verrà a trovare in pianta stabile la mia psicologa, che mi segue da ormai quasi dieci anni durante i concerti. Sì, forse perché la salute mentale della quale ho bisogno io è una salute mentale che passa anche dal comportamento“.

E non manca una scelta che è fondamentale e molto condivisibile e che riguarda le canzoni da mettere in scaletta: “La regola numero uno è che sei diventato singolo, radiofonico. Allora finisci in scaletta, se no, no. Sì, perché i concerti ai quali io assisto e che mi piacciono sono i concerti nei quali tutti cantano. E comunque le canzoni che portano le persone ai concerti sono le canzoni che canta il muratore mentre sta lì in cantiere, il tassista. Io voglio la canzone che è entrata nel tessuto della città”.

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