Si è versata addosso del liquido infiammabile sulla scalinata del Tribunale dei minori di Mestre e si è data fuoco: la donna è ora in ospedale, in gravi condizioni. Il gesto sarebbe da mettere in relazione ad un procedimento della giustizia civile che la vede coinvolta: con sé aveva un cartello con un messaggio in cui fa riferimento all’affidamento della figlia. La figlia era stata dichiarata adottabile: il Tribunale dei minori di Venezia ha motivato il provvedimento per via del forte disagio psicologico della donna. I giudici avevano affidato la bambina ad una comunità. Una decisione, chiarisce la presidente del Tribunale Maria Teresa Rossi, “per tutelarla”.

La donna ustionata è di origini marocchine. I primi a intervenire sono state le guardie giurate, che hanno tentato di spegnere le fiamme e chiamato i soccorsi: la donna è stata intubata sul posto e portata all’ospedale all’Angelo di Mestre, nel comune di Venezia, prima di essere trasferita d’urgenza al Centro grandi ustionati di Padova. Sul posto sono stati ritrovati una tanica con del liquido infiammabile e un cartello in cui la donna, in un italiano stentato, ha scritto le generalità del marito, la sua professione e la residenza “un tipo di padre che ha violentato l’infanzia della sua bambina”, scrive. “Ha fatto il massimo – si legge nel cartello – per allontanare la piccola e mandarla in comunità: che vergogna”. Sul cartello ha ricordato anche il nome della figlia e gli estremi della sentenza del Tribunale che, dice, nel 2018 l’ha privata della bambina. Insieme al cartello c’è una foto, un’immagine del padre e della piccola. L’area del Tribunale è stata chiusa al passaggio, per permettere alla Polizia scientifica di effettuare i rilievi necessari per le indagini.

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