Un progetto per valorizzare la Capitale della cultura 2020, raccontata attraverso gli scatti di un grande artista. Ma ad avere problemi con l’immagine è proprio chi prometteva di “documentare la parmigianità” e di fare “il più grande reportage su un città”. Le polemiche scatenate dalla frase sul ponte Morandi pronunciata da Oliviero Toscani sono arrivate anche in terra emiliana, dove in tanti ritengono che accostare il nome del fotografo alla città, in questo momento, sia controproducente. E così, a pochi giorni dalla prima sessione fotografica di “Imagine Parma – Points of view”, in programma dal 13 al 20 febbraio nella città ducale sotto la sua direzione artistica, Oliviero Toscani mette le mani avanti e cerca di anticipare un possibile ripensamento degli organizzatori: “Io non sono quella frase, come tutti ho una storia ed è quella che mi ha portato a essere coinvolto nelle iniziative di Parma Capitale della cultura 2020”, ha scritto il fotografo in una lettera indirizzata alla Gazzetta di Parma.

“Una vita non può esaurirsi in una manciata di parole che ho pronunciato in maniera maldestra e inaccorta, ma senza alcun intento offensivo. Dopo aver chiesto scusa a Genova, chiedo quindi scusa anche a Parma“. Il Partito democratico locale, che nei giorni scorsi aveva chiesto alla giunta guidata da Federico Pizzarotti di ripensare alla presenza di Toscani a Parma, ribadisce la propria linea: “È una scelta politica che spetta all’amministrazione”, dice Lorenzo Lavagetto, capogruppo del Pd in consiglio comunale. “Noi crediamo che il ritorno d’immagine sarebbe compromesso, indipendentemente dalle scuse, e che quindi l’iniziativa vada sospesa”. L’amministrazione prende tempo, ma ora la lettera di Toscani costringe a una scelta che potrebbe essere comunicata dal sindaco durante la seduta del consiglio comunale prevista per oggi.

“Ma a chi interessa che caschi un ponte, smettiamola”. La frase di Toscani, pronunciata durante un intervento nella trasmissione di Radio Uno ‘Un giorno da pecora’, aveva già portato all’interruzione del rapporto professionale con la famiglia Benetton, storicamente legata al fotografo e tirata in ballo durante l’intervento in radio: “Sono azionisti di una società della quale la famiglia ha il 30%”, aveva detto Toscani commentando la foto che ritraeva Luciano Benetton insieme ai fondatori delle Sardine al centro culturale Fabrica, fondato proprio dalla famiglia che controlla Autostrade e da Toscani nel 1994. Quello scatto aveva creato tensioni all’interno del movimento, con i leader bolognesi accusati di volersi avvicinare al Pd e agli imprenditori veneti e costretti a fare autocritica ammettendo di “essere stati ingenui”. Le polemiche però non si erano placate e da lì l’intervento di Toscani, che rivolgendosi al conduttore della trasmissione radiofonica aveva parlato così della tragedia del Ponte Morandi: “Magari anche lei se ha investito, è azionista e responsabile, ma a chi interessa che caschi un ponte, ma smettiamola”.

Toscani si è scusato, parlando di “parole infelici” e “estrapolate dal contesto”, ma il fiume di polemiche scatenato da quella frase non si è fermato, e ora al fotografo rischia di saltare anche l’appuntamento di Parma, dove da qualche giorno è iniziato il pressing del Partito democratico locale: “Parma non è Genova, ma il dramma che ha coinvolto vittime e familiari il 14 agosto 2018 è stato un lutto nazionale, che ci ha visto coinvolti tutti, come comunità”, dice il capogruppo Lorenzo Lavagetto, che riflette anche sull’opportunità di associare il nome contestato del fotografo alla città: “Le scuse vanno bene, però certe frasi lasciano un segno: l’impatto sull’opinione pubblica è stato fortissimo e questo incide sull’efficacia dell’operazione, che dovrebbe migliorare l’immagine delle città. Di fotografi ce ne sono tanti, si è fatta questa scelta per accrescere il prestigio di Parma, ma in questo momento è legittimo dubitare che sia così. Per noi sarebbe meglio sospendere questa attività”. Al momento il Comune non ha risposto alle sollecitazioni dei tanti che chiedono di assumersi la responsabilità di questa scelta, e ora anche i fotografi selezionati da Toscani sono in attesa di capire se la lettera di scuse sarà sufficiente a far dimenticare quella frase.

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