In questo paese la giustizia non è uguale per tutti. Ci sono i cittadini e le piccole imprese, che spesso pagano per gli errori commessi. E ci sono i potenti, gli amministratori delegati di società quotate in borsa che godono di una certa immunità. Per costoro c’è sempre qualche cavillo, qualche prescrizione, che li mette al riparto dagli effetti delle loro azioni scellerate. Nonostante le 43 vittime del Ponte Morandi, solo il M5S vuole togliere le concessioni ai Benetton, mentre gli altri partiti continuano a prendere tempo, a rimandare e minimizzare – forse sono d’accordo con le dichiarazioni di Oliviero Toscani, il fotografo dei Benetton, secondo cui “se crolla un ponte non interessa a nessuno”.

Ci sono poi i paradossi che solo l’Italia sa regalare: un manager, Mauro Moretti, condannato in primo e in secondo grado per un’altra strage, quella di Viareggio del 2009, è stato addirittura insignito del titolo di “Cavaliere del Lavoro” e, nonostante le condanne della magistratura e il dolore di un’intera città che piange 32 uomini, donne e bambini, c’è ancora chi prende tempo e mette le mani avanti, per evitare di togliere quel cavalierato immeritato.

Viareggio è la mia città. La notte del 29 giugno del 2009 un deragliamento causò l’incendio di una cisterna di Gpl liquido, in cui morirono 32 persone avvolte dal fuoco mentre erano nelle loro case. Alcuni dormivano, altri guardavano la tv o leggevano un libro. Quella strage si poteva evitare se solo si fosse investito in sicurezza. Ma il lavoro di Moretti era andato nella direzione opposta, con il taglio del personale addetto a manutenzione e prevenzione allo scopo di ottenere maggiori dividendi per l’azienda. Il profitto prima della sicurezza. Infatti da quando il “cavalier” Moretti si insediò alla guida di Ferrovie dello Stato ci furono ben 47 morti tra i macchinisti e gli addetti alla manutenzione e ben 58 vittime per cause direttamente imputabili a inefficienze nel sistema di sicurezza e prevenzione.

Ciò nonostante, a pochi mesi dalla strage, il 31 maggio del 2010, Moretti, già indagato, fu insignito dell’onorificenza di “Cavaliere del Lavoro” dall’allora Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Fu solo il primo di una lunga serie di colpi che i familiari delle vittime hanno dovuto incassare. L’allora presidente del consiglio Gianni Letta decise di non far costituire lo Stato come parte civile, preferendo agevolare la transazione con le assicurazioni di Fs e Gatx (la società proprietaria del convoglio che deragliò) anteponendo l’aspetto economico alla ricerca della verità. Verità che giunse comunque il 31 gennaio del 2017 tramite il Tribunale di Lucca con sentenza di primo grado, che condannò per disastro ferroviario e omicidio colposo plurimo a 7 anni di carcere l’ex Ad di Fs Mauro Moretti. Il 20 giugno 2019 il Tribunale d’appello di Firenze ha riconosciuto Moretti responsabile non solo come ex Ad di Rete Ferroviaria Italiana, ma anche come ex Ad di Ferrovie dello Stato.

Da viareggino ho sentito il dovere, non appena eletto in Senato, di presentare una mozione per chiedere di ritirare il cavalierato a Moretti, in linea con le sentenze della magistratura e con la sete di giustizia di un’intera comunità. Ma evidentemente, seppur si tratti di un gesto simbolico, c’è chi dentro le stanze del potere non vuole cedere nemmeno su questo. Dopo quasi due anni dalla mia richiesta di votare la mozione, fortemente sostenuta da tutto il gruppo Cinquestelle – compreso l’allora capogruppo Patuanelli e dall’ex ministro Toninelli – ho riscontrato molteplici ostacoli.

Ho auspicato, e sollecitato pure attraverso un messaggio pubblico, che Moretti rinunciasse sua sponte a tale importante titolo. Speravo che il signor Moretti potesse rammentare una frase di Aristotele che ben si addice a tale questione: “La dignità non consiste nel possedere onori, ma nella consapevolezza di meritarli”. Ma così non è stato.

Anche il Presidente del Senato Elisabetta Casellati ha rigettato la calendarizzazione della mozione, per motivi di “opportunità istituzionale”, bendando ancora una volta gli occhi della politica. Per questo ho deciso di scrivere una lettera direttamente al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, per chiedergli di annullare una scelta che, alla luce dei fatti, non è più rinviabile. Ne parlai anche con il suo predecessore Giorgio Napolitano, il quale mi spiegò che tale scelta fu dovuta a indicazioni provenienti dal mondo industriale, una scelta che ancor di più, oggi, alla luce di due sentenze di condanna e di nessuna manifestazione di scuse da parte del condannato, dovrebbe essere rivista.

Mi appello quindi a Mattarella, come garante della Costituzione, a nome di tutta la città di Viareggio, dei 70 colleghi senatori che hanno firmato la mia mozione e di tutti coloro che anelano e credono nella Giustizia: revochi l’onorificenza concessa a Moretti. Sono persuaso che il suo senso di Giustizia e la sua sensibilità lo porteranno ad accogliere la mia richiesta.

Il compito della Politica è quello di ridare speranza ai cittadini, dimostrare che si può cambiare, che gli anni dello stragismo senza nomi, delle incurie che causano stragi è finito. È il tempo della giustizia, non della vendetta, ma non si può più aspettare, perché i cittadini osservano ciò che facciamo e ci giudicano anche per il nostro coraggio.

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