Contratto rescisso per “impossibilità di continuare il rapporto di collaborazione”. Con una nota, il gruppo Benetton ha deciso di interrompere il rapporto di collaborazione con Oliviero Toscani dopo le frasi pronunciate da quest’ultimo nella puntata di lunedì di Un giorno da pecora, su RadioUno, dove il fotografo ha detto “ma a chi interessa che caschi un ponte”. Dopo le polemiche politiche, le prese di distanze e le scuse di Toscani, ora è arrivata la fine del rapporto di lavoro con il gruppo Benetton. Toscani, oltre ad essere il direttore del centro culturale Fabrica sponsorizzato dalla famiglia trevigiani, ha curato molte delle pubblicità più famose del gruppo.

Il comunicato stampa del gruppo trevigiano e le parole di Benetton – La notizia della rescissione del contratto è arrivata nel primo pomeriggio di oggi, giovedì 6 febbraio, quando le agenzie hanno battuto il comunicato stampa che ha sancito la fine della collaborazione: “Benetton Group, con il suo Presidente Luciano Benetton, nel dissociarsi nel modo più assoluto dalle affermazioni di Oliviero Toscani a proposito del crollo del Ponte Morandi – si legge nella nota – prende atto dell’impossibilità di continuare il rapporto di collaborazione con il direttore creativo”. In conclusione, Luciano Benetton e tutta l’azienda hanno “rinnovato la loro sincera vicinanza alle famiglie delle vittime e a tutti coloro che sono stati coinvolti in questa tremenda tragedia.”

La foto da cui è nata la polemica e l’uscita choc di Toscani – Al di là della frase choc di Toscani a Un giorno da Pecora – “ma a chi interessa che caschi un ponte, smettiamola”, ha detto il fotografo quando gli è stato chiesto delle polemiche per la foto che lo ritrae con Luciano Benetton insieme ai fondatori delle Sardine al centro culturale Fabrica – frase a suo dire “estrapolata” e per la quale il creativo ha detto ieri di essere “distrutto umanamente“, il gruppo Benetton è tra gli azionisti della società Autostrade coinvolta nel crollo del Ponte Morandi di Genova che il 14 agosto 2018 provocò la morte di 43 persone.

Il precedente del Duemila: il primo divorzio Benetton-Toscani – Non è la prima volta, del resto, che il rapporto tra Benetton e Toscani si interrompe. Il primo maggio del 2000, dopo 18 anni di collaborazione, avvenne il primo allontanamento, coinciso con le enormi polemiche suscitate negli Stati Uniti dalla campagna pubblicitaria di Toscani contro la pena di morte. Una vicenda che ha molte analogie con quanto accaduto in queste ore. All’epoca, la provocazione di Toscani costò al gruppo trevigiano un’azione legale da parte dello Stato del Missouri e la clamorosa azione della catena di grandi magazzini Sears, che ruppe il contratto per la distribuzione in 400 negozi dei prodotti Benetton a causa della pubblicità del fotografo, definita “vergognosa”. Nella fattispecie, Toscani utilizzò alcuni condannati a morte statunitensi per la sua strategia pubblicitaria: tra questi c’erano vittime di errori giudiziari, ma anche assassini seriali, il che provocò le reazioni sdegnate dei parenti delle persone uccise. I vertici del gruppo trevigiano smentirono che la fine della collaborazione con Toscani fosse dipesa dal caso in questione, ma i tempi dello strappo hanno sempre suggerito il contrario. I fatti del Duemila e quelli di questi giorni, inoltre, non hanno in comune solo le proteste dei familiari delle vittime. Ieri come oggi, infatti, Luciano Benetton è stato costretto a scusarsi ufficialmente. E subito dopo ha strappato il contratto di collaborazione con il suo storico direttore creativo.

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