La spaccatura sulla prescrizione mette a rischio la tenuta del governo Conte 2. Dopo giorni di minacce alcuni deputati di Italia viva hanno parlato esplicitamente di mozione di sfiducia ad personam per il ministro Alfonso Bonafede, difeso sia dai 5 stelle che da Dario Franceschini. A usare senza mezzi termini il verbo “rischiare“, collegato alla tenuta dell’esecutivo, è invece la ministra Teresa Bellanova. “Se il governo insiste sulla prescrizione così com’è, sì. Rischia“, ha risposto la titolare delle politiche agricole e capo delegazione di Italia Viva a Palazzo Chigi alla domanda diretta di Giovanni Minoli su Rai Radio1. Secondo Bellanova sulla prescrizione “la mediazione di Conte non basta“. Per la verità dopo l’intervento del premier, venerdì scorso Pd, M5s e Leu hanno trovato la mediazione sulla proposta di Federico Conte, deputato del partito di Pietro Grasso, che prevede una rivisitazione della riforma Bonafede, entrata in vigore l’1 gennaio scorso. I renziani, però, si sono sfilati dall’accordo, dicendosi disponibili ad accettare solo un rinvio tout court della riforma. E oggi, dopo un week end di relativa calma, sono tornati ad alzare i toni. Provocando la reazione del ministro degli Affari Regionali, Francesco Boccia: “Nessuno abusi del senso di responsabilità e della pazienza del Partito democratico”.

“Pronti a sfiduciare Bonafede” – Già prima che Bellanova parlasse di rischi per l’esecutivo, alcun esponenti di Italia viva hanno parlato esplicitamente di mozione di sfiducia ad personam per il ministro della giustizia dei 5 stelle. “Noi andremo fino in fondo contro il blocco della prescrizione, contro questa riforma che riteniamo liberticida. Se siamo anche disposti a far cadere il governo? Stasera avremo la riunione dei gruppi, dovremo decidere cosa fare. Quello che posso dire è che se loro, ed in particolare Bonafede, vogliono continuare con una forzatura di questo tipo certamente, al di là di quello che succederà col governo, il ministro Bonafede si troverà una bella mozione di sfiducia, questo è pacifico“, ha detto Roberto Giachetti ospite di Un Giorno da Pecora. Concetti ripetuti poco dopo da Luciano Nobili, durante l’inaugurazione della prima sede romana di Italia viva a nel centro storico di Roma, in via dei Cappellari, già sezione del Pci, poi di Ds, Pds e Pd: “Se presenteremo una mozione individuale a Bonafede? Stasera ci riuniamo e vediamo. Certo useremo tutti gli strumenti a nostra disposizione”. Concetto ripetuto da fonti del partuito: “Se ci sarà la richiesta di un voto di fiducia sul Governo, Iv rilancerà sulla mozione di sfiducia al Senato dove Renzi è convinto di portare tutti i voti di Iv, le opposizioni (difficile ipotizzare il soccorso azzurro proprio sulla giustizia) e qualcuno anche del Pd. Il ministro Bonafede sarebbe costretto a dimettersi“.

Crimi: “Se vogliono crisi lo dicano” – A difendere il ministro della giustizia è il capo politico del M5s Vito Crimi: “Qualcuno oggi tra le fila di Italia Viva chiama in causa il ministro Bonafede con accenti totalmente fuori luogo. Gli attacchi e le costanti minacce sono inaccettabili: se intendono aprire la crisi di governo lo si dica chiaramente e si faccia secondo modi e procedure istituzionali. A quel punto gli italiani sapranno chiaramente chi vuole fare il loro interesse e chi no”. Secondo il capo delegazione del Pd a Palazzo Chigi, Dario Franceschini, “se un partito di maggioranza minaccia di sfiduciare un ministro, sta minacciando di sfiduciare l’intero governo“. Anche un ex renziana come Alessia Morani difende il ministro della giustizia: “Mi pare che si stia veramente esagerando. Se un partito di maggioranza presenta una mozione di sfiducia nei confronti di un proprio ministro è tecnicamente una mozione di sfiducia verso il proprio governo, considerato anche che Bonafede è il capo delegazione del M5s”, scrive su Twitter la sottosegretaria dello Sviluppo economico. “Ma se oggetto della discussione è il lodo Conte, perché Italia Viva sfiducia Bonafede?”, si chiede in modo retorico Stefano Vaccari della segreteria nazionale Pd.

Renzi: “Voteremo contro a decreto o emendamento” – Già in mattinata Matteo Renzi aveva cominciato a ripetere la parola “crisi” legandola al dibattito sulla prescrizione: “Al momento c’è una soluzione intelligente per prendere tempo e approfondire le varie mediazioni. Si chiama Lodo Annibali, è un emendamento del Mille Proroghe e serve per approfondire i temi in discussione. Se invece si vuol fare un pasticcio da azzeccagarbugli, che secondo ex presidenti della Consulta è chiaramente incostituzionale, noi non lo votiamo. Tutto qui, semplice no? E dire che basterebbe approvare il Lodo Annibali. Ma rischiare una crisi, per alcuni dei nostri ex riformisti ora giustizialisti, è meglio che dare ragione a Italia Viva”. L’ex premier stasera riunirà i suoi parlamentari a Palazzo Giustiniani: “Per giorni hanno detto che Italia Viva avrebbe mollato e che mi sarei venduto per due poltrone. Fake news! Non si molla! Se davvero presenteranno decreto o emendamento su prescrizione noi voteremo contro. Si tengano le loro poltrone, noi ci teniamo i nostri valori. Sui diritti dei cittadini non si fanno pasticci da azzeccagarbugli”.

Iv ritira emendamenti tranne quelli su giustizia e autostrade – In giornata, tra l’altro, Italia Viva ha ritirato gli emendamenti presentati in commissione al Milleproroghe, salvo quelli all’articolo 8, in tema di giustizia, e 35, sulle concessioni autostradali e il passaggio temporaneo della gestione all’Anas, in caso di revoca. Fra gli emendamenti dei renziani è quindi rimasto proprio il lodo Annibali, che chiede lo slittamento di un anno dell’entrata in vigore della riforma sulla prescrizione, e quello per la cancellazione dell’articolo del Milleproroghe che introduce nuove norme sulle revoche delle concessioni autostradali. Insomma: il partito dell’ex segretario del Pd intende dare battaglia su due provvedimenti fondamentali per l’esecutivo.

Il nodo sul Milleproroghe – E mentre i renziani riaprono il fuoco in maggioranza, il governo deve ancora decidere in che modo varare il lodo Conte bis sulla prescrizione. Si ragiona sulla presentazione di un emendamento al Milleproroghe che assorbisca la mediazione tra M5S, Pd e Leu. Secondo quando sottolineano fonti della maggioranza la decisione a riguardo arriverà probabilmente nella giornata di domani, in occasione di un Consiglio dei ministri che potrebbe essere convocato nelle prossime ore. In queste ore sono diversi i contatti tra gli uffici legislativi del governo che si occuperanno della composizione dell’emendamento sul lodo Conte bis. Non si esclude tra l’altro che il governo potrebbe anche informare il Quirinale della sua decisione dato che, sull’ammissibilità dell’emendamento, resta più di un’incognita.

Il lodo Conte bis – La mediazione trovata da dem, 5 stelle e Leu, in pratica, mescola lo stop della prescrizione dopo il primo grado – in vigore con la riforma Bonafede – e il lodo Conte 1, quello proposto dal premier, che faceva distinzione tra condannati e assolti in primo grado: per questi ultimi non c’era lo stop dei termini, ma una sospensione di due anni. Il lodo Conte bis mantiene lo stop dopo la condanna in primo grado per i condannati e lo fa diventare definitivo solo dopo una seconda condanna in appello. Se invece un imputato condannato in primo grado viene assolto in secondo, avrà indietro il tempo che è stato congelato in precedenza. In pratica, se con la sentenza di condanna in primo grado il tempo si ferma, quello stesso tempo viene restituito all’imputato in caso di sentenza di assoluzione in appello. In questo caso, non solo i termini per la prescrizione riprendono a decorrere, ma all’imputato viene reso il termine trascorso – e bloccato – tra la sentenza di primo grado di condanna e la sentenza di secondo grado di assoluzione. Per gli assolti in primo grado rimane la sospensione di due anni.

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