“Quello che accomuna l’espulsione di Gianluigi Paragone con quella che mi ha riguardato è la metodologia, cioè l’assoluta mancanza di democrazia all’interno del M5s“. Così, ai microfoni di “Lavori in corso”, su Radio Radio, il senatore ex M5s, ora esponente del Gruppo Misto, Gregorio De Falco, commenta il cartellino rosso che il Movimento ha alzato contro Gianluigi Paragone.

De Falco, che fu espulso il 32 dicembre del 2018 per il suo dissenso contro il primo Decreto Sicurezza e il Decreto Genova del governo Conte Uno, puntualizza: “C’è da dire che io cercai di evitare un danno al M5s, astenendomi dal voto di fiducia, sebbene non condividessi affatto il Decreto Sicurezza Uno e il condono di Ischia inserito nel Decreto Genova. Me ne andai dall’Aula per evitare che la mia presenza pesasse sul quorum. Invece il collega Paragone ha votato in aperto conflitto contro la legge di Bilancio e quindi contro il governo. Pertanto, tenerlo in maggioranza sarebbe stato, anche formalmente, un po’ più difficile”.

E torna sulla sua accusa di assenza di democrazia nel Movimento: “E’ forse una caratteristica peggiore di quella di altri partiti politici, perché questi ultimi hanno una storia e gli altri gruppi parlamentari comunque si riuniscono e discutono prima di prendere una decisione. Nel M5s, invece, ricevevamo decisione preconfezionate da altri. E ora si comincia a capire chi all’epoca determinasse quelle decisioni. Intanto, nel marzo 2019 è stato reso pubblico il documento costitutivo dell’associazione Movimento 5 Stelle firmato il 20 dicembre 2017. E quell’atto vede come fondatori soltanto Luigi Di Maio e Davide Casaleggio. Quest’ultimo è in aperto conflitto d’interessi, sotto molti aspetti, con il ruolo e con lo scopo del M5s – continua – Penso ad esempio al fatto che Davide Casaleggio sia un consulente di Moby (la compagnia di navigazione di Vincenzo Onorato, ndr), un soggetto che ha relazioni col governo e che riceve 72 milioni di euro di contributi pubblici l’anno. Da quando il M5s è al governo, il fatturato di Casaleggio è aumentato 10 volte. Io ho presentato una interrogazione parlamentare a riguardo, sia nel Conte Uno, sia nel Conte Due, ma non ho ricevuto nessuna risposta dal ministro di competenza, neppure dall’attuale. Anche alcuni esponenti M5s a domanda diretta dei giornalisti non rispondono. Non hanno suggerimenti per la risposta”.

Poi rincara: “Chi è che assicura continuità tra il governo Conte Uno e il governo Conte Due? Il M5s. E allora mi viene da pensar male. L’unico elemento di discontinuità tra i due esecutivi è Danilo Toninelli, che non ho mai difeso perché non lo reputavo adeguato a quel compito parecchio gravoso. Ma credo che Toninelli abbia pagato per qualcosa. Io ho dato la fiducia al governo Conte Due: ero favorevole e lo sono tuttora. Ma mi aspetto e spero che ci siano quei segni di discontinuità che riguardano tutti, a partire dal presidente della Repubblica. E quei segni di discontinuità – chiosa – si devono tradurre in pratica con la denuncia degli accordi con la Libia. Non possiamo continuare in questo modo, smettiamola con le pantomime, con le falsità e con le bufale, come quelle sui “taxi del mare”. Torniamo a essere persone serie e interveniamo seriamente in Libia con tutta l’Europa”.

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