Il Consiglio dei ministri ha impugnato la legge della Regione Siciliana sul taglio dei vitalizi. Una norma che aveva fatto scalpore perché prevedeva un taglio molto minore degli assegni degli ex parlamentari rispetto a quelli decisi a livello nazionale. A comunicare l’impugnazione è il comunicato di Palazzo Chigi al termine del Consiglio dei ministri. Alcune “disposizioni riguardanti i trattamenti previdenziali e i vitalizi del Presidente della Regione, dei Consiglieri e degli Assessori regionali violano – si legge nella nota – il principio di uguaglianza e ragionevolezza, sancito dalla Costituzione, nonché i principi di coordinamento della finanza pubblica e di leale collaborazione”.

L’Ars aveva approvato la legge, col voto contrario del M5s, lo scorso 27 novembre, il testo era stato elaborato da una commissione speciale. La norma prevede una riduzione lineare del 9,25%, con un ulteriore 5% che si applica per gli assegni da 32 a 67mila euro e del 10% per quelli oltre i 62 mila euro. I tagli sono entrati in vigore dall’1 dicembre del 2019 e applicati a tempo: varranno solo per cinque anni. Il risparmio, calcolato, è di 2 milioni all’anno ma varrà fino al 2024. Sono 149 i vitalizi erogati dall’Ars per un costo di 18 milioni di euro. Il M5s aveva definito la legge “un vero e proprio indecente capolavoro”.

“Se dovessi dire se questa è una vittoria o una sconfitta, direi che è una stra-vittoria”, sostiene il presidente dell’Ars, Gianfranco Miccichè. “Non abbiamo ancora le carte e, di conseguenza, non possiamo essere precisi – spiega il leader di Forza Italia in Sicilia -, ma di fatto l’impianto della legge regge e in più andiamo finalmente alla Corte costituzionale, che è quello che tutti volevamo, che così potrà pronunciarsi sul taglio dei vitalizi, sull’azione messa in campo su diritti acquisiti e non è escluso che dica che è incostituzionale il taglio in generale”. Quindi Micciciché ha scaricato ogni decisione sul governatore Nello Musumeci: “Ora spetta al presidente della Regione decidere se opporre resistenza. Noi la legge per adesso non la cambiamo. Se il dubbio del Cdm è sulla temporalità, la legge resta, comunque, valida. Già lo è adesso, siamo al secondo mese di tagli dei vitalizi come stabilito dal ddl”.

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