Negli ultimi anni il Mobile world congress ha prodotto un rilevante impatto sull’economia della Catalogna, ma anche sottili ripercussioni politiche, come se intorno alla principale fiera della telefonia mobile su scala mondiale si intrecciassero interessi commerciali tra imprese di diversi continenti ma anche rapporti interni della politica spagnola.

Il brand Barcellona è da 14 anni al servizio del Mobile world congress, una crescita travolgente dell’evento che ha portato oltre 2000 imprese ad allestire stand per presentare servizi tecnologici e ultime diavolerie del settore. Un turbinio di persone, per lo più provenienti dall’Asia, che nei quattro giorni della fiera affollano strade, rendono complicato reperire un taxi libero, riempiono tutti gli spazi dell’imponente offerta turistica di Barcellona, spesso per una stanza non bastano 400 euro al giorno.

Un impatto di un miliardo di euro sull’economia cittadina che non poteva non fare gola anche a Madrid. Già nel 2016 Cristina Cifuentes, presidente della Comunidad de Madrid, provò a trasferire l’evento nella capitale. Una vecchia regola non scritta suggerisce che la stabilità è la migliore ricetta per l’economia, così le turbolenze catalane che spingevano verso una dichiarazione unilaterale d’indipendenza non aiutavano, anzi esse hanno messo in discussione lo stesso rinnovo del contratto, dopo la naturale scadenza del 2022, tra l’ente organizzatore e il Comune guidato da Ada Colau.

Quando qualche giorno fa la Moncloa, sede del governo centrale, e la Generalitat, epicentro della politica catalana, hanno congiuntamente provato a rasserenare gli animi di fronte alle annunciate diserzioni dei grandi gruppi del settore, l’iniziativa è suonata strana, istituzioni in continuo attrito hanno ritrovato per un momento un’unità d’intenti. Una notizia, visti i tempi.

Difficile che duri, la Spagna è un paese logorato e oramai instabile. Il governo del socialista Pedro Sánchez è legato a doppio filo agli umori dei deputati indipendentisti che, in cambio della decisiva astensione per la sua investitura, hanno ottenuto l’apertura di un tavolo di dialogo.

Dopo una vigorosa stretta di mano dinanzi ai fotografi, hanno iniziato a parlarsi Pedro Sánchez e Quim Torra, il president della Catalogna, leader grigio ma determinato che ha posto sul tavolo due punti fermi: autodeterminazione e amnistia. Come dire, vogliamo tutto e non rinunciamo alle nostre rivendicazioni.

La mediazione riprenderà a fine febbraio, il premier offrirà un pacchetto di nuove competenze per la Generalitat ma con margini di manovra ben stretti. La concessione di un referendum sull’autodeterminazione, se vuole celebrarsi nell’alveo della legalità, non può prescindere da una modifica della Costituzione. Operazione complessa, soprattutto con un esecutivo sostenuto da una maggioranza risicata e con una destra in crescita, collocatasi su posizioni più radicali con l’ingresso di Vox sulla scena, pronta a cavalcare l’onda dell’unità nazionale.

La Spagna rimane un paese disgregato: i sondaggi sulle prossime elezioni regionali di primavera nei Paesi Baschi danno in avanzata i nazionalisti, in Catalogna i tre partiti separatisti godono di buona salute. E persino nell’antica Castiglia si registrano tensioni territoriali: da tempo la provincia di León, seguita da Zamora e Salamanca, vorrebbe staccarsi da Valladolid (la Vecchia Castiglia) per formare una regione autonoma, lì almeno rimanendo nel perimetro dei confini nazionali.

Lo statuto della regione di Castilla y León, per non fare torto a nessuno, evita di individuare il suo capoluogo: insomma si è deciso di non decidere. Una disputa antica che in qualche modo richiama alla mente la contrapposizione tra Catanzaro e Reggio Calabria. Nella penisola iberica non c’è la violenza vissuta in Italia negli anni ’70, è vero, ma il localismo è in grande spolvero. Mentre l’economia rallenta, proprio come la grande corsa della fiera sulla telefonia mobile frenata per un giro dal coronavirus. Ed ecco che il Mobile world congress diventa una fotografia significativa per leggere le dinamiche della società spagnola.

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