A meno di un mese dall’ultima mobilitazione contro il passaggio dal porto di Genova delle navi che imbarcano armi verso teatri di guerra, nella mattinata di ieri ha attraccato al porto del capoluogo ligure il cargo “Bahri Jazan” ancora una volta carico di esplosivi e munizioni che sarebbero destinati alla guerra in Yemen. Le limitazioni dell’emergenza sanitaria in atto coinvolgono anche il porto e così il Collettivo Autonomo dei Lavoratori Portuali, sempre in prima linea nella mobilitazione contro il traffico di armi, ha preferito per l’occasione non convocare l’ormai ‘consueto’ presidio e ‘limitarsi’ ad accogliere l’arrivo della nave porta container con fumogeni, razzi da segnalazione e una decina di manichini a simulare le vittime delle guerre che il traffico di armi alimenta e rispetto al quale i lavoratori del porto di Genova vogliono smettere di collaborare: “Anche se dopo l’iniziale appoggio di forze politiche e sindacali, in questa fase, ci sentiamo soli in questa battaglia – sottolinea il Collettivo – contiamo sull’appoggio di diversi movimenti e realtà associative, ma vorremmo risposte politiche serie per spezzare la macchina di morte della quale non vogliamo essere in alcun modo ingranaggio, tanto più in questi giorni di ‘allerta’ durante i quali chiunque dovrebbe aver riscoperto la propria fragilità e, ci auguriamo, l’importanza della solidarietà internazionale”.

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