“Sui reati dei colletti bianchi, la Spazzacorrotti e la blocca-prescrizione segnano un’inversione di tendenza che non si sa se sarà destinata a stabilizzarsi. Va considerato, infatti, che è in corso un intenso scontro politico che mette a rischio la tenuta del governo”. A dirlo, all’inaugurazione dell’anno giudiziario a Palermo, il procuratore generale Roberto Scarpinato, che ha citato la legge anticorruzione, entrata in vigore nel gennaio del 2019, e la legge che blocca la prescrizione dopo il primo grado di giudizio, quali possibili misure che possono aumentare l’efficacia dell’azione penale nei confronti dei reati commessi dai cosiddetti colletti bianchi.

“Questo è il distretto che ha sopportato sulle sue spalle l’urto più immediato della violenza mafiosa“, sono le parole di Nino Di Matteo, ex pm di Palermo che oggi da componente del Csm ha inaugurato l’anno giudiziario nel capoluogo siciliano. Tracciando un fil rouge che va dal 92′ ai giorni nostri. Tanto da “soffocare sul nascere il pericolo di un ritorno al passato. un ritorno a quegli opachi contesti nei quali trovano terreno fertile stragi e delitti eccellenti”. Nel suo intervento l’ex capo del pool sulla trattativa Stato-mafia ha messo in relazione le vittime di quella stagione, chiedendo di “continuare a rappresentare l’esempio trainante di una giurisdizione che non ha paura di estendere ai potenti il controllo di legalità“. Inoltre rivolgendosi ai pm di Palermo ha chiesto “grande responsabilità nello sconfiggere la tentazione strisciante – quando non si viene apparentemente incalzati dall’emergenza – dell’oblio e dell’appiattimento alle logiche del quieto vivere”. In ultimo il procuratore capo Francesco Lo Voi ha tracciato l’analogia: “Corrotti e corruttori hanno tratto dai comportamenti dei mafiosi preziosi insegnamenti e li mettono in pratica”. Specificando che “la corruzione è come la mafia”. Anche facendo riferimento all’arresto di un commercialista (Maurizio Lipani, ndr), arrestato con l’accusa di peculato nella gestione delle amministrazioni giudiziarie. E infine lanciando una stoccata alle lacune legislative da colmare “senza limitarsi a deleghe a qualche responsabile Anticorruzione che vaga qua e là e si trova a operare in condizioni di difficoltà e diffidenza”.

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