Il Tribunale del Riesame ha accolto il ricorso dei commissari di Ilva in amministrazione straordinaria contro la decisione del giudice Francesco Maccagnano, presa lo scorso 10 dicembre, che aveva negato la proroga di facoltà d’uso per l’altoforno 2 in attesa di completare i lavori di rifacimento. La fornace dell’acciaieria di Taranto, dunque, non sarà spenta (leggi le motivazioni) ed è stato previsto un cronoprogramma degli interventi, l’ultimo dei quali dovrà essere completato entro il marzo 2021. “Soddisfazione” viene espressa dalla struttura commissariale e di “pericolo scampato” parlano i sindacati, mentre i comitati ambientalisti sottolineano come “ancora una volta a vincere sono le ragioni del profitto su quelle della sicurezza e della salute”. Di certo, la decisione del Riesame “aiuta” la trattativa tra governo e ArcelorMittal. Per fonti vicine al dossier contribuisce a “spianare” la strada a una “ragionevole soluzione negoziata” e rimuove “il principale ostacolo ad una piena ed ordinata gestione degli impianti”.

Per il giudice è ancora “insicuro” – Nell’ordinanza il giudice Maccagnano definiva l’impianto – sequestrato nel giugno 2015 dopo l’incidente costato la vita all’operaio 35enne Alessandro Morricella, investito da una fiammata mista a ghisa incandescente – ancora oggi “insicuro”. E nel motivare la sua decisione aveva inoltre spiegato che “la pluriennale opera di ‘bilanciamento di interessi’” svolta per “tutelare la continuità produttiva e i livelli occupazionali di uno stabilimento industriale di interesse strategico nazionale” non poteva “essere ulteriormente proseguita” perché “comprimerebbe il diritto alla salute stabilito dalla Costituzione e le norme contenute nel Testo Unico sulla sicurezza dei lavoratori”. La decisione era giunta nonostante il parere positivo espresso dal custode giudiziario Barbara Valenzano e dalla procura guidata da Carlo Maria Capristo alla richiesta dei commissari straordinari di Ilva, che avevano presentato un piano – in parte già concordato con la ditta Paul Wurth – per completare l’unica prescrizione ancora inattuata – l’automazione cosiddetta “Mat”, acronimo di “macchina a tappare” – da completare in circa un anno.

Il cronoprogramma del Riesame – Il Riesame ha tuttavia imposto delle “condizioni” e dettato un cronoprogramma per tenere accesso l’altoforno 2. La proroga infatti è subordinata all’adempimento delle residue prescrizioni in tutto o in parte non attuate in particolare assegnando i seguenti termini: “A decorrere dalla data di deposito della presente ordinanza 6 settimane per l’adozione dei cosiddetti dispositivi attivi a decorrere dalla data del 19 novembre 2019; 9 mesi per l’attivazione del caricatore automatico della massa appare nella Mat; 10 mesi per l’attivazione del campionatore automatico della ghisa; 14 mesi per l’attivazione del caricatore delle aste della Maf e sostituzione della Maf”, scrive il Riesame.

I commissari: “Soddisfatti” – In questo modo viene scongiurato lo spegnimento che – nell’ottica di commissari e degli affittuari di ArcelorMittal – avrebbe provocato una crisi immediata della produzione con il conseguente aumento del numero di operai cassintegrati, nonché una probabile necessità di spegnere anche altri due altoforni che presentano caratteristiche simili. “Grande soddisfazione” per la struttura dei commissari di Ilva per l’accoglimento, seppur condizionando la proroga ad una serie di interventi, del ricorso. “La struttura commissariale ha sempre mantenuto la sua fiducia nei confronti della magistratura”, è il commento che si apprende da fonti vicine ai commissari.

Uilm: “Azzerare cassa integrazione” – Dopo la pronuncia del Riesame sono arrivate anche le reazioni dei sindacati e degli ambientalisti. Per Rocco Palombella, una volta scongiurato il pericolo della fermata, ora ArcelorMittal “rispetti le prescrizioni vincolanti” per “evitare di avere nei tempi prescritti rischi di incidenti” e “non ritrovarci nelle medesime condizioni al termine dei tempi stringenti previsti dal dispositivo giudiziario”. Contestualmente, il segretario della Uilm, chiede “il rientro al lavoro dei 1.273 in cassa integrazione ordinaria e dei circa 1.900 in cassa integrazione straordinaria per evitare migliaia di esuberi strutturali”.

I comitati: “Vince il profitto, di nuovo” – “Niente: tanto vale questa città. Ancora una volta a vincere sono le ragioni del profitto su quelle della sicurezza e della salute”, commenta invece l’associazione Giustizia per Taranto. L’altoforno 2, per l’associazione ambientalista, “potrà godere dell’ennesima proroga concessa alla fabbrica della morte”. E aggiunge: “Forse troppe le pressioni su questo delicato giudizio: in primis quelle dell’ennesimo governo che cerca scorciatoie per la soluzione di un problema tanto drammatico, da richiedere soluzioni ben più complesse, lungimiranti e coraggiose”.

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